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Italy Training Session & Press Conference

Balotelli, Pelle’, Immobile, Giovinco, Zaza. Questa la batteria di attaccanti scelta dal ct azzurro Antonio Conte per affrontare la doppia sfida a Croazia e Albania in programma domenica e martedi; attaccanti, per la verità, solo sulla carta dati i numeri poco confortanti di questo primo scorcio di stagione. In questo momento in Italia manca un vero bomber, capace di fare realmente la differenza in area di rigore ed ecco come, da questo punto di vista, la chiamata di Balotelli (alla prima convocazione della gestione Conte) non deve sorprendere più di tanto. A 24 anni, SuperMario rappresenta ancora (ecco il dato preoccupante) il miglior attaccante del nostro calcio, nonostante su di lui se ne siano dette di tutti i colori e nonostante la sua seconda esperienza( inglese (benedetta da molti) si stia rivelando un flop. Soltanto 2 le reti ufficiali realizzate con la maglia del Liverpool, ancora nessuna in Premier League; Rodgers, coach dei Reds, continua a dargli fiducia ma Mario non riesce più a trovare la via del gol e i tifosi iniziano a spazientirsi. Non basta sudare la maglia, a un attaccante del livello di Balotelli (al quale è toccata la pesante eredità di Suarez) serve fare gol.

Non tanto meglio sta facendo in Germania l’altro nostro emigrato di lusso, Ciro Immobile. Il periodo di ambientamento ad un tipo di calcio diverso come quello tedesco prosegue a rilento e, a differenza di Balotelli, a Dortmund la concorrenza in avanti non manca. 3 reti in Champions, 2 in Bundesliga e una in Liga Pokal non giustificano ancora l’ingente investimento estivo operato da Jurgen Klopp, suo grande estimatore. Conte nelle sue prime uscite sulla panchina della Nazionale ha puntato forte sul capocannoniere della scorsa Serie A, ricavandone un gol all’esordio contro l’Olanda e tanto lavoro sporco. Curiosa la situazione che vede protogonista il “gemello” di Immobile in Nazionale, quel Simone Zaza sul punto di esplodere ma che sembra essersi improvvisamente smarrito. Due realizzazioni in campionato (tra cui lo splendido gol alla Juventus) e tanta panchina ultimamente; l’involuzione del talento di Policoro non può lasciare tranquillo Antonio Conte che per il momento continua a dargli fiducia.

Quella che non è mai mancata a Sebastian Giovinco, vero pupillo del ct già dai tempi della Juventus. Alla “formica atomica“, chiusa in bianconero dalla folta concorrenza, Allegri ha concesso poco spazio e verosimilmente continuerà a farlo anche in futuro; di Giovinco si ricordano i tanti sfortunati legni colpiti negli scampoli di gara in cui è stato impiegato e nulla più. L’unico sul quale poter contare sembra essere l’ultimo arrivato in ordine di tempo nell’orbita azzurra: Graziano Pelle’, grande protagonista con il Southampton in Premier League (sei centri in campionato e tre in Coppa di Lega, più il gol a Malta nel suo esordio in Nazionale). Esploso alla soglia dei trent’anni, dopo tanta gavetta in campionati “minori“, Pelle’ rappresenta l’unica certezza del nostro reparto d’attacco che Conte non poteva continuare a ignorare (come fatto dai suoi predecessori). Chiosa finale su Alessio Cerci, presente nella lista dei 26 ma inserito tra i centrocampisti; l’ex gioiello del Toro è di fatto un attaccante, ma Conte vorrebbe utilizzarlo come “esterno d’attacco” (merce ancora più rara), vista la sua capacità di saltare l’uomo e creare la superiorità numerica. Nell’Atletico Madrid di Simeone, di cui è stato uno degli acquisti più costosi del mercato estivo, trova pochissimo spazio tra problemi fisici e tattici. Anche lui sembra pagare lo scotto del grande salto e la sola rete stagionale segnata in Champions League al Malmoe, ne è la testimonianza.

Una cosa è certa: mai prima d’ora in Italia si era vissuta una simile situazione, dato che i grandi attaccanti non sono mai mancati. La crisi del calcio italiano passa inevitabilmente anche da questo aspetto; al ct il difficile compito di affrontare e risolvere l’enigma del “gol perduto“.

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