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Christian Vieri ha concesso una lunga intervista all’edizione odierna de “La Gazzatta dello Sport” dove parla del brutto epilogo del suo rapporto con l’Inter tra le intercettazioni e la disputa in tribunale, oltre che di altre sue esperienze passate sia nei club che in Nazionale.

DAVVERO BENEAMATA – Vieri comincia proprio dall’Inter e da Massimo Moratti: “Amavo la maglia nerazzurra e penso che sia un peccato che tutto abbia seguito un certo percorso nella fine della mia storia con il club. Ogni giorno ho sempre dato tutto me stesso e mi sono ammazzato per l’Inter, non tirandomi mai indietro e giocando anche quando non riuscivo a reggermi in piedi. Mi dicevano di andare in campo e di stare fermo in avanti, anche a costo di fare delle figuracce”.

CHE TRADIMENTO – “Con Moratti il mio rapporto era speciale, ci telefonavamo anche molte volte in un solo giorno, pure alle tre del mattino. Quindi immaginatevi la delusione quando ho scoperto che venivo costantemente pedinato ed intercettato, cose che si fanno coi mafiosi. Nonostante ciò non odio l’Inter e voglio che questo sia chiaro a tutti; lì ho vissuti i migliori anni della mia carriera calcistica segnando quasi un gol a partita e provando emozioni, ed anche sofferenze, mai più avvertite altrove”.

AMICO DI JUVE E MILAN – Vieri parla di oggi: “Con altri club il rapporto è bello, ad esempio con la Juventus ho contatti frequenti visto che spesso sento il presidente Andrea Agnelli, ed al Milan mi trattano come se avessi giocato dieci anni per loro, è una cosa bellissima”.

L’AZZURRO CROCE E DELIZIA – Bobo Vieri affronta anche quella che per lui è stata una tremenda delusione sportiva relativa all’Italia: “Non riuscii a guardare nessuna partita della Nazionale ai Mondiali 2006, fu una scottatura immensa per me che volevo esserci dopo aver faticato negli anni precedenti alla Coppa del Mondo in Germania. Era stato come perdere il sogno di una vita, anche se poi dopo i calci di rigore contro la Francia ho gioito come se fossi in campo con gli altri, parecchi sono stati miei compagni proprio in azzurro, anche dai 17 anni nelle varie categorie della Nazionale. Ho sempre pensato che a Berlino tutto andò bene e che mancavo solo io. Se penso a come lottavo io nelle partite ed a come alcuni tirano indietro la gamba oggi, penso che certi giocatori non dovrebbero mai più entrare a Coverciano“.

TORNIAMO A CREDERE NEI GIOVANI – Vieri per finire parla dei difetti del calcio italiano: “Non c’è più la qualità di un tempo perché non si investe più nei settori giovanili. Ricordo i vivai di Atalanta e Torino, che erano all’avanguardia, il top. E penso a mister Emiliano Mondonico, l’uomo al quale devo tutto e che mi lanciò in Serie A proprio tra Bergamo ed i granata, oltre a Rampanti, un maestro nella Primavera torinista. Se però i giovani mancano in campo lo stesso non si può dire per quanto riguarda le panchine: penso al mio amico Pippo Inzaghi ed ora voglio vedere anche Brocchi vestire i panni di allenatore”.

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