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Mazzarri-Thohir

La teoria secondo cui, quando le cose vanno male, a pagare è sempre l’allenatore pare essere arrivata anche nella lontanissima Indonesia e così, Erik Thohir, a un anno esatto dal suo insediamento alla presidenza dell’Inter (l’anniversario cadrà domani), compie il suo battesimo di fuoco e l’eco è fragoroso. Walter Mazzarri da stamane non è più il tecnico dell’Inter, proprio per volere (pare) del magnate indonesiano che ha deciso per la decisa sterzata, nella speranza di scuotere l’ambiente depresso e rilanciare ambizioni e azioni della sua malandata creatura. Una decisione inattesa (al contrario di ciò che viene scritto in queste ore) dato che ad un cambio tecnico Thohir non aveva mai abituato nella sua storia di presidente di club (membro della cordata dei Philadelphia 76ers in Nba e padrone dei D.C. United nella MLS americana), e perchè sempre e fino alle ultime settimane aveva difeso l’operato di Mazzarri e dichiarato che i conti si sarebbero fatti a fine stagione. Evidentemente qualcosa è cambiato nelle ultime ore, con la trattativa portata avanti in gran segreto nella notte e con l’annuncio arrivato in questa anonima mattinata di novembre: sulla panchina nerazzurra torna Roberto Mancini, contratto di due anni e mezzo per lui e tifosi in visibilio.

Ecco, il tifoso interista. Curiosa figura, amante del bel calcio, molto esigente e con una grande e pericolosa predilezione al masochismo in tutte le sue forme. Tutti o quasi i tifosi interisti, alla notizia dell’esonero di Mazzarri, hanno ritrovato impulso e entusiasmo; qualcuno addirittura la voglia di sognare traguardi importanti, nonostante la realtà sia un’altra. Possibile che fosse tutta colpa di Mazzarri? Sicuri che le responsabilità di questa situazione non avrebbero dovuto coinvolgere e riguardare tutta la dirigenza? Thohir stesso, confermando a più riprese fiducia al tecnico toscano, aveva dimostrato di voler intraprendere un nuovo percorso in società e non seguire quanto fatto in passato negli anni della presidenza di Moratti, dove si era creduto che cambiare continuamente allenatori fosse l’unica strada perseguibile e giusta. E nonostante il tanto sperperare e il poco programmare abbia portato oggi a quella situazione che è sotto gli occhi di tutti, ecco che Thohir è ricaduto negli stessi errori, decidendo per il cambio di guida tecnicain baraba al nuovo corso e al “progetto” di cui tanto si era parlato da quando era diventato presidente. Un anno per capire, anche lui, come deve comportarsi un presidente in Italia e in particolare all’Inter; del resto, si sa, la tifoseria (quella esigente, non quella calda) era abbondantemente stufa di Mazzarri, dei suoi metodi, delle sue giustificazioni, delle difficoltà che anche lui stava trovando nel “tritatutto” che per molti bravi allenatori l’ambiente nerazzurro ha rappresentato in passato. Eppure, con il derby alle porte, fino a ieri la squadra aveva lavorato assieme a Mazzarri, unita nelle difficoltà e al fianco del proprio allenatore; quella che avrebbe potuto rappresentare la possibile partita della svolta, sarà invece la prima della seconda era di Roberto Mancini sulla panchina interista.

Mazzarri lascia da gran lavoratore e scarso comunicatore (suo grande difetto), con la consapevolezza di aver dato tutto ma non essere riuscito a imprimere il suo marchio di fabbrica; non si possono nascondere però le difficoltà con le quali in questo anno e mezzo ha dovuto convivere (dal cambio di presidenza, al ridimensionamento del progetto tecnico, fino alla lunghissima serie di infortuni che hanno coinvolto la rosa), ecco perchè ritenerlo l’unico responsabile è un errore. Naturalmente è tutto ciò che crede il tifoso interista (quello di cui sopra), voglioso di rivedere all’opera Mancini e riscoprirsi bello e vincente, senza più scuse, alibi e complessi di ogni sorta; al Mancio il non facile compito di provare a rilanciare l’Inter, con una precisazione iniziale e doverosa: l’attuale rosa di giocatori è stata costruita (nel bene e nel male) sulla base del 3-5-2 mazzarriano, profondamente diverso dai 4-4-2, 4-3-1-2, 4-2-3-1 adottati da Mancini nelle sue precedenti esperienze. In società avranno pensato a valutare attentamente anche questo aspetto, ma è qualcosa che non si può fare a meno di sottolineare; cambiare solo perchè lo chiedeva la piazza, i tifosi, non sarebbe da Thohir ma da Moratti; a proposito, sicuri che dietro il ritorno di Mancini non ci sia ancora la sua regia? Pare di no, ma si presume di si. Le sue recenti dichiarazioni su Mazzarri avevano alzato un polverone (mal digerito dai nuovi vertici societari), ricomposto a fatica da Thohir rimasto comunque parecchio seccato dell’intromissione dell’ex patron; che oggi sembra tornare a far sentire la sua voce, ancora evidentemente influente, in società. Legatissimo a Mancini, difficile pensare che Moratti non abbia giocato un ruolo fondamentale nel ritorno del tecnico che gli regalò il primo scudetto (sul campo) della sua lunga presidenza.

Il contratto ancora in essere di Mazzarri e il suo staff e quello nuovo di zecca pronto per Mancini peseranno, e non poco, sul bilancio già in disavanzo della casse societarie e in tempi di Fair Play finanziario questa non può essere una buona notizia; come reagirà Platini alle richieste che, siamo certi, Mancini avanzerà in sede di campagna di rafforzamento? Per tutte queste risposte, attendiamo i prossimi giorni, quelli in cui sarà più chiara la direzione che Erik Thohir ha voluto prendere per il suo nuovo corso alla guida dell’Inter, dove “cambiare allenatoresembra essere sempre l’unica cosa che conta.

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