SHARE

Zaza

Simone Zaza, attaccante del Sassuolo, ancora una volta convocato in Nazionale da Conte, si racconta ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport”. Ecco le sue dichiarazioni:

PAURE“Volare mi piaceva anche, poi due anni fa improvvisamente ho iniziato a sudare e sono stato da cani. Sono tornato in treno, a costo di prenderlo alle cinque del mattino: da allora prima di salire in aereo butto giù un paio di pasticche, e comunque se posso faccio a meno. Con la Nazionale no, non potevo: tornando da Oslo dopo aver segnato non ho preso nulla, la pasticca era il gol”

STRESS“Molto peggio lo stress da calcio, comunque: io prima di giocare dormo. Il nostro mondo è stressatissimo, non è la favola che sembra e non è abitato solo da belle persone, anzi: c’è gente cattiva, che ti porta in alto quasi solo per poter aspettare il momento di affossarti.Peccato, potrebbe essere un ambiente molto più sereno di quello che è: potrebbe“.

IDOLO“Marco van Basten. Una volta, guardavo in video i suoi gol così tante volte da saperli tutti a memoria, ero io che dicevo ‘Voglio diventare come Marco Van Basten’. Oggi ci sono ragazzini che dicono ‘Voglio diventare come Simone Zaza’ e la cosa mi fa sentire bene. Ma non fino in fondo: vedo troppi ragazzi fragili, che non sanno scegliere fra cosa è giusto e cosa è sbagliato e si trasmettono debolezze, trascinandosi fra loro, facendosi trascinare dalla massa. Van Basten ieri e oggi Ibrahimovic, ovvero la naturalezza del gol, i colpi impossibili che diventano i più naturali del mondo.Ecco, da quei due ho preso l’amore per i gol difficili: il problema è che loro sapevano e sanno fare pure quelli facili. E importanti, soprattutto”.

MOMENTO BUIO – “Sei mesi senza ridere: è stato colpa del calcio, non di situazioni sbagliate o compagnie balorde. La compagnia sbagliata semmai ero io per i miei amici: tanto per dire, a 16 anni mi sono picchiato con uno molto più grande di me e un altro po’ ci portano tutti dalla Polizia per rissa. E’ stato il calcio a farmi stare male come un cane. Alla Juve Stabia conoscevo a memoria le tribune di tutti gli stadi di serie B, ma a Bergamo fu molto peggio, e pensare che io Bergamo ce l’ho ancora nel cuore, quando Mino Favini mi portò lì mi sentivo in paradiso. Poi ho iniziato a non giocare più neanche in Primavera, fuori rosa perché non accettavo un rinnovo al minimo sindacale, con la prospettiva di andare in C. Sei mesi orribili, non ridevo più, non avevo voglia di niente, vedevo tutto nero. Ho pensato per la prima volta di non arrivare mai in serie A“.

CONTRASTI DURI – ”Quante botte che ho preso: dappertutto. In C di più perché sono un po’ più cattivi, ma c’è gente che non scherza in ogni categoria. Quello che mi ha fatto più male da quando gioco è stato uno dei due centrali della Norvegia: ogni volta che mi riguardo la cicatrice sulla tibia mi ricordo il primo gol in Nazionale e gli faccio una carezza”

LIGI“Una volta con Ligi del Crotone non finì a carezze, ma aveva insultato mia madre e quello mi manda in cortocircuito il cervello. Litigavo sempre, una volta: mi conoscevano e mi provocavano. Dall’anno scorso ci casco meno: sono più lucido. So che se abbocco faccio il loro gioco, e allora provo a giocare e basta“.

SESSO “La prima volta ero così coinvolto, me la ricordo sì e no e non so bene quanti anni avevo. Non era stata granché, insomma. Nel frattempo, continuerò almeno a evitare il sesso prima delle partite: non credo mi faccia male, ma è giusto dar retta all’allenatore se ti dà un consiglio.

VIZI“Non è detto che quando si è fulminati com’ero io una volta si debbano per forza prendere cattive strade: mai fatto una canna, il poker americano non mi fa impazzire, i superalcolici non mi piacciono. Bevo una birra ogni tanto, se capita una sigaretta dopo mangiato, mi sono abbuffato di playstation, però sono gli animali l’unica mania mai passata davvero. Ah: vado in giro quasi sempre con un monopattino elettrico, è molto meglio della macchina. E’ un vizio anche questo?”.

TATUAGGI – “Chi pensa che io abbia tatuaggi in tutto il corpo è perché non mi ha mai visto la schiena: quella è tutta vuota, la tengo libera per la famiglia che avrò. Date di qualche partita o qualche gol no: è diventata quasi una moda, ma i miei sono tutti strani, io non mi tatuo per moda. Se fosse così allora sì che mi sentirei uno scemo”

SHARE