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Vidic

Leader difensivo di una delle squadre più forti e vincenti del panorama europeo, nominato capitano da Alex Ferguson passando davanti a mostri sacri come Ferdinand, Giggs e Rooney, tra i difensori più solidi difensivamente e più pericolosi in attacco: questo era Vidic fino all’addio di sir Alex, che ha coinciso con un lento declino dello United e anche del difensore serbo. Al termine dell’annata targata Moyes/Giggs, Nemanja Vidic ha deciso di cambiare aria, considerando concluso il suo ciclo ai Red Devils e bisognoso di nuovi stimoli per continuare e concludere al meglio la sua carriera. E’ stato sempre amato dai tifosi dello United, vuoi per la grinta messa in campo, vuoi per il suo carisma o per il rendimento,  il pubblico ha sempre avuto parole dolci per lui. Ecco il suo commovente addio al club dopo l’ultimo match giocato in casa la scorsa stagione.

“Nemanja oh oh, Nemanja oh oh, he comes from Serbia, he ‘ll f****n’ murder ya”

Questo il coro a lui dedicato che descrive abbastanza accuratamente il suo stile di gioco, affatto “gentile” nei modi ma sicuramente efficace. Le note di “volare” erano forse profetiche per lui, che ha preso il primo aereo per l’Italia, destinazione Milano. Ad attenderlo l’Inter di Mazzarri, la sua nuova avventura, il suo nuovo pubblico, i suoi nuovi stimoli.

Ambientamento tattico- Il ritiro in Trentino sembra procedere nel migliore dei modi, con i pesanti allenamenti di Mazzarri che non disturbano più di tanto un guerriero come lui. Poi il tour negli States e le prime partite: il rendimento dell’Inter è abbastanza buono e Vidic si dimostra tra i più efficienti nel difendere la porta di Handanovic. Nonostante tutto alcuni meccanismi difensivi iniziano a scricchiolare ed il serbo dà i primi segni di insofferenza verso un sistema a cui non era certo abituato. La difesa a tre è infatti una completa novità per lui che ha guidato per anni una linea a quattro: movimenti diversi, differenti diagonali, tempistiche per uscire sui portatori avversari e salire per il fuorigioco. Lui è il giocatore designato per dirigere la linea e Mazzarri è convinto della sua scelta: “Un giocatore del suo livello non può trovare difficoltà nel passare da 4 a 3 difensori”. In realtà Mazzarri non sembra considerare almeno tre elementi. Il primo è il fattore linguistico, che penalizza la comunicazione tra difensori che non hanno mai giocato assieme e che dovrebbero muoversi all’unisono; il secondo è la mancata conoscenza del sistema di gioco da parte del giocatore cardine del terzetto che, prima di poter dirigere la difesa con maestria, avrebbe bisogno di abituarsi ad i nuovi schemi; terzo, la sostanziale indisciplina tattica dei due “scudieri” di Vidic, che spesso e volentieri si trovano fuori posizione mettendo in crisi anche l’ex United, costretto a tappare buchi finendo anch’egli per commettere errori grossolani. L’ambientamento è dunque difficile e, nonostante l’esperienza aiuti talvolta ad uscire dalle situazioni complicate, il bisogno di accelerare i tempi di inserimento nel nuovo sistema ha influito non poco nelle prestazioni di un giocatore che è stato catapultato da un giorno all’altro da un club rodato ed in cui era leader ad uno in costruzione in cui non riusciva neanche a comunicare con i compagni di reparto.

Rendimenti decrescenti- Al netto del sistema di gioco e dei problemi di inserimento nel nuovo ambiente, c’è da dire però che già nell’ultima stagione allo United le prestazioni di Vidic hanno visto un netto calo rispetto alla gestione Ferguson. La collaudatissima coppia con Rio Ferdinand è letteralmente scoppiata, in una difesa diventata da un anno all’altro uno scolapasta: gli attaccanti avversari, a prescindere dal livello, facevano letteralmente ciò che volevano, bersagliando con continuità la porta di De Gea. Il carente rendimento dei due senior ha portato Moyes, seppur senza grossi risultati, a sostituirli con Jones e Smalling, a dimostrare che forse allo United era necessario un ricambio generazionale. Che la gestione di Moyes sia stata fallimentare è indubbio, ma è anche vero che molti dei giocatori da lui allenati erano in fase calante, su tutti proprio i due centrali. Le loro brutte prestazioni non si sono infatti fermate, con Ferdinand che oggi deve lottare per un poso da titolare nel QPR penultimo in Premier e Vidic a combinare disastri nella difesa a 3 di Mazzarri. Gli errori commessi dal serbo sono, infatti, talvolta banali, frutto di eccessiva sufficienza nel leggere situazioni che un tempo sarebbero state risolte con scioltezza. Il sistema non lo aiuta, ma Vidic di certo non è più il giocatore di un tempo e, purtroppo per l’Inter, da solo non è in grado di tenere botta in una squadra capace di prendere abbagli clamorosi in fase difensiva.

Che dire, a volte puntare sull’ “usato sicuro” può dare i suoi frutti, ma bisogna anche essere bravi a plasmare l’oggetto rimettendolo a nuovo. Nel caso dei giocatori, per poterne sfruttare al massimo le potenzialità, è necessario metterli nelle condizioni di rendere al meglio, identificandone le difficoltà e cercando di arginarle in base alle caratteristiche della squadra. Vidic ha di certo dei punti deboli e Mazzarri non è riuscito, almeno fino a questo momento, a colmare le sue lacune attraverso i punti di forza della sua squadra: a pagarne le conseguenze resta ad oggi soltanto la classifica dell’Inter. 

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