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roberto

Nel momento più inaspettato, alla vigilia del derby e dall’anniversario dalla presidenza Thohir, è arrivato il clamoroso terremoto in casa Inter. Dopo 18 mesi esatti, Walter Mazzarri non è più l’allenatore dei nerazzurri, esonerato per diretto volere del presidente indonesiano. Per molti versi, ancora più sorprendente dello stesso esonero, la scelta del sostituto sulla panchina nerazzurra. A dispetto di chi pronosticava l’opzione “traghettatore”, almeno fino al termine della stagione, l’Inter ha richiamato sulla panchina il grande ex Roberto Mancini, l’uomo dei tre scudetti di fila e della svolta nerazzurra dopo i tanti anni di cocenti delusioni.

IL MODULO – Pur con una rosa diversa di quella di allora, sia nelle individualità che come assortimento dei ruoli, il tecnico jesino porterà probabilmente con sé la sua idea di gioco, sicuramente diversa da quella attutata negli ultimi anni dai nerazzurri. Quello che al Manchester City si trasformò in un ancor più offensivo 4-2-3-1, il modulo preferito dal Mancio è sicuramente il 4-3-1-2, contraddistinto dalla presenza di terzini che sappiano destreggiarsi in entrambe le fasi, ma soprattutto del trequartista in appoggio alle due punte.

LA FASE DIFENSIVA – La tanto discussa difesa a 3 perderà un centrale per permettere di guadagnare un uomo a centrocampo. In questo senso, fondamentale sarà l’utilizzo di Juan Jesus. Se presumibilmente Vidic (tra quelli che più di altri potrebbero beneficiare del cambio modulo) e capitan Ranocchia formeranno la coppia centrale titolare, il brasiliano potrebbe essere utilizzato sulla corsia di sinistra come terzino. La linea a 3 dei centrocampisti centrali, in attesa di verificare le condizioni fisiche ma soprattutto psicologiche di M’Vila, sarà formata da Medel come perno centrale, Kuzmanovic e Kovacic come mezzali ma con compiti opposti. Il serbo scalerà quasi sulla stessa linea del nazionale cileno in fase difensiva, mentre il 10 croato avrà maggior licenza di offendere e dare sfogo al suo estro. Resta un’incognita il ruolo del colombiano Guarin, fisicamente all’altezza ma fin troppo indisciplinato tatticamente per rappresentare un’alternativa ai 3 in mediana.

IL TREQUARTISTA – Con quasi 12 mesi di distanza dal suo approdo in nerazzurro, Hernanes potrà disimpegnarsi nel ruolo di trequartista, che lo ha consacrato nel calcio italiano nei primi anni biancocelesti. Svincolatosi dal gravoso impegno della doppia fase il brasiliano in termini di gol, assist ma soprattutto gioco, potrà rappresentare la vera svolta dell’Inter di Mancini. L’intoccabile davanti resta Icardi, sia per condizione fisica che per le qualità da “uomo d’area”, tanto cara all’idea di calcio di Mancini. Al suo fianco si giocheranno una maglia da titolare Osvaldo e Palacio, due tipi di attaccanti che per caratteristiche non aveva a disposizione in rosa nel quadriennio nerazzurro. In questo senso l’ex Southampton partirebbe un gradino avanti rispetto al Trenza, per le sue abilità nel gioco aereo e di assistenza alla prima punta.

L’INTER DI MANCINI – (4-3-1-2): Handanovic, Nagatomo, Ranocchia, Vidic, Juan Jesus (Dodò); Medel, M’Vila (Kuzmanovic), Kovacic; Hernanes; Osvaldo, Icardi.

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