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pogba

Un cambio modulo che innesta un cambio di marcia. Troppo facile sintetizzare così, e liquidare con giudizi positivi, l’esperimento portato avanti da Massimiliano Allegri che ha convogliato a sé i favori del tifo bianconero e della critica dopo la rottura col passato e col quel 3-5-2 di contiana memoria, passando al 4-3-1-2. Troppo facile non perché la scelta tattica del livornese non si sia mostrata una mossa azzeccata, anzi ha portato due vittorie e dieci gol in centottanta minuti. In più, quella tracciata da Allegri sembra proprio essere la strada giusta da seguire, soprattutto in Europa.

I “ma” però vanno obbligatoriamente inseriti. Innanzitutto le due vittorie sono arrivate contro, con tutto il rispetto, l’Olympiakos- e pure la Juve ha dovuto sudare sette camicie – e il Parma che, a dispetto di una buona rosa, chiude la classifica del nostro campionato. Quindi bisogna andarci molto cauti coi giudizi. Il secondo interrogativo riguarda l’ “uno” di quel 4-3-1-2. In Champions è toccato a Marchisio fare il finto trequartista, col Parma a Pereyra e, c’è da esserne certi, nella testa di Allegri per qualche ora accanto a quell’ “uno” c’è stato uno zero, quello del dieci di Carlos Tevez. Pertanto, la versione definitiva del nuovo corso bianconero, probabilmente, ancora non l’abbiamo vista.

Ma chi tra i tanti centrocampisti di qualità e corsa nella truppa juventina sarà il deputato a fare da collante tra mediana e attacco? Tenendo da parte Tevez, l’impressione è che non sarebbe affatto azzardato provare Paul Pogba alle spalle delle punte. Il perché è presto detto. Il francese, per la giovane età, è il più “plasmabile”, quello che più facilmente può apprendere e trasformarsi in una sorta di numero dieci moderno. In questo modo Pogba giocherebbe più vicino alla porta e potrebbe esaltare la sua classe (e nessuno sa quanta possa averne ancora nel serbatoio) oltre che il gran tiro più volte esibito. Inoltre, così facendo non verrebbero sacrificate la corsa e la capacità di inserimento di due specialisti come Marchisio e Vidal. Quell’ “uno” è probabilmente l’ago che può far pendere la bilancia bianconera verso nuovi obiettivi, il punto focale del nuovo assetto. E allora perché non mettere in quel punto così importante, quello che forse oggi è l’unico vero campione assoluto della Juventus?

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