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La sosta per le Nazionali è l’occasione giusta per mettere un punto e ripartire. Magari chiacchierando con una penna sopraffina come quella di Roberto Beccantini, che con gentilezza e disponibilità ha risposto alle nostre domande incentrate sulle tematiche più importanti degli ultimi giorni. Dalla Nazionale alla lotta scudetto fino all’esonero di Mazzarri con annesso ritorno di Mancini.

Ecco la nostra intervista al giornalista del Guerin Sportivo:

Dato il gioco visto nelle ultime due amichevoli Conte fa di necessità virtù e ricava il massimo possibile o la vittoria contro l’Olanda è una semplice illusione di fine estate?
“Era un’amichevole, quella di Bari, e poi l’Olanda rimase subito in dieci. No, non credo che Conte abbia sopravvalutato quel successo. Il problema è generale, e coinvolge un calcio italiano mai così povero di talenti. Le scuole-calcio hanno sostituito la selezione naturale degli oratori, con una differenza cruciale: gli oratori erano gratuiti, le scuole costano. E dal momento che i genitori pagano, spesso i primi ultràs sono proprio loro: con gli avversari, con il tecnico che trascura il pargolo, con i compagni che non gli passano la palla”
Analizzando un po’ la rosa, oltre all’ossessione mediatica Balotelli, c’è la questione Verratti che credo vada approfondita. E’ stato probabilmente il migliore della disastrosa spedizione mondiale ma non riesce a conquistare l’ex tecnico bianconero, lei si è fatto un’idea del perché?
“Concordo, di Balotelli non se ne può più. Ormai, le sue creste hanno più spazio e rilievo delle “creste” di certi procuratori, e anche questo spiega la crisi dei giornali. Venendo a Verratti, Conte lo considera l’erede naturale di Pirlo. Senza i problemi fisici, con la Croazia avrebbe giocato. Verratti ha 22 anni, e poiché il nostro rapporto con i giovani non incarna il massimo del coraggio sarebbe il colmo se proprio il ct lo mettesse in discussione. Non mi risulta”.
Conte continua a puntare sul 3-5-2, sistema di gioco che è stata la condanna di Mazzarri all’Inter e che Allegri ha abbandonato progressivamente. Crede sia il momento di cambiare registro ma soprattutto la «moda» del 3-5-2 è destinata lentamente a sparire?
“Con la Croazia, nel secondo tempo, è passato a quattro, e con l’Albania, a Genova, ha alternato il 4-4-2 in fase difensiva al 3-3-4 in fase offensiva. E alla Juventus, tanto per approfondire il tema, Conte partì con Del Piero titolare e il 4-4-2 di base. Al 3-5-2 arrivò la sera di Napoli-Juventus 3-3, studiando Mazzarri. Gli schemi dovrebbero essere “modi” più che “mode”. Vero, Allegri ha ammainato il 3-5-2 alla Juventus, e Mancini si accinge a farlo con l’Inter. Premesso ciò, pagherei perché il nocciolo della questione, e la madre di tutti i nostri limiti, fosse il modulo. A tre difende il Bayern di Guardiola. A tre, l’Olanda di Van Gaal mortificò la Spagna ai Mondiali (5-1), rimase imbattuta e arrivò terza. Non esiste un sistema perfetto. I moduli sono fette di pane, dipende da cosa ci metti dentro, se jamon serrano o plastica. E comunque: speriamo davvero che il problema sia solo lì, tutto lì, nel modulo”.
Parliamo di campionato: Juventus prima, Roma seconda e Napoli terza forza. A inizio stagione questo è stato il suo pronostico, ma la vittoria contro Totti e compagni sembra aver ridato linfa vitale agli azzurri. Cosa manca al Napoli per entrare con serietà nel duello Juve-Roma?
“Per come intende il calcio, soprattutto in relazione al nostro tatticismo, Rafa Benitez mi sembra fin dai tempi del Liverpool allenatore più da coppa che da campionato. Il 4-2-3-1 è uno dei moduli più diffusi, più affascinanti e più rischiosi, nel senso che la squadra tende a spaccarsi. Da Mazzarri a Benitez, il problema del Napoli è sempre stato l’equilibrio, che porta alla continuità, non certo le punte di rendimento. Mai dimenticare che il Napoli le ha suonate alla Roma, alla Juventus, al Borussia Dortmund, all’Arsenal. Palla al piede, sarebbe addirittura da scudetto; palla agli altri, no. Juventus e Roma sono più quadrate”.
Napoli che ha fatto fatica a riprendersi dagli schiaffi di Bilbao. Secondo lei chi ha sbagliato in quell’occasione? La società con un mercato al risparmio o l’allenatore nell’approccio all’incontro e durante lo sviluppo della partita?
“Mercato, mercato, mercato. I tifosi lo sognano giorno e notte, ma sul piano analitico sarebbe grottesco citarlo e ricorrervi al primo accenno di burrasca. Con gli schiaffi di Bilbao, il mercato non c’entra nulla. L’Athletic giocò meglio, punto. Uomo per uomo, sulla carta, il Napoli, “quel” Napoli, avrebbe stravinto ai punti. In campo, squadra per squadra, stravinsero i baschi. Il Napoli si buttò sugli episodi, l’Athletic si prese la partita”.
Benitez è sempre al centro dell’attenzione in città. In tanti rimpiangono Mazzarri, altri lo venerano, alcuni parlano di allenatore non adatto al calcio italiano. Lei cosa ne pensa? Finora il suo bilancio è positivo?
“Positivo, certo. Anche se è frustrante cadere sempre negli stessi errori (di fase difensiva). Non che un errore diverso possa essere meno grave, ma insomma: repetita non sempre iuvant. Mazzarri e Benitez sono allenatori che mi piacciono. Ognuno ha il suo stile, di gioco e di comunicazione. Il Napoli di Mazzarri girava attorno a Hamsik, con Cavani straordinario stoccatore. Il Napoli di Benitez, che ha smarrito il miglior Hamsik, gira attorno al tremendismo quasi isterico di Higuain. Mazzarri è più italianista, Benitez più europeista“.
L’infortunio di Insigne è arrivato nel momento più esaltante della sua carriera. Quanto può incidere la sua assenza nelle prestazioni della squadra? E crede che il ragazzo riuscirà finalmente a rispettare le premesse come uno dei talenti più interessanti degli ultimi anni?
“Nella mia personale galleria, Lorenzo ha preso il posto di Giovinco. Alludo a quegli attaccanti tascabili che, arrivati al controllo passaporti, vengono sempre respinti per la mancanza di un timbro. Sono i classici giocatori di confine, in bilico tra campioni e buoni/ottimi giocatori. Insigne è un ‘91. Si era un po’ perso, ma ultimamente lo avevo rivisto su livelli altissimi. Forza Lorenzo. Tocca a Mertens: il Napoli resta in buonissime mani. Lei mi chiede del futuro di Insigne: dipende da lui, esclusivamente da lui. Il calcio è sport squisitamente democratico, muscoli e ciccia contano meno di una volta, e all’altezza si può sempre supplire con la “statura”. Al diavolo gli alibi”. 
Caso Hamsik: in tanti criticano le sue prestazioni e parlano di modulo e ruolo non adatti alle sue caratteristiche. Qual è la sua opinione in merito?
“Nessun dubbio che con Mazzarri Hamsik rendesse di più. Il 3-5-2 lo portava a essere più attaccante, meno tuttocampista. Con Benitez, e il suo 4-2-3-1, è più tuttocampista e meno attaccante. Rafa sta cercando di trasformarlo in una mezz’ala completa. Noto nel giocatore un grande spirito di sacrificio, di disponibilità. Buon segno. Se andare avanti può comportare piccole grandi insidie, tornare indietro, al vecchio impianto e al ruolo antico, sarebbe non meno spericolato. E allora: avanti tutta”.
In questa prima parte di campionato quale squadra di serie A l’ha entusiasmata di più dal punto di vista del gioco? E quale giocatore l’ha sorpresa?
“Entusiasmato è parola grossa. Diciamo, “colpito”. Come massimo, il primo tempo del Napoli contro la Roma. Come squadre, la manovra verticale dell’Empoli, i tagli del Cagliari zemaniano, la solidità della Sampdoria di Mihajlovic, squadra che, per come è assemblata, mi ricorda l’Atletico di Simeone. Come giocatore, a parte i soliti noti (Higuain, Tevez, Pogba, Callejon, Gervinho eccetera), dico Candreva. I suoi progressi, nel dribbling e nel tiro”.
Un accenno alla Roma e alla Juventus. La prima non ha ripetuto l’exploit della scorsa stagione e sembra avere nel carattere un punto debole (vedi Bayern, Juventus e Napoli), mentre Allegri sta pian piano rivoluzionando il gioco e dimostrando di essere all’altezza della situazione. E’ d’accordo o le squadre si equivalgono? E nel caso di Allegri, il fantasma di Conte è totalmente svanito?
“Con la scomparsa dell’effetto-sorpresa e l’ingresso in Champions, era naturale che la Roma di Garcia avrebbe avuto un iter più accidentato. A ciò vanno aggiunti il 7-1 inflittole dal Bayern, che ha fatto esplodere l’autostima, e gli infortuni. Allegri, lui, si è dimostrato intelligente. Mosse, non scosse: dal 3-5-2 della casa è arrivato, senza fretta, alla difesa a quattro e al trequartista. Lavori in corso. Il fantasma di Conte è tutt’altro che svanito: battersi contro tre scudetti, soprattutto in Italia, Paese affezionato alle capriole e alle marce indietro, rimane un’impresa. Oggi, Allegri ha gli stessi punti di Conte e in Champions è ancora in lizza. Ma siamo appena a novembre. Conosco i miei polli… Se mai, va rimarcato il fatto che la Roma, come valore complessivo, ha raggiunto la Juventus. Prova ne sia il confronto diretto di Torino”.
Chiudiamo con l’Inter e l’esonero di Mazzarri. Mossa giusta? Ma soprattutto il ritorno di Mancini è la scelta migliore in questo momento o rappresenta la più classica minestra riscaldata? Nel Guerin scommette addirittura su un possibile ritorno di Moratti…
“Nell’ordine: 1) Mazzarri l’avrei tenuto. 2) Mancini piace alla piazza e oggi la piazza comanda; 3) Thohir è molto sensibile al web e molto “legato”, per forza, a Moratti; 3) il concetto di minestra riscaldata è vago, con Lippi riuscì alla Juventus ma non in Nazionale, con Sacchi e Capello fallì al Milan; 4) non escludo un ritorno di Moratti a “pulizia” compiuta. Nel frattempo, ho letto di un altro (possibile) ritorno: quello di Ernesto Pellegrini, l’imprenditore che vendette l’Inter proprio a Moratti. Insomma: quando la svolta è epocale – e questa lo è, di sicuro – può succedere di tutto, anche che pezzi del passato facciano comodo”. 
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