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Dalla promozione in Liga alla colletta per l’iscrizione: la storia dell’Eibar che sogna, difende la sua identità e rifiuta l’ingresso in società di uomini d’affari

Tra i 27 mila abitanti della città di Eibar, nella provincia più piccola della Spagna, la Guipúzcoa, fino a poco tempo fa l’unico sportivo di un certo rilievo era Pedro Horrillo, fidato gregario di Oscar Freire tre volte campione del mondo di ciclismo, laureato in filosofia e che vanta nel proprio palmares qualche tappa vinta in giro per l’Europa. Ora il signor Horrillo, ritiratosi nel 2009, è un collaboratore del quotidiano El País e ci piace pensare che anche lui abbia seguito con passione, sulle pagine del giornale, la storia dell’incredibile squadra di calcio della sua città, capace di raggiungere la promozione in Liga e dopo innumerevoli vicissitudini di lottare con orgoglio e dignità contro le superpotenze del calcio mondiale.

DOPPIO SALTO – Tutto nasce nello scorso maggio quando l’Eibar sorprende tutti e, per la prima volta in quasi 80 anni di storia, compie il grande salto nel massimo campionato con un budget di soli 400mila euro. Un miracolo sportivo realizzato dall’allenatore Gaizka Garitano, ex centrocampista del club, e che in due anni è riuscito a compiere il doppio salto di promozione portando la squadra dalla Segunda Division B alla Liga. Trascinati da Jota, Arruabarrena, Vera, Berchice e Irureta la piccola società basca si è seduta al tavolo dei grandi ma nel mondo moderno non si può sognare senza fare i conti con la realtà.

INIESTA DAL BALCONE DI CASA – In Spagna si deve dare conto alla fiscalità e secondo una legge del 1992 la società a responsabilità limitata che controlla un club deve avere un capitale sociale di almeno il 25 per cento della spesa media di tutte le squadre di Segunda, tolte le due più piccole e le due più grosse. Di conseguenza l’Eibar doveva portare il proprio capitale sociale a 2.146.525 euro, aumentandolo di circa 1,7 milioni di euro. Un’ipotesi inarrivabile per le casse di un club che ha come punta di diamante il portiere Xabi Irureta, valore di mercato 1,5 milioni di euro, e uno stadio, l’Ipurúa, che ha una capacità di 5.250 posti. Inoltre numerosi abitanti sono in grado di poter assistere alle partite direttamente dal balcone di casa come accade spesso in provincia. Immaginate di guardare Messi e Iniesta giocare davanti casa vostra….

LA COLLETTA – Insomma c’erano poche soluzioni anche perché i diritti tv in Spagna vengono pattuiti squadra per squadra (al contrario dell’Italia, in cui la Lega Serie A gestisce una specie di “contratto collettivo”) e i soldi comunque sarebbero arrivati durante la stagione.  “Quando vieni a conoscenza del fatto che il calcio spagnolo è nel caos finanziario – dichiarò il presidente del club, Alex Aranzabal – sembra ironico e ingiusto che le regole siano progettate per cercare di affondare uno dei pochi club che è finanziariamente solido”. L’unica soluzione percorribile era un “colletta” per raggiungere la quota necessaria. Così il club ha deciso di mettere in vendita le proprie azioni per 50 euro ciascuna, ma mai per un valore superiore ai 100 mila euro – che conferirebbero il diritto di voto – così da tenere il club lontano dalle mire di qualche facoltoso acquirente. “L’ultima cosa che volevamo – dichiarò il presidente Aranzabal – era l’ingresso di un uomo d’affari che trasformasse l’Eibar in quello che vuole, come se avesse raccolto una caramella”. 

LA VITTORIA ALLA PRIMA – La raccolta fondi si è chiusa due settimane prima del previsto. Sono stati raccolti circa 2 milioni di euro grazie ad oltre 8 mila persone tra i quali Xabi Alonso e David Silva, che in passato hanno giocato in prestito nell’Eibar. E solo il 36% degli investitori è proveniente dalla città basca, il resto da oltre 50 paesi del mondo! Ora in attesa di risolvere il quesito stadio (capienza troppo piccola e necessità di allargamento) l’Eibar si trova al decimo posto del campionato con tre vittorie, quattro pareggi e quattro sconfitte. Una posizione di tutto rispetto per una neopromossa. Ma nessuno dei 5.250 tifosi presenti all’Estadio Municipal de Ipurua dimenticherà il 24 agosto 2014, il giorno del debutto degli Armeros in Liga e della vittoria nel derby contro la Real Sociedad. Alla prima giornata, sette dei giocatori titolari erano gli stessi che due anni fa giocavano in Segunda B, in estate l’unico acquisto è stato Dani Nieto, ala sinistra comprata dal Barcellona B per 75mila euro. In prestito ci sono anche l’attaccante Federico Piovaccari e il terzino spagnolo Dídac Vilà, in prestito dal Milan. Orgoglio e dignità, lavoro e sudore: i valori che spingono l’Eibar cancellano la concezione di uno sport ormai legato al vil denaro, distruggono l’assioma più spendi più vinci e permettono al tifoso medio di avere speranza.

di Claudio Cafarelli (Twitter:)

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