SHARE

piovaccari

L’attaccante dell’Eibar Federico Piovaccari ha rilasciato una lunga intervista a “La Gazzetta dello Sport”. Le sue parole hanno toccato numerosi temi: dalla nuova riforma in serie A alla sua gavetta in giro per l’Europa, fino alla Liga e all’avventura con l’Eibar.

ITALIA – “Sono uno che va dove credono in lui, che non fa storie, che prova ad adattarsi e a integrarsi rapidamente nella realtà locale. Nel 2013 a Grosseto, giocavo in B di fronte a 1000 spettatori, un anno fa ero a Stamford Bridge contro il Chelsea di Mourinho con la Steaua,oggi aspetto il Madrid campione d’Europa in uno stadio da 5000 persone rappresentando un paese da 27mila abitanti. Italia? Anche se ci sono sette calciatori di proprietà dell’Inter in nazionale Under 21 nessuno di questi tornerà mai alla base. Sono calciatori che non avevano o non hanno spazio in nerazzurro. In Italia in generale siamo bravi a guardare quelli che giocano altrove e siamo pronti a dire ‘guarda come gioca bene quello’, ma poi non facciamo altrettanto con chi abbiamo in casa e non lanciamo i giovani. Il Barcellona offre importanti possibilità ai suoi giovani, da noi invece non succede. Alla Sampdoria? Sono arrivato e in sei mesi sono stato scartato, non ho avuto un’altra possibilità”.

EIBAR – In estate ero a Sabadell a casa dei genitori di mia moglie e casualmente mi era caduto l’occhio sulla promozione dell’Eibar. Incuriosito, ho chiesto a mio suocero che mi ha raccontato un po’ di cose. Qualche tempo dopo è arrivata la proposta, alla Samp non avevo spazio, l’ho accettata: sono sposato da 8 anni con una catalana, prima o poi era destino che finissi in Spagna. Tecnicamente solo in macchina, siamo tra Bilbao e San Sebastian. Calcisticamente con un’offerta che mi ha convinto”.

LIGA – È come la si vede da fuori. Ci sono gli squadroni e poi gli altri. E i piccoli – noi compresi – che provano sempre a giocarsela. Ci si difende, ma non c’è il catenaccio che c’è da noi, e la cosa si nota. Sette titolari fissi dell’Eibar sono gli stessi che giocavano due anni fa in terza serie. Testimonianza diretta, viva, di una mentalità diversa: fa capire che anche un giocatore di C può giocare in Liga. In Italia è difficile giocarsi le proprie carte”.

REAL MADRID“Sono degli extraterrestri, la squadra più forte che c’è in Europa e al mondo. E noi proveremo a fermarli con le nostre armi: unità, dedizione e uno stadio all’inglese pieno di (poca) gente e di (tanto) entusiasmo. Al ‘Camp Nou’ abbiamo avuto due occasioni e siamo rimasti sullo 0-0 fino al 60’. Al ‘Calderon’ abbiamo perso solo 2-1 e ci poteva stare il pari”.

SHARE