SHARE

antonio-conte-rabbia

“Diamo fastidio, siamo da soli”. Queste forse le parole più significative espresse da Antonio Conte nel suo duro sfogo in conferenza stampa dopo la partita con l’Albania di Genova, a testimoniare come oggi il ruolo di commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio, sia messo a dura prova da diverse componenti che lo stesso ct non ha esitato a tirare in ballo. Non solo nel calcio, evidentemente, le cose stanno così; anche nel basket in questi anni, si è assistito ad una progressiva crisi che ha investito i maggiori club italiana e di conseguenza anche la Nazionale. I tanti, troppi stranieri, hanno ridotto al’osso il gruppo sul quale poter contare in campo internazionale  dove sono sempre meno i giovani talenti da far crescere e maturare nel giusto contesto; ecco perché i problemi che Conte lamentava, sono gli stessi dello sport italiano e anche quelli con cui sta convivendo da un pò di anni Simone Pianigiani, commissario tecnico della Nazionale italiana di basket.

LE SIMILITUDINI CON IL BASKET – “Siamo in un momento generale di emergenza: tutte le componenti, in ogni sport, devono fare la propria parte. Bisogna adattarsi ma il tempo è poco”. Parole molto simili a quelle di Conte, sintesi di come anche nel basket, il periodo sia delicato. La Nazionale è diventata un problema, in particolar modo per i club che non “prestano” mai volentieri i loro giocatori e visto il calendario fitto di impegni; lavorare con serenità è praticamente impossibile, viste le pressioni che un ct è costretto a subire oggi. Le esigenze dei club vengono molto spesso anteposte a quelle delle rappresentative e secondo Pianigiani è indispensabile instaurare un rapporto di collaborazione con le varie società, per crescere tutti insieme. “Bisogna fare squadra. Se ognuno si chiude nel proprio orticello, non andiamo da nessuna parte”. In tutto questo trovare il modo di reclutare giovani in un campionato pieno di stranieri, resta forse il compito più difficile e delicato; per Pianigiani, “un giocatore moderno deve avere esperienza, deve essere formato non solo a livello tecnico: indossare la maglia dell’Italia è un’esperienza speciale, è un impegno differente e comporta pressioni diverse. Oggi, rispetto al passato, si è quasi ribaltato il rapporto tra Nazionale e club. Una volta la convocazione era il punto di arrivo. Ora, invece, tocca allo staff tecnico della Nazionale contribuire in maniera determinante alla formazione di un giocatore”.

VERSO IL CAMBIAMENTO – Da qui l’idea di creare una sorta di “Nazionale sperimentale” che, continua Pianigiani, “ha partecipato a due tornei internazionali“. L’ex coach della Montepaschi Siena ha puntato forte anche sugli stage (di prandelliana memoria) per tutti quei giocatori che non sono impegnati nelle coppe europee, trovando un sostegno importante nella Federazione. Nel calcio invece? Qual’è la situazione? I problemi con cui Conte sta combattendo sono gli stessi evidenziati nel corso del suo operato anche da Cesare Prandelli, che aveva iniziato un certo tipo di discorso salvo poi essere ostacolato dal volere dei club e abbandonato dai vertici federali; anche lui lamentava, proprio come Conte, la difficoltà nel giocare una partita ogni tre-quattro mesi e aveva tentato la strada degli stage. Carlo Tavecchio è, almeno a parole, a fianco dell’attuale ct: “lavoreremo per fare ancora più grande questa nazionale, parleremo con tutte le componenti per creare più occasioni di incontro tra il ct e la squadra. Supporteremo Conte in tutto”. Basterà? Possiamo solo augurarcelo, visto che rinviare ancora il tentativo di cambiamento (vero) del nostro movimento, potrebbe essere davvero pericoloso. Conte ha potuto assaggiare in pochi mesi, quanto sia dura la vita da ct in questo momento, anche per chi come lui è abituato ai successi; prima che ci ripensi e abbandoni la nave che affonda, è necessario il buonsenso di tutti. Cambiare è necessario, c’è in ballo il futuro della Nazionale.

SHARE