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In casa Fiorentina in molti devono cercare di farsi perdonar un periodo di appannamento fisico e psicologico. David Pizarro è uno dei giocatori “croce e delizia” dei tifosi, indispensabile per le geometri gigliate di metà campo, eppure sulla graticola per qualche errore di troppo commesso nelle ultime uscite di campionato che sono costate qualche punto alla formazione di Montella.

INTERVISTA DI PIZARRO Ecco le parole di David Pizarro al media ufficiale della Fiorentina Violachannel.tv “Abbiamo voglia di riscattarci, la squadra c’è e quindi dobbiamo rispondere presente contro il Verona. Speriamo di raccogliere i frutti del lavoro della settimana” Rapporto speciale coni tifosi “Se non ci fossero le barriere che ci separano dai tifosi, faremmo più punti. In Argentina o in Brasile tante cose non vanno, a volte vai a vedere le partite e non sai se torni a casa. La Nazionale? Peccato per il palo di Pinilla ai Mondiali anche se siamo andati bene. Io sono a disposizione della Nazionale, non ho problemi col Ct e nemmeno coi compagni. Mati Fernandez? Siamo molto amici, l’ho martellato molto perché ha grandi qualità: come altri ha pagato le difficoltà del calcio italiano”.

Poi un po’ di amarcord, la sua carriera “La mia esperienza a Udine? Era tutto nuovo, la città molto fredda. Il calcio? E’ nata presto, avevo due anni e calciando un pallone ruppi il naso a mio nonno. La mia famiglia? Eravamo tre figli, due anni fa ho perso mia sorella, l’amore della mia vita. Ho ricevuto tanto affetto da Firenze che tengo dentro di me, per me quel periodo è stato molto difficile. Insieme a mia sorella abbiamo conosciuto la fame. Mia figlia? Una è nata a Firenze e canta anche per la Fiorentina” Pizarro sulla tattica e il proprio ruolo “Il ruolo? Ero trequartista, Roy Hodgson mi trasformò in regista a Udine. Spalletti ha tirato fuori il meglio di me, è stato importante per me trovarlo e passare tanto tempo insieme. Mancini? Fa bene al nostro calcio, abbiamo bisogno di figure carismatiche come lui anche se abbiamo altri problemi nel vivaio. In Italia basta sbagliare una partita che un giovano viene massacrato, negli altri paesi è diverso” Infine le peculiarità del centrocampista moderno “Il centrocampista? E’ un ruolo delicato: gli errori si pagano cari, specie ai nostri livelli. La gara contro la Samp? Non solo la zolla mi ha messo in difficoltà, dovevo essere più concentrato. Sono molto autocritico, non mi nascondo mai. Il pre partita? Oggi gli allenatori ti fanno ascoltare la musica, quando arrivai in Italia si stava in silenzio. Il futuro? Per adesso ho tanta voglia di giocare, spero di indossare questa maglia anche l’anno prossimo. Adesso dobbiamo tirare fuori il meglio di noi stessi e risollevare le cose: faremo un grande girone di ritorno, adesso dobbiamo andare a testa bassa fino a Natale e poi dobbiamo tornare protagonisti come negli ultimi due anni”. 

 

Stefano Mastini

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