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Gaffe, mea culpa e ri-gaffe. Potrà sembrare assurdo ma è questo l’assurdo saliscendi dialettico targato Massimo Ferrero. L’estroso neo-presidente della Sampdoria proprio non ci riesce a restare tra le righe della diplomazia. Non che sia un difetto, ma questa volta Ferrero non si è reso protagonista di una delle ormai celeberrime “massime di Massimo”, bensì di uno scivolone linguistico offensivo e un pizzico razzista. Peccato che sia il secondo nel giro di pochi giorni poiché dopo aver dato del “filippino” al suo omologo interista Erick Thohir (che filippino non è) invitando Moratti a liberarsene, ed essersi scusato in prima persona per l’uscita di cattivo gusto, il produttore cinematografico romano non ha risparmiato un colpo di scena, invitando a mezzo Twitter (ritwittando un’immagine postata da una nota agenzia di scommesse) il povero Thohir a stirargli una maglietta.

No, così non va. Per carità, lo scambio di battute va benissimo, ma negli ultimi tempi si sta assolutamente trascendendo. Basta passare in rassegna i quotidiani degli ultimi mesi per imbattersi in gaffe tutt’altro che edificanti, dallo storico e scandaloso Opti Poba di tavecchiana memoria, a Lotito che parla di Marotta al grido di “con un occhio gioca a biliardo e con l’altro segna i punti”. Decisamente troppo. Questo non è né calcio né polemica calcistica. Queste sono semplicemente frasi offensive e discriminatorie, del tutto gratuite e che danno il quadro della situazione drammaticamente decadente del nostro universo del pallone e di chi lo governa. E se da queste persone dobbiamo aspettarci la rinascita del calcio italiano, tanto vale dedicarsi ad altro.

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