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fumogeni

E’ passato un giorno (una scelta non un ritardo) necessario per ponderare quanto accaduto domenica sera a San Siro quando dei sedicenti ultras croati hanno, di fatto, bloccato Italia-Croazia a suon di petardi e fumogeni. La prima riflessione che salta alla mente è quella di non sparare nel mucchio. Non criminalizziamo, soprattutto in un momento storico in cui nel nostro Paese sembra riemergere un certo razzismo, i tifosi croati. Quantomeno non tutti. La curva a scacchi biancorossa è stata spettacolare l’altra sera, attaccata ad una squadra (tra l’altro davvero forte) che non hanno mai smesso di sostenere. Chi ha bloccato Italia-Croazia sono i soliti cretini, che non hanno nazionalità né intelletto e col tifo per la squadra di Kovac non c’entrano un bel nulla.

Bene ha fatto la polizia, seppur con metodi non esattamente morbidi, a isolare chi stava creando il caos da chi voleva solo sostenere la propria nazionale. La seconda riflessione è sempre la solita che sentiamo da anni. Come è possibile che un comune mortale che va allo stadio, sia costretto a togliere il tappo da una bottiglietta d’acqua, mentre energumeni che non si distinguono per la faccia angelica vengono fatti tranquillamente passare con un arsenale addosso? Detto in parole povere, chi controlla cosa guarda? In più c’è un’aggravante. Anzi due. La prima, la stessa identica cosa era già successa in una trasferta della Croazia in Svizzera. La seconda, già nel pomeriggio a Milano si erano registrati episodi spiacevoli sempre ad opera dei soliti noti. Due campanelli d’allarme che anziché far drizzare le antenne a chi doveva perquisire i tifosi ospiti, teste calde comprese, gli hanno fatto chinare il capo. Un’altra volta.

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