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«Avevo la febbre e le placche in gola, ma non potevo stare mica a letto». Paolo Montero, promosso a inizio settimana dalle giovanili alla guida della prima squadra del Penarol, sabato notte ha esordito vincendo 4 a 0 contro il Rentistas: «Una grande emozione», racconta l’ex difensore juventino. Ecco le parti salienti della sua intervista a Tuttosport

ALLENARE – “Come ho cominciato la nuova avventura? Non ho avuto bisogno di dire nulla. E’ bastato guardarli, sono giocatori che conosco bene. Come vivo le partite? In piedi. I miei giocatori devono vedere che sono sempre presente. Le frasi che ripeto di più sono: concentrazione, umiltà, compromesso. Ogni gesto deve essere fatto per il gruppo, per la gente. Com’è allenare Zalayeta? Per me è un fratello. La nostra amicizia è un vantaggio”.

LIPPI E ANCELOTTI – “A gennaio dissi: ‘Mi ispiro a Lippi e Ancelotti’, e lo ribadisco. Grandi allenatori. E prima ancora grandi uomini. Di entrambi vorrei avere quella incredibile capacità di instaurare rapporti eccezionali con i giocatori”.

CONTE – “Cosa mi intriga di Conte? La grande voglia”.

TEVEZ E VIDAL – “Tevez in quale delle mie Juve sarebbe stato più utile? I campioni non ci mancavano, ma uno come Carlitos poteva stare in tutte le mie squadre. Nella finale di Champions del 2003? Di sicuro il suo spirito avrebbe fatto comodo. Lo dico perché l’ho anche marcato in alcuni Uruguay-Argentina. E’ uno dei più tosti: cattivo, concentrato. Segna tanto. E non conosce la paura. Cosa direi a Vidal che ha fatto le ore piccole prima di Juve-Roma? Non lo sapevo e non mi interessa, vivo lontano da Torino. A un calciatore che tardi la sera direi: ‘Lo facevo anch’io ma poi giocavo alla grande’.

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