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Carlo Ancelotti non manca mai di sottolineare l’importante rapporto affettivo che lo lega al Milan, per quanto fatto in tanti anni sia da calciatore che da allenatore. Il tecnico di Reggiolo ha parlato proprio dei rossoneri, oltre che di molti altri argomenti, all’edizione odierna del quotidiano La Repubblica in edicola oggi:

MADE IN ITALY – “Qualcuno mi indica come una eccellenza italiana, ne sono onorato, dare lustro al nome del proprio Paese è un motivo di orgoglio. In 20 anni di panchina ho raccolto molti risultati, vengo annoverato tra i dieci migliori tecnici della storia e se è così è grazie ai maestri che ho avuto, a cominciare da Sacchi in Nazionale. Poi conta anche fare le scelte giuste al momento giusto. La Decima Champions League? E’ stata una conquista storica per il Real Madrid, che speriamo di replicare ancora, intanto sto discutendo il rinnovo del contratto oltre il 2016”.

RINGHIO UN FRATELLO – Ancelotti elogia anche alcuni suoi colleghi: “In tanti meriterebbero dei premi, se devo fare dei nomi dico Joachim Loew e Diego Simeone il primo in particolare è l’artefice della vittoria tedesca ai Mondiali grazie ad organizzazione e bel gioco. Io domatore di campioni? E’ una bella definizione ma i campioni veri non hanno bisogno di essere placati, vedete Cristiano Ronaldo…e poi i fuoriclasse sono i più facili anche da allenare, penso anche ad Ibrahimovic: lo svedese è tutt’altro rispetto a come viene dipinto, è prima di tutto un grande uomo. Con chi ho avuto il massimo feeling? Gattuso, al quale ho confidato cose mai dette a nessun altro”.

BALOTELLI POTEVA ANDARE AL PSG – Ancelotti svela un retroscena sul solito Balotelli, di cui si parla sempre: “Deve sentirsi a suo agio e trovare un posto adatto magari, prima o poi ci riuscirà, ma tutto dipende soprattutto da lui. Quando ero al PSG stavo provando a prenderlo, era subito dopo Euro 2012 dove si era comportato molto bene, ma poi abbiamo optato per Ibrahimovic”.

ALLENARE E’ DIFFICILE – “Io e Mourinho? Siamo diversi, il mio carattere mi porta a ‘fare la guerra’ solo se non posso evitarlo. Il portoghese ad ogni modo è un grandissimo allenatore – dice Ancelotti – lui spesso si beccava con il Barcellona, ed oggi si parla tanto di secessione della Catalogna, ma sport e politica sono due cose distinte ed il Real coi blaugrana ha una bellissima rivalità sportiva. Perché i grandi allenatori sono pagati più di molti calciatori? Perché il loro lavoro è molto complesso, non è come anni fa in cui bisognava gestire solo 16 calciatori a squadra…oggi ce ne sono molti di più e si gioca sempre, tutto è diventato più complicato”.

QUALCHE ERRORE L’HO FATTO – Ancelotti descrive la propria evoluzione calcistica: “A 55 anni non sono cambiato, specie dal punto di vista umano…i valori sono sempre gli stessi, ma avendo modo di girare tanto ho imparato tante cose, come le lingue, e mi sento più internazionale. Tatticamente invece non sono così integralista ma ho capito che bisogna adattarsi alle qualità dei top players che alleni. Tutti parlano delle mie intuizioni come i cambi di ruolo di Pirlo, Di Maria e Kroos ma di errori ne ho fatti, tipo non volere Baggio al Parma e non capire che Henry alla Juventus non era un esterno. Il Real? E’ organizzazione pura, i soci eleggono il presidente ogni 4 anni e questo vuol dire che il punto di riferimento sono loro, non ci sono magnati con petrodollari ma una gestione fantastica del nome del club, per questo qui arrivano solo i migliori, tipo Bale e James Rodriguez…ed io ne sono felice”.

IL CALCIO ITALIANO E’ IGNORATO – Ancelotti parla di un aspetto già toccato da Conte poco tempo fa: “I giovani italiani di oggi sono più pigri e meno affamati, ma il futuro è dei vari Verratti, Darmian, De Sciglio, Insigne, Immobile, El Shaarawy…per fortuna il capitale non manca. I miei allenamenti? Visto che si gioca ogni tre giorni pretendo concentrazione ed intensità. Stage delle Nazionali? Con i club c’è un rapporto complicato perché spesso i nostri giocatori tornano infortunati, si potrebbe riservare l’attività in esclusiva alle Nazionali a fine campionato. Il calcio italiano in Spagna non attira più come anni fa, vedere San Siro mezzo vuoto è triste, il problema sono le infrastrutture che abbiamo, troppo vecchie e assolutamente da rinnovare. Un grande evento potrebbe aiutarci, tipo con i Mondiali 2006 in Germania, ora uno slancio simile lo avrà la Francia con Euro 2016. All’Italia servono assolutamente stadi di proprietà come quello della Juve: su questa cosa ho studiato molto, pensate che il Manchester United ricava 180 mln di euro dall’Old Trafford, il Milan 20 dal Meazza. E in Spagna nonostante una tassazione al 50% si investe tanto, il Real guadagna tanto già solo col proprio museo”.

IL DIVERTIMENTO PRIMA DI TUTTO – Ancelotti parla delle milanesi: “Torneranno grandi, anche se c’è una differenza non da poco: Thohir è tifoso dell’Inter da quando l’ha comprata, così come Nasser al PSG, mentre la proprietà del Milan è da sempre rossonera. Rose di 25 giocatori obbligatorie in Serie A? Il Real ha 22 giocatori, piuttosto si dovrebbero lanciare i giovani visto che non esistono le seconde squadre, cosa utilissima che a me l’anno scorso ha dato 5 giovanissimi già pronti, 4 dei quali spagnoli. Erano Morata, Jesè, Carvajal, Nacho e Casemiro, tutti svezzati dal nostro Castilla”. Ancelotti ricorda anche Borgonovo ed il prossimo incrocio in amichevole con il Milan: “Stefano diceva che io non mi prendevo troppo sul serio e che questo era il mio segreto, lui era un mio grandissimo amico ed il calcio è anche amicizia, nel momento in cui non mi divertirò più smetterò. Se sei troppo serio è chiaro che non ti diverti, io per fortuna scherzo molto, e se hai Cristiano Ronaldo in squadra è una cosa facile, con lui poi si parte sempre dall’1-0 di vantaggio. Tatticismi? Se si esagera sono un guaio”.

MILAN UNICO AMORE – “Se voglio Messi? Che domanda…ma resterà dov’è perché il Barça ha i suoi simboli, noi del Real i nostri. Il 30 dicembre prossimo a Dubai giocherò contro il Milan, prima però ci sarà il Mondiale per Club da giocare e possibilmente vincere. Tornare in rossonero? Il Milan è l’unica squadra che mi farebbe tornare in Italia. Gattuso, Seedorf ed Inzaghi allenatori? Non lo avrei mai pensato, spero che faranno strada, per Clarence non è stato semplice perché a stagione in corso trovi mille difficoltà in più, io l’ho sperimentato alla Juve ed al PSG”.

CT NEL 2030 – Ancelotti conclude parlando della propria vita privata: “Abito in centro a Madrid e lavoro con mio figlio, presto poi diventerò nonno. La mia giornata è intensa, dalle 9:00 alle 18:00 lavoro nella Ciudad Deportiva, faccio una dieta sana e quando posso mi lancio in un pò di jogging al parco, quando poi ho tempo mi piace viaggiare, ho visitato Toledo, Santander e Alicante. Allenare una nazionale africana? Era un sogno passato ora svanito, fare il ct è troppo complicato. L’Italia? Ora c’è Conte…se rispettiamo la nostra ‘tradizione’ di andare in finale al Mondiale ogni 12 anni e vince ogni 24,a llora mi candido per il 2030: avrò solo 71 anni, si può fare”.

 

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