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coppa del mondo

C’erano una volta i Mondiali di calcio. Fino all’ultima edizione il procedimento era semplice, alcuni Paesi candidati ad ospitare l’edizione successiva si “affrontavano” a suon di progetti e proposte, la Fifa sceglieva quello migliore e il Mondiale si giocava proprio lì. Non è più così? Chi può dirlo. A detta della Fifa sì. La commissione etica ieri ha infatti chiuso l’inchiesta relativa ai presunti illeciti nell’assegnazione delle prossime due edizioni a Russia e Qatar. Per la commissione, infatti, non vi è stato alcun caso di corruzione.

Le sentenze si rispettano, alziamo le mani. Rimangono però un bel po’ di interrogativi attorno alle prossime due rassegne. Innanzitutto verrebbe da chiedersi perché Michael Garcia avrebbe dovuto gettare ombre sulle assegnazioni, senza essere effettivamente a conoscenza di qualche tentativo (riuscito o meno) di corruzione. In secondo luogo, la reazione più umana è quella della ovvietà. Come avrebbe potuto, la Fifa, ammettere che corruzione ci sia stata? Ci si rende conto di quale polverone si sarebbe creato e, soprattutto, quanto sarebbe stato difficile mettere in piedi la macchina mondiale a meno di quattro anni dalla rassegna russa? Capitolo Qatar. Ok, la corruzione non ci sarà stata, almeno stando alla commissione etica. Ora però rimane il problema, meno grave ma più pratico, di quando giocare i Mondiali. D’estate non si può per questioni climatiche, d’inverno (ci si augura) non si può perché andrebbe rovesciato il calendario del calcio europeo. Quindi che si fa? Si aspetta che gli sceicchi comprino una nuova stagione dell’anno?

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