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Saviola

Quando quest’estate il Verona ha arricchito e impreziosito la sua rosa con l’innesto di Javier Saviola, la critica e il tifo si sono ovviamente divise a metà: da una parte, specie all’ombra del Bentegodi, l’acquisto di El Pibito venne visto come la ciliegina sulla torta di un buon mercato che aveva senza dubbio rinforzato e solidificato le fondamenta della squadra, dall’altra in tanti hanno avuto subito dei dubbi sulla tenuta fisica del giocatore, sia per via dell’età che per l’impatto con un nuovo campionato mai affrontato prima. E’ doloroso per molti dover ammettere che, in questo momento, i secondi non possono che aver ragione.

Ex Nazionale argentino che ha giocato per squadre gloriose come River Plate, Barcellona e Real Madrid, inserito nei FIFA 100 da Pelè del 2004 e autore di 222 gol in carriera, El Conejo Saviola fino ad ora è l’oggetto misterioso per antonomasia a Verona, così come uno dei più suggestivi e, al tempo stesso, deludenti flop di questa Serie A. Sogliano e il suo staff credevano di aver fatto un grande colpo il 1° Settembre portando a Verona un giocatore di sicura qualità. Ci sono però svariate motivazioni secondo le quali l’acquisto di Saviola sarebbe potuto effettivamente essere (come d’altronde è fino ad ora) un errore. O peggio, una mossa, se vogliamo, “commerciale”.

In primis, Saviola è palesemente (e incolpevolmente) al centro di un equivoco tattico: El Conejo è una seconda punta veloce che ha giocato anche da trequartista o prima punta. Il vero problema è che il Verona gioca con un attacco a tre nel quale il ruolo da terminale offensivo è affidato a Luca Toni o, in alternativa, a Nenè. Saviola, di conseguenza, non può partecipare minimamente all’azione in un modulo del genere, che di fatto non prevede l’utilizzo di un centrocampista offensivo. C’è poi da dire che lo stesso Mandorlini ha sempre nutrito qualche dubbio nei confronti del giocatore, arrivato all’ultimo secondo del mercato quasi come uno sfizio voluto dalla società, un cimelio da mostrare ma da non sfiorare per nessuna ragione. Ovviamente l’arrivo in extremis comporta anche una mancanza di condizione e di comprensione degli schemi che, misti all’età (fattore determinante per un equilibrio fisico, non dimentichiamoci che Saviola ha 34 anni) e ai problemi comunicativi dovuti alla non conoscenza dell’italiano, hanno fatto si che il calciatore venisse subito messo in secondo piano. Anche in momenti di emergenza a Saviola sono stati preferiti altri calciatori e, persino nei rari casi in cui il modulo prevedeva 2 punte, Mandorlini non ha mai esistato nello schierare uno tra Nenè e Nico Lopez.

Pagato in maniera spropositata da tanti fantallenatori che avevano riposto in lui molte speranze, Saviola è così precipitato nell’oblio della panchina, vedendo il campo soltanto per 2 spezzoni di gara. Le premesse, d’altronde, non sono buonissime: Toni è quasi intoccabile, Nenè ha dimostrato di dare buone garanzie e anche gli esterni Jankovic, Nico Lopez e Juanito Gomez stanno offrendo un buon rendimento. Per Saviola gli spazi sembrano chiusissimi. E la sua avventura italiana pare già al capolinea, senza nemmeno aver avuto un reale e concreto principio.

 

Claudio Agave 

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