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Subbuteo

Incontro Massimo Bolognino in una serata poco novembrina, nonostante i dettami del calendario. Sin dalla prima stretta di mano scorgo una persona disponibile, simpatica, serena. Soprattutto, un uomo in pace con sé stesso e sicuro delle sue qualità. Inevitabile. E giustificato, per via delle tante soddisfazioni di una carriera che lo ha visto affermarsi in una disciplina tutt’altro che semplice: quella del Subbuteo.

Stucchevolmente molti potrebbero pensare che le pratiche di questo ludo possano risultare infantili, bambinesche, facili. Ma il subbuteo, gioco da tavolo straordinario intorno agli anni ’50 in Gran Bretagna, è la vera rappresentazione del calcio. Non esistono movimenti assistiti o meccanici come in Fifa o Pes. Ogni scelta è frutto di esperienza, istinto, coraggio. E Massimo Bolognino rappresenta in maniera eccellente queste qualità, tanto da essersi guadagnato il soprannome di Maradona del Subbuteo per via della sua interminabile lista di successi. Una bella storia da raccontare, la sua e quella degli Eagles Napoli, squadra dominatrice del panorama europeo: “La mia esperienza con il gioco in sé inizia negli anni ’80, con un regalo per l’Epifania. Allora c’era questa confezione con il tappeto verde e gli omini che, all’epoca, erano meno particolarizzati. Da lì con un gruppetto delle comunità neocatecumenali di cui facevo parte con una decina di ragazzi abbiamo iniziato insieme e, ancora oggi, il Subbuteo costituisce uno stato d’aggregazione, cosa che spesso i videogiochi non fanno. Ci riunivamo giocando in ogni maniera. Nel 1989 partecipammo al Guerin Subbuteo, organizzato dal Guerin Sportivo, con una prima fase ad iscrizione libera e un’altra fase in cui giocavano i professionisti. Partecipammo a questo torneo e notammo tutti i materiali del mestiere, facendo esperienza. Tornammo nel 1991, e la nostra intenzione era quella di formare un club. Ci consigliarono di aggregarci al club di Napoli preesistente e poi, in seguito, prendere la nostra via. Ci iscrivemmo così al club Napoli Ferrovia. Iniziammo a giocare con loro e restammo molto tempo. C’era un dualismo in Campania tra noi e il club Benevento La Sfinge, con due talenti principali: uno ero io, l’altro era Christian Filippella per Benevento. Fino al 1998 nei tornei in cui partecipavamo entrambi eravamo sempre in Finale, dove non c’era lui vincevo io e dove non c’ero io vinceva lui. Nel 1994 ho partecipato per la prima volta ai Mondiali e in quell’anno ci fu la scissione tra Federazione Internazionale Sport Table Football e AICAT (Associazione Italiana Calcio Tavolo, ndr), con la prima che possedeva basi più performanti. La scissione durò fino al 1998, anno in cui io e Filippella, dopo svariate stagioni da avversari, decidemmo di entrare nella Federazione Internazionale. Il club Neapolis di Gianfranco Iazzetta decise di creare un solo club che riunisse entrambi e quindi si formarono gli Eagles Napoli nel 1999. A Pianezza, Torino vincemmo subito la Coppa Italia all’esordio, anche se nel corso degli anni questa realtà è cambiata: non c’era mai una sede effettiva, abbiamo girato molto e i migliori giocatori erano con noi. Il nostro gruppo è sempre stato composto da un massimo di 10 giocatori, ma non avevamo una sede stabile. Nel 2010 invece abbiamo trovato una sede fissa nel Centro Polifunzionale di Soccavo, dove possiamo anche avere l’opportunità di beneficiare di un forte passaparola e di alcuni sponsor, tra cui Radio Marte. Ci preme molto perché, soprattutto per i bambini, è tutto gratuito. Pagano solo gli adulti, con una quota simbolica di 10 euro al mese con cui paghiamo la locazione mensile. Si è creato così un movimento dal sottoscritto con numeri in aumento. Ora siamo 55 tesserati e molti altri vengono a giocare semplicemente per divertirsi, perché questo è prima di tutto un punto di aggregazione. Purtroppo il Subbuteo ha vissuto un periodo difficile: il gioco non si produceva più ma le attività parallele continuavano ad essere svolte, senza però pubblicità. A differenza dei videogiochi, che hanno molti sponsor dietro, in questo mondo non c’è molta pubblicità.”.

Per poter giocare al Subbuteo è necessario impegnarsi: Più che l’allenamento serve giocare, perché così si acquisiscono esperienza e manualità. Ad un certo livello diventa quasi un mix tra il biliardo e gli scacchi. Sembra una partita di calcio con tutti i crismi, diventa anche bello essere spettatore. Ai bambini cerchiamo di far capire che nel Subbuteo sono loro ad avere potere nel gioco, ad essere l’allenatore o il portiere o l’attaccante. Io giocavo a calcio e mi fratturai lo scafoide, ma nel Subbuteo ho riportato tutte le mie fantasie calcistiche. Da qui poi l’appellativo di “Maradona del Subbuteo”. La mia fortuna è stata quella giocare a scacchi: questo mi ha dato la virtù di poter leggere in anticipo le mosse degli avversari. Il bello di tutto questo però è davvero trasmettere qualcosa ai ragazzini”. Indubbiamente, non mancano spicchi educativi e formativi nel Subbuteo: “Giocare è fondamentale perché consente di imparare, stare insieme e rispettare gli altri. Di conseguenza, devi anche imparare a comportarti in una certa maniera. C’è bisogno di rispetto e fair play, caratteristiche fondamentali da insegnare. Cerchiamo di dare delle indicazioni positive. Nella mia scuderia avevamo il Campione del Mondo Under 12 2011 e 2012, abbiamo l’attuale Campione del Mondo Under 12, l’anno scorso il Campione del Mondo Under 19 e il fratellino che l’anno scorso ha giocato la Coppa dei Campioni. Anche mio figlio da un anno gioca. Queste sono le cose belle del mestiere.”.

Come già detto, per qualche anno il Subbuteo è stato accantonato ed è risultato essere “fuori moda”. Per Bolognino le cause sono di facile individuazione: La prepotenza dei videogiochi è un fattore importante, perché ha travolto i giochi da tavolo che non hanno più riscontro di piacevolezza come negli anni scorsi. In più la parte economica è importante: se una società produce il Subbuteo e nota che con i videogiochi non c’è paragone, smette subito di produrre e diventa tutto più difficile. Negli ultimi anni per fortuna questo trend sembra cambiare: dal Natale di un paio di anni fa il Subbuteo è stato il giocattolo più venduto delle feste, segno di un ritorno di charme e fascino. Noi personalmente partecipiamo a molte manifestazioni come il Comicon e altre iniziative alla Mostra D’Oltremare: dopo tante partite a Pes o Fifa, quando passi davanti al tavolo da Subbuteo arrivi alla realtà dopo la virtualità.” In un percorso costellato di trionfi, è difficile scegliere il momento più bello della carriera: “Ce ne sono stati tanti. Forse il più bello è quello riguardante la Coppa dei Campioni del 2010. Con un mio gol a pochi secondi dalla fine abbiamo pareggiato e vincemmo la coppa per differenza reti. E’ stato bellissimo perché non eravamo neanche qualificati e ci ripescarono. E, al momento del ripescaggio, io dissi subito: “Vinceremo noi la Coppa dei Campioni”, lo vidi come un segno. Potrei citare altri momenti bellissimi, come il primo Mondiale del 1999 o il Campionato Italiano Individuale di quest’anno, poiché venivo da anni in cui lavoravo molto con i giovani e quindi avevo avuto pochi risultati. Dopo i 40 anni sei considerato “vecchio” e dovresti giocare nei Tornei appositi, che io vinsi sia a livello individuale che a squadre. Molti mi avevano subito dato per finito ma ho dimostrato ampiamente di non esserlo. La mia squadra quest’anno ha stabilito il record di vittorie, 14, a dimostrazione che nonostante l’età la bravura non è andata via”.

Chiosa finale sui progetti futuri, personali e degli Eagles: “Da due anni abbiamo una società satellite che ha vinto la Serie D e abbiamo la squadra Primavera che l’anno scorso ha vinto la Coppa Italia, anche se quest’anno per i già citati problemi di sponsor e per spostamenti di sedi abbiamo avuto problemi. Tra poco riprende il Campionato, io dovrei rientrare dalla squalifica e speriamo di confermare il titolo vinto l’anno scorso. Dopo anni difficili in cui avevamo avuto problemi e siamo rimasti invischiati anche in uno spareggio salvezza siamo tornati ad alti livelli, giocando una Finale di Europa League e partecipando alla Coppa dei Campioni, vinta tra l’altro quest’anno. Il nostro l’abbiamo fatto, ora aspettiamo le risposte degli altri“.

Dopo la bella esperienza, ci salutiamo. Prometto di tornare, stavolta come (inesperto) giocatore. Magari per imparare proprio dal migliore di tutti, il Maradona del Subbuteo che con la sua semplicità e bontà incarna perfettamente lo spirito quello che è il Subbuteo: un bellissimo gioco, ma anche una cosa seria.

 

Claudio Agave 

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