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Finisce dopo diciassette mesi un rapporto praticamente mai sbocciato. Quello tra Walter Mazzarri e l’Inter. Un po’ a sorpresa un po’ no, ieri è arrivata la decisione di cambiare e ri-affidarsi a quel Roberto Mancini cui i tifosi nerazzurri collegano il ritorno a una vittoria che stava diventando una sconosciuta. Tutti contenti in casa Inter, il rapporto con Mazzarri era ormai logoro con la curva interista  che gli riservava colpe e fischi forse ingenerosi.

Sì, perché da Mazzarri si è preteso troppo. L’uomo di San Vincenzo arrivava con un curriculum di tutto rispetto ma nessuno in questo calcio può compiere miracoli. E questo sarebbe servito a Mazzarri per fare di più. Ovvio, l’ex tecnico di Napoli e Samp aveva davvero stancato con la sua voglia di trovare sempre giustificazioni a prestazioni mediocri. Il punto, però, è che probabilmente quelle prestazioni erano mediocri perché anche la rosa a disposizione lo era, e lo è tuttora. In diciassette mesi, Mazzarri ha dovuto lottare con giocatori senza una collocazione tattica, magari bravi come Hernanes e di prospettiva come Kovacic, magari dispersi come Guarin, ma tutti senza un ruolo sul curriculum.

Si è data la colpa a Mazzarri ma bisognerebbe puntare il dito anche verso la società. Non è possibile per un club come l’Inter concludere un mercato in cui sono arrivati giocatori di seconda fascia. Gli stessi Medel e Osvaldo, che avevano accontentato i palati nerazzurri non sono giocatori da Inter o, quantomeno, da poterci giocare titolari. Il cileno veniva da un buon Mondiale (giocato da difensore) e da una retrocessione col Cardiff. Osvaldo veniva da un anno fatto di qualche lampo e tanta, tantissima panchina. In difesa è arrivato Vidic, un campione che però non può fermare il tempo. In più ci sono ormai ex giovani come Ranocchia e Juan Jesus che sembrano non esplodere mai. Se poi si pretendeva di lottare per il terzo posto prendendo Dodò, altro abbonato alla panchina nella passata stagione, probabilmente si sognava la luna. L’Inter non ottiene risultati perché la rosa non è all’altezza, questo Mazzarri lo sapeva ma non poteva dirlo. Chissà che dietro le sue molteplici scuse non si nascondesse questa consapevolezza. Consapevolezza che di sicuro avrà anche Mancini, cui vanno gli auguri di buon lavoro. Ce ne sarà tanto da fare. Per lui e, soprattutto, per Thohir.

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