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Con il pareggio di ieri sera nel derby contro l’Inter il Milan  raccoglie solo il quarto pareggio nelle ultime cinque partite. E lo fa in una stracittadina che non ha regalato forti contenuti tecnici, ma che comunque le due squadre si sono giocati fino in fondo senza lesinare sull’intensità  e sulla voglia di portare a casa un risultato positivo. E alla fine il rammarico in casa rossonera è grande, come la sensazione di aver buttato via una gara che, dopo il vantaggio iniziale di Menez, sembrava in controllo degli uomini di Pippo Inzaghi. Inzaghi che a fine gara però ha difeso i suoi, anche se è evidente che qualche errore è stato commesso, anche dallo stesso tecnico. In particolare la prestazione dello spagnolo Fernando Torres non è stata certo del livello che ci si aspetta dal giocatore più pagato del Milan (5 milioni circa a stagione), e a tratti l’ex Chelsea è sembrato quasi d’intralcio alla manovra offensiva rossonera. Ma visto il suo ingaggio spropositato per il momento storico che il Milan sta vivendo dal punto di vista economico, il dictat presidenziale è chiaro: lo spagnolo deve giocare il più possibile, e così il tecnico si adegua. Inzaghi ha infatti sostituito il numero 9 con Honda solo al minuto 73, mentre era chiaro da prima che Torres non fosse minimamente in partita, col giapponese che appena entrato ha almeno regalato qualche spunto in più in chiave offensiva.

E’ stato un derby in chiaro scuro anche per Jeremy Menez che, schierato alle spalle di Fernando Torres, è stato molto impreciso: su 39 passaggi effettuati, infatti, 10 sono stati quelli sbagliati. Il gol del vantaggio timbrato dal francese è di rara bellezza, ma il dato che riguarda i palloni persi, che sono stati ben 21, alla fine incide sulla prestazione del numero 7 rossonero che invece dovrebbe rivestire i panni del leader tecnico della squadra. Panni che invece nella serata di ieri ha indossato El Shaarawy, dannandosi l’anima tra fase offensiva e difensiva, aiutando spesso e volentieri De Sciglio in ripiegamento su Nagatomo e Palacio. La traversa colpita poi è certamente un rammarico enorme per il Faraone che probabilmente è costata la vittoria del derby, ma la prestazione offerta, condita dall’assist a Menez, è una prova del miglioramento complessivo della condizione di un giocatore che fino a poche settimane fa sembrava smarrirsi.  Note positive poi anche dalla difesa che, schierata da Inzaghi in formazione più che rimaneggiata, ha concesso ben poco alle punte interiste e l’occasione più importante degli uomini di Mancini se si esclude il gol, la fuga iniziale di Icardi sventata da Diego Lopez, è stata frutto di un errore marchiano di Muntari a centrocampo, protagonista il ghanese di una partita molto sottotono. In particolare Adil Rami, spostato sulla destra vista l’assenza di Abate, ha convinto in quel ruolo offrendo una buona spinta in fase offensiva e annullando Kovacic che agiva da quella parte.

Finisce quindi senza vincitori nè vinti la stracittadina milanese più attesa degli ultimi due anni, e da oggi nè Milan nè Inter potranno sentirsi padroni di Milano. E a conclusione di una partita dai contenuti tecnici modesti, il Milan, come i rivali nerazzurri, si vede a una distanza ormai importante da quel terzo posto che a inizio stagione, per bocca di tecnico e società, era l’obiettivo stagionale. Inzaghi però in vista di una difficile rincorsa dovrà fare tesoro delle indicazioni che queste ultime cinque gare senza vittoria portano in dote ad un tecnico che deve tornare a scegliere gli uomini, e magari a vincere, con la propria testa. 

 

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