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Dr. Jekyll e Mr. Hyde: la discussione di oggi fra due dei nostri redattori verte su Massimiliano Allegri

Quante volte vi è capitato di affrontare un argomento calcistico e trovare davanti a voi qualcuno che la pensasse all’opposto? Come se un calciatore avesse due personalità distinte, da una parte fenomeno, dall’altra bidone. Anche nella redazione di MaiDireCalcio accade ciò e così un po’ per diletto un po’ per conoscere le idee dei nostri utenti abbiamo deciso di lanciare la rubrica “Dr Jekyll e Mr Hyde”, uno spazio a quattro mani dove si analizzerà l’argomento principe degli ultimi giorni e si cercherà di valutarne i pro e i contro, il buono e il cattivo, lo yin e lo yang, il giusto o lo sbagliato, il bello o il brutto, insomma un’analisi a 360 gradi. Oggi, a distanza di quattro mesi dal suo insediamento sulla panchina della Juventus, parleremo di Massimiliano Allegri: al di là dei risultati inconfutabili, siete d’accordo con l’operato del tecnico toscano?

DR JEKYLL Giovedì 6 novembre 2014: sono passati 113 giorni dall’approdo di Massimiliano Allegri sulla panchina della Juventus in seguito al terremoto del 15 luglio, causato dalle dimissioni dell’allenatore Campione d’Italia in carica Antonio Conte.

I risultati, rispetto alla precedente gestione, non sono cambiati: otto vittorie, un pareggio ed una sconfitta in 10 partite sono degne del ruolino di marcia che ha portato l’allenatore salentino al record di 102 punti nella nostra Serie A. E’ cambiato, invece, l’approccio alla partita, tattico e mentale: il passaggio dalla Juventus azzannatrice, leonesca ed operaia, dalla squadra che da sempre il 110% con una rabbia agonistica fuori dal comune a quella più tranquilla e pacata, consapevole della propria forza, capace di stritolare l’avversario senza eppur lasciare punti per strada è stata mal digerita, dolore comunque lenito dai risultati, da una parte del tifo bianconero.

Il passaggio dal “metodo scientifico” di Conte, fatto di tagli e schemi, di giocate studiate, provate e riprovate in allenamento, di sangue e sudore, alla “fantasia al potere” di Allegri, che ha liberato dalle briglie tattiche i due giocatori di maggior talento, Tevez e Pogba, permettendogli di svariare maggiormente liberi, non è ancora stato totalmente accettato. Manca la calda consuetudine, quel sicuro giaciglio della giocata studiata, assimilabile dai giocatori e per questo anche dagli avversari, in favore del brivido della giocata affidata all’estro, del fulmine a ciel sereno che non sai se, dove e quando arriverà.

Al netto di una condizione fisica che, soprattutto ad ottobre, è stata lontana dai suoi standard migliori, si attendono ancora le migliori prestazioni di Vidal e Llorente, il più penalizzato dal nuovo sistema tattico, torre sacrificata in mezzo alla difesa avversaria per schiacciare i centrali ed aprire la strada ai cavalli di razza.

Al di là dei moduli, non più che masturbazione numerica degli addetti ai lavori (come dimostrato da Guardiola con il suo Bayern dell’interscambiabilità), quello che piace di questa Juventus 1.0 di Allegri è la consapevolezza, a volte la sfrontatezza di poter ottenere il maggior risultato col minimo sforzo, dote troppo spesso lasciata nel cassetto nel recente passato. Nonostante la mancanza di un gioco schematico le occasioni sono state fabbricate in gran numero, anche se più casualmente, e soltanto la poca freddezza degli uomini (problema atavico anche nella gestione Conte) ha impedito risultati più convincenti.

Dr. Jekyll, Andrea Martelli

MR HYDE Dopo circa quattro mesi dall’avvicendamento Conte-Allegri sulla panchina della Juventus, si può iniziare a giudicare il lavoro svolto dall’allenatore toscano. Il ruolino di marcia non è cambiato e i risultati sono eccellenti nonostante i due tecnici abbiano una visione del calcio, in campo e fuori, totalmente diversa.

Ad Allegri va riconosciuto il merito di essere entrato in punta di piedi in uno spogliatoio ben rodato e di non aver stravolto, almeno inizialmente, certi meccanismi così da non minare alcune certezze ormai acquisite dai giocatori. L’allenatore toscano però pur non stravolgendo l’assetto tattico ha apportato varie modifiche all’atteggiamento della squadra, figlie del suo credo calcistico: non più la ricerca sistematica della verticalizzazione tramite giocate e schemi ben precisi ma un giro palla orizzontale volto a creare lo spazio per la giocata del singolo, dando così più imprevedibilità alla manovra. Questo sulla carta perché un gioco così concepito in una squadra dove i giocatori capaci di saltare l’uomo, o comunque di creare superiorità numerica con una giocata, sono due (tre se Pirlo torna in condizione), non appare più imprevedibile di un gioco forse ripetitivo ma che se fatto con la giusta intensità e velocità si è rivelato difficilmente arginabile.

Inoltre il gioco espresso dalla squadra mette in mostra incongruenze e forse un’idiosincrasia verso il modulo del 3-5-2: le maggiori incognite infatti riguardano il lavoro svolto dagli esterni, alle prese con una tragica involuzione. Se sotto la guida di Conte infatti gli esterni avevano la disposizione di rimanere altissimi, pronti ad allargare il gioco e a cercare la verticalizzazione, negli schemi del tecnico toscano si trovano in posizione più arretrata e ricevendo la palla sui piedi mettono in mostra tutti i loro limiti tecnici: sia Asamoah a sinistra, tanto più Lichtsteiner a destra si sono sempre dimostrati letali negli inserimenti senza palla ma non sembrano i giocatori giusti ai quali chiedere di partire palla al piede e di creare superiorità numerica. Questo sia per una questione tecnica che tattica: essendo esterni nel 3-5-2 sono chiamati a svolgere anche compiti difensivi. Appare evidente che sia in un 4-3-3, con due esterni fissi, sia in un 4-3-1-2, con i giocatori che a turno si allargano a cercare spazi, troveremmo sulle fasce giocatori più tecnici e più liberi da compiti difensivi, in grado quindi di svolgere al meglio le richieste dell’allenatore toscano.

Dopo aver cavalcato l’onda delle scorse stagioni Allegri deve trovare il coraggio di cambiare e di dare definitivamente un volto alla squadra che rispecchi il suo credo calcistico, in modo da non ritrovarsi di fronte ad un’opera incompiuta pronta a crollare di fronte alle prime vere difficoltà.

Mr. Hyde, Cristiano Ciacci