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zeman cagliari

Zdenek Zeman ha rilasciato una lunga intervista a Il Mattino in cui ha parlato del Cagliari, della Nazionale, del Napoli, di Benitez e del progetto azzurro, a suo dire, vicino al salto di qualità per puntare al vertice del campionato.

Ecco le parole dell’allenatore del Cagliari:

BENITEZ“Abbiamo qualcosa in comune sotto l’aspetto della proposizione del gioco. Benitez viene dalla realtà inglese, dove non si fanno calcoli ma si cerca la vittoria attraverso il gioco. È questa la mentalità giusta, anche se è difficile da applicare in un contesto come quello italiano. Se fai grandi proclami, lanci sfide, e poi non vinci? Cosa resta dopo le parole? Non è la mentalità giusta, questo è un aspetto dell’assenza di educazione sportiva in Italia. Dovrebbe restare e rinnovare, mi auguro che decida in questo senso. Può dare tanto al calcio italiano, anche se utilizza troppi stranieri”

CULTURA SPORTIVA –  “Conosco il mio metodo di lavoro. E se chiede a me se ho fatto sempre lavorare i giocatori, dico di sì. Da sempre si fanno paragoni tra il calcio e altre realtà sportive e si fa presente che i calciatori lavorano meno di altri atleti perché hanno maggiori stress. È quello che pensano e dicono altri. Contano i fatti. Io credo che la crisi non sia solo quella dell’Italia,ma è generale. Qui ci sono problemi che vanno risolti in fretta. Penso anche al Sud, certo. È una realtà che conosco bene, perché il primo angolo d’Italia che ho vissuto è stata la Sicilia, è stata Palermo. Se c’è crisi, il Sud ne risente di più. La crisi della nostra società è nella mancanza di valori morali. È un aspetto che riguarda anche il calcio. Qui manca una vera cultura sportiva. Oggi si parla della Nazionale e dei suoi problemi: è stato scelto un allenatore per affrontarli e risolverli. Ma il discorso va oltre questo momento. L’Italia ha vinto nella sua storia quattro Mondiali e questo ha fatto avvicinare la gente. C’è una difficoltà perché è cambiato l’approccio dei giovani al calcio: prima si faceva per passione, adesso per soldi, sono due cose molto differenti”.

La gente si allontana anche per altre ragioni: la violenza è una di queste. «Io ero all’Olimpico quella sera, quando venne colpito un tifoso del Napoli all’esterno. Molti spettatori si tengono distanti dagli stadi perché hanno paura di quello che potrebbe accadere. Dico spettatori e non tifosi perché il tifoso rappresenta una parte, una fazione, e non necessariamente deve essere questa la platea sportiva. Ci devono essere gli spettatori,come al cinema».

SERIE A – Mi è piaciuto il Napoli contro la Roma, per esempio. Era partito male, ma è un’ottima squadra e lo sta confermando. È la formazione che ha giocato il calcio migliore nell’ultimo mese. I valori tecnici per lottare per lo scudetto ci sono,ma c’è il discorso che riguarda Napoli: cambia umore da una settimana all’altra.Cagliari? Io sono venuto qui per fare il meglio possibile e per far divertire la gente. Ci sono margini di miglioramento, dipende tutto dal mio lavoro e dall’applicazione dei  calciatori. Ma chiarisco: io a Roma non ho provato delusione c’erano problemi che non sono stati risolti, ma il lavoro non è stato negativo: la squadra è arrivata alla finale di Coppa Italia e in quella stagione sono stati valorizzati calciatori. Per me non è stato difficile ripartire a distanza di mesi”.

GIOVANI – ” I talenti ci sono, ma a loro non si dà modo di crescere. Bisogna Dare a questi ragazzi la possibilità di partecipare e di sbagliare. Sull’errore di un calciatore più mentre al giovane non si dà un’altra chance. La fiducia non può essere limitata a una partita. Insigne? Mi è dispiaciuto tanto per il suo infortunio, l’ho cercato. Era ad un passo dalla Nazionale, aveva cominciato a fare l’attaccante”.

NAPOLI – “Ho seguito lo sviluppo del suo progetto. Il Napoli è ripartito da un fallimento ed alla serie C, un momento e una dimensione che non avrebbe mai dovuto vivere una piazza come quella. Hamsik? Non ha fatto un buon campionato nella scorsa stagione, ma il problema di Hamsik non sono i gol che fa: è la collocazione nel ruolo giusto per lui. Pochi italiani? Non so,dipende dalle strategie della società: ci sono presidenti che preferiscono volgere lo sguardo verso l’estero e non verso i calciatori italiani. Il Napoli ha fatto grandi passi in avanti in questi anni e penso che quel momento,il salto, sia vicino. Il mio progetto a Napoli? Penso a quell’amichevole ad Alicante ne 2000, alla partita con il Real Madrid. Era quella l’idea, una squadra che riuscisse trasmettere un modello di gioco apprezzabile anche ad alti livelli. Ci abbiamo provato”.

CAGLIARI –  “Voglio restare tanti anni, ma non dipende da me. Vorrei fare calcio in questa realtà, anche se siamo troppo isolati dal contesto. Come Zemanlandia? C’è una differenza tra squadre come la nostra e le grandi, qualcosa inevitabilmente manca, però anche qui ci si può divertire lo stesso. Il problema del Cagliari è di carattere psicologico. Prima, sembra che tutti si spaventino di noi. Poi, in campo,ci spaventiamo noi e non riusciamo a raccogliere quanto produciamo”.

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