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Un cambio di allenatore , l’improduttività cronica dell’intero pacchetto avanzato del Chievo Verona, cinque punti in classifica ed una partita dallo 0 a 0 già scritto prima ancora del fischio d’inizio: queste le combinazioni astrali che hanno convinto Maran a ripescare tra gli scaffali impolverati della panchina il vecchio Sergio, ormai messo da parte a causa dell’età e conscio di essere utile principalmente come uomo spogliatoio piuttosto che da bomber come un tempo.

E invece spogliatoio un bel paio di…gol! Il nonnetto Pellissier entra in campo, fa due gol e regala al Chievo la seconda vittoria in campionato. Chi l’avrebbe mai detto che per tornare a sognare ci sarebbe voluto un ritorno al passato? La rosa di quest’anno prometteva molto bene ed il reparto offensivo composto da Paloschi, Maxi Lopez, Meggiorini, Birsa e Botta sembrava dare garanzie per quanto riguardava i gol, grandi assenti nella storia recente del Chievo. Invece Corini è sembrato più che mai legato all’identità “difensivista” dei clivensi nonostante una rosa incentrata sull’attacco, fallendo miseramente quasi ad ogni sfida (ad esclusione di quella fortunosa del San Paolo) e rimettendoci la panchina. L’arrivo di Maran sembrava aver dato nuova linfa ai veronesi, ma alla fine anche in questo caso il gioco non è sembrato decollare ed il Chievo ha perseverato nel suo status di “squadra da under”. Questo fino a che si è deciso di tornare agli “antichi valori”, ed il vero valore aggiunto di questo Chievo è stato e, a quanto pare, è tuttora Sergio Pellissier.

Colonna portante della squadra “dei miracoli”, è il capitano a prescindere dal fatto che sia o meno in campo: ha la fiducia dei compagni, li guida anche da fuori e li motiva anche solo con la sua voce e la sua presenza. Prendete questo carisma e moltiplicatelo per cento nel momento in cui, dopo tempo ormai immemore, il capitano in pensione torna in campo e fa gol. La carica trasmessa ai compagni è tantissima e la squadra, pur subendo il gol del pareggio, resiste e rimonta ancora con il capitano senza fascia e senza età. Si può parlare di “vecchia scuola” di attaccanti, quelli che, pur non avendo mezzi atletici o fisici importanti, sotto porta difficilmente sbagliavano grazie ad una tecnica ed una freddezza ormai tramontate nel tempo. Ci sono i vari Maccarone e Tavano, l’eterno Di Natale, l’appena ritiratosi Di Vaio, il sempre giovane Miccoli che ora fa la differenza nelle serie minori, tutti loro a ricordarci cosa vuol dire essere attaccanti “di una volta”, trascinatori emotivi e letali per caratteristiche tecniche.

E’ vero, le stelle dell’attuale Serie A sono Higuain, Tevez, Torres, Icardi e Gomez, evidentemente una spanna sopra rispetto ai “giovanotti” sopra citati, ma i gol di Pellissier hanno dato una spolverata a tutti quei giocatori che sembravano ormai in pensione ma che possono insegnare ancora ai più giovani come si gioca e come si fa gol. Ti faccio vedere io come si segna, giovinastro” sembra essere l’urlo di Pellissier dopo la doppietta, a cui rispondono in coro tutti i bomber più agèe del nostro campionato. Ed il Chievo può tornare così a sperare nel miracolo, adagiato sulle spalle non più tanto solide ma larghe abbastanza per sobbarcarsi l’ennesimo pesante carico del capitano Pellissier, che non vuole affatto rimanere a guardare i giovani sepolto dalle ragnatele della panchina.