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juan jesus

Da Mancini a Mazzarri senza appello, e già domenica è una partita da vincere per i nerazzurri. La stracittadina di Milano è un match caldissimo e potrebbe rilanciare le ambizioni del club di Thohir in ottica europea. Oggi a parlare è Juan Jesus, giovane centrale interista, uno dei pochi che non dovrebbe patire più di molto il cambio in panchina, il giocatore è stato intercettato dai microfoni de “La Repubblica” a firma di Andrea Sorrentino.

INTERVISTA JUAN JESUS Ecco alcuni estratti dell’intervista di Juan Jesus “Non sono disorientato dal cambio di allenatore, all’Internacional di Porto Alegre ho avuto tre allenatori in due anni, si fa prima a esonerare il tecnico che tutta la squadra” Sull’addio di Mazzarri il giocatore si è detto dispiaciuto “Mi faceva sempre giocare. Non è stata tutta colpa sua, ma di tutti: di noi giocatori e del club. È crollato tutto dall’1-4 col Cagliari, ma quel giorno Mazzarri non c’entrava, sbagliammo noi in campo. Commettemmo errori inconcepibili per la serie A. Conoscevamo Ibarbo, ma l’abbiamo fatto diventare Cristiano Ronaldo. Non abbiamo fatto bene il nostro lavoro”.

Il nuovo che avanza Mancini è già una realtà “Pronto a giocare anche in porta, se vuole. Gli altri allenatori qui all’Inter hanno sempre creduto in me, spero sia così anche con Mancini, che è un grande tecnico: il suo curriculum parla per lui” Sul derbyÈ la partita che ci voleva per noi: non decide la stagione, ma se la vinciamo li sorpassiamo e ci rilanciamo. Crediamo nel terzo posto. E Palacio, dopo un inizio di stagione difficile, potrebbe riprendere a segnare, magari con un colpo di tacco come un anno fa… Di loro temo la velocità di Menez” Sugli attaccanti avversari che ci sono in Serie A “Devo migliorare il piede destro, come la concentrazione sui 90 minuti. Non ho mai avuto problemi contro Cavani, Balotelli o Higuain, mentre ho sofferto molto Biabiany. In assoluto mi danno fastidio quelli bassi e rapidi, tipo il Papu Gomez che però appena lo tocchi va giù. Ha ragione Vidic, prendete Cuadrado: è fortissimo, ma appena lo sfiori cade. Gervinho no, non si butta quasi mai, e quando scappa devi sparargli per fermarlo. Il più grande è Tevez: uno dei pochi che prende le botte in silenzio e al limite te le ridà, ma non simula, non polemizza, non piange. Anche Llorente è così. Gli attaccanti devono sopportare un po’ di botte, no? Lo spettacolo del calcio è anche un po’ di guerra agonistica. Rispetto gli arbitri italiani, ma dovrebbero fischiare meno: il calcio è uno sport di contatti, sennò giocheremmo a tennis”.

Battuta finale sul futuro di Juan Jesus all’Inter “Voglio fare la carriera di Zanetti. Nessuno credeva possibile che i record di Facchetti venissero superati e invece… Ho 23 anni, se giocassi fino ai 40 come Zanetti avrei davanti altri 17 anni di carriera e ce la posso fare. Ringrazio Dio ogni giorno per essere qui, in uno dei club più importanti al mondo, che di sicuro prima o poi tornerà a vincere”.

Stefano Mastini

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