SHARE

Italia

Operaia. E’ il termine perfetto per definire la Nazionale di Antonio Conte, un’Italia poco fantasiosa e “costretta” ad ovviare con tattica e corsa. Le bastonate carioca hanno minato tante certezze, rafforzandone una: a quanto sembra, la qualità è fugace e non mette radici in zona Coverciano. E non è dato sapere per quanto.

Ma parlare a livello assoluto pare ingiusto. Le mani di Buffon, Sirigu e Perin sono una certezza per la nostra porta. La difesa randella e a volte sbanda ma con Bonucci abbozza anche l’impostazione. L’attacco è forse, potenzialmente, il reparto più forte (Zaza, El Shaarawy, Balotelli, Destro, Immobile, Cerci, Okaka e Giovinco tra gli altri). Ovviamente conoscete già la risposta alla domanda “allora in che reparto siamo carenti?”: come il nostro corpo ha bisogno d’acqua per sopravvivere, l’Italia necessiterebbe di un regista di centrocampo per l’impostazione della sua manovra. Perché è da lì che passa la rinascita.

Un vero problema, considerata la moria delle vacche e il periodo di siccità. Il quadro clinico del paziente è peggiorato nelle ultime due gare: senza la luce di Verratti, forse l’unico vero giocatore di talento che l’Italia possiede in quel ruolo, la squadra ha tristemente sbandato contro la Croazia, che proprio a centrocampo ci ha surclassato con A+ players come Rakitic, Modric e Kovacic, e faticato oltre modo contro un’Albania sorprendente, vogliosa e ambiziosa ma pur sempre in fase di crescita. Nello specifico, contro i croati abbiamo assistito ad una prestazione problematica di De Rossi, gioco forza propostosi in maniera fallimentare come impostatore di gioco e che si è fatto notare in tal senso solo per un paio di disimpegni da Piccoli Brividi, mentre nell’amichevole contro gli albanesi nessuno dei calciatori scesi in campo in mediana risultava essere adatto allo svolgimento di tali compiti, per date caratteristiche o limiti tecnici.

Al di là del modulo che Conte deciderà attuare definitivamente per questa Italia, il raggio di luna che illumina le Notti Magiche wannabe pare relegato ad un Dark Side di Pink Floydiana memoria. Non basta il solo Verratti, non basta più Pirlo (che non è eterno, l’abbiam detto e ripetuto senza indugi), non basterebbe un Thiago Motta ormai agli sgoccioli. E Montolivo avrà da recuperare dopo un grave infortunio. Forse basteranno la grinta, la corsa, l’agonismo. Forse. Forse no. E’ ancora presto per tornare Grandi. La sedia e il megafono sono nel cassetto dei ricordi. La pellicola è sempre più corrosa. E nessuno ha più il coraggio di urlare “Motore…Ciak…Azione!”.

 

Claudio Agave 

SHARE