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Ci sono partite destinate a restare nella storia, al di là della categoria. E, quando ciò accade, la cosa più bella è quella di poter dire “io c’ero!”. Al sottoscritto è capitato il 20 giugno 2010. Una data che i calciofili incalliti, probabilmente, ricorderanno per Italia-Nuova Zelanda, una delle figuracce dell’Italia lippiana al mondiale sudafricano. Quel giorno, sul campo di Pianura (popoloso quartiere di Napoli), si giocava la semifinale di ritorno della fase nazionale play off di serie D.

Una partita all’apparenza insignificante, in quanto la gara di andata, giocata qualche giorno prima, si era conclusa con il punteggio di 5-0 in favore del Carpi. Un risultato netto, che non ammetteva repliche. Una convinzione radicata anche nei fratelli Antonio e Ludovico Cafasso, presidenti del Pianura, squadra rilevata in 1° categoria e portata, nel giro di sei anni, ad un passo dai professionisti con tanto di campo in erba sintetica e campagne acquisti faraoniche per stravincere.

Ebbene, contrariamente a tutte le altre volte, il sabato che precedeva la partita il Pianura non andò in ritiro. Scelta dei Cafasso, “arrabbiati” con la squadra per la figuraccia di Carpi e per nulla intenzionati a spendere un solo altro euro per quel gruppo, nonostante le insistenze di squadra e allenatore (il navigato Mimì Gargiulo, una marea di campionati “minori” vinti in Campania). La società è praticamente rassegnata: per il terzo anno di fila sarà costretta a giocare nel campionato di serie D.

Quel giorno, il clima allo stadio “Simpatia” è surreale in tutti i sensi: piove e sugli spalti ci sono un centinaio di tifosi, nonostante i gradoni del piccolo impianto napoletano ne potesse contenerne molti di più. Da Carpi una ventina di tifosi, arrivati per fare festa. Eppure, già prima della gara, nel settore dei tifosi locali compare uno striscione profetico: “YES WE CAN”. Il motto del presidente degli Stati Uniti fa sorridere in molti, perché anche se la palla è tonda l’impresa è davvero dura.

Quel giorno, la mia agenzia di stampa mi spedisce al “Simpatia” per un servizio su quella partita. Ci vado un po’ annoiato, perché penso di assistere ad una gara senza senso, in cui entrambe le squadre non vedono l’ora che arrivi il novantesimo: il Pianura per andare in vacanza, il Carpi per pensare alla finale. Mi posiziono, insieme ad altri giornalisti e ad alcuni dirigenti, su un terrazzino alle spalle di una delle porte. La porta dove il Pianura attaccherà nel corso del secondo tempo …

La gara inizia, e tempo centoventi secondi ed il Pianura è già in vantaggio: segna Del Sorbo di testa su calcio d’angolo di Manzo, 1-0. Timidi applausi. Il Pianura attacca, sul proprio campo (corto, stretto e sintetico) si trova a suo agio. Minuto 7, cross di Carbonaro e rovesciata di Tommaso Manzo (il calciatore più tecnico), 2-0. Adesso i gol da rimontare sono 3 ed i minuti a disposizione 83 più recupero. Qualcuno, probabilmente, inizia a crederci, anche se non smette di piovere.

Il maltempo non agevola di certo la squadra che deve attaccare, eppure non appena la pioggia cala d’intensità per il Pianura arriva l’autentica doccia fredda: a metà tempo, Perini batte una punizione per il Carpi all’apparenza innocua, il portiere Despucches non trattiene la sfera e si va così sul 2-1. Adesso il Pianura dovrebbe segnarne 5 senza subirne: il Carpi può rilassarsi anche se, poco dopo, lo stesso Perini colpisce pure una traversa. Si rilassa troppo il Carpi quando, alla mezz’ora, concede l’uomo in più al Pianura per l’ingenua espulsione di Gherardi.

Il Pianura riprende subito ad attaccare, sbaglia un rigore in movimento con Manzo e soltanto nel recupero del primo tempo segna il 3-1 con una punizione di Mattera, centrale e a mezza altezza. Servono altri 4 gol, senza subirne. La svolta arriva dopo l’intervallo: con un uno-due micidiale, Tommaso Manzo segna una doppietta che al 5’ del secondo tempo fissa il risultato sul 5-1. Mando un sms ad un amico: “Forse avviene un miracolo!”. Sì, comincio a crederci anche io.

Anche gli dei del pallone lasciano una firma indelebile. Ad un certo punto inizia a diluviare, anche vedere la partita diventa difficile. Il campo sintetico presenta pozzanghere, ma si gioca, si deve giocare. Ausiello, subentrato alla fine del primo tempo, prima spreca il colpo del 6-1, poi lo trova a metà ripresa. Il “Simpatia” esplode, adesso manca soltanto un gol ed il Carpi è in dieci, oltre che in bambola. Eppure, Giove Pluvio rischia di rovinare tutto a cinque minuti dalla fine della gara.

E’ il 40’ quando Despucches, il portiere del Pianura, prova ad appoggiare il pallone ad un compagno, ma la sfera  viene frenata da una pozza d’acqua e consente a Bigoni di raccoglierla e di mandarla alle spalle del portiere: è il 40’ ed è il gol del 6-2. E’ finita, o forse no, perché non c’è tempo di disperarsi che al 42’ Del Sorbo segna il gol del 7-2. “Simm stat maledett, oh!” esclama patron Cafasso perché così fa male, fermarsi ad un solo gol dal miracolo. Intanto, l’arbitro assegna 3’ di recupero.

E’ il 92’, il Pianura attacca alla disperata. Probabilmente è l’ultima azione. Cross di Galdean, palla in area, c’è un solo modo di colpirla lì davanti a noi: un gesto tecnico sublime. E’ quello che Tommy Manzo si regala: rovesciata. Il pallone finisce lì dove Rolli, povero portiere del Carpi, non può arrivare. E’ il gol dell’8-2: stavolta sì, è finita, il Pianura ha fatto il miracolo! E festeggia con quelli che c’erano. Il sottoscritto si gira verso il segretario del Pianura, lui fa lo stesso: ci abbracciamo, felici e contenti.

Sono consapevole di aver assistito ad un “miracolo sportivo” unico, dovrei anche raccogliere le interviste del Carpi ma l’allenatore Giancarlo D’Astoli rilascia soltanto un eloquente “oggi non dico un ca…”. Più sportivi i suoi giocatori, che si concedono ai giornalisti pur lamentandosi per un clima ostile. Il sottoscritto riceve diverse telefonate, il risultato lascia pensare ma non c’è nessuna ombra, anche perché le “papere” le ha fatte il portiere del Pianura, non quello del Carpi. Sconfitto con giustezza.

Non tutti i miracoli, tuttavia, hanno un lieto fine. Il Pianura perde la finale play off nazionale a Matera, ma soprattutto non presenta domanda di ripescaggio perché il Comune di Napoli non può garantirgli uno stadio dove disputare le partite interne tra i professionisti. Così, i fratelli Cafasso non iscrivono la squadra neanche in serie D. Fine della favola, comincia quella del Carpi. Che presenta domanda di ripescaggio festeggiando la Seconda Divisione, e quattro anni dopo comanda nel campionato di serie B.

 

di Marco Santopaolo

 

IL TABELLINO DI PIANURA-CARPI 8-2 (20 GIUGNO 2010)

PIANURA (4-3-3): Despucches 4; Carbonaro 8, Mattera 8, Allocca 7,5 (20’ st De Luca 7,5), Letizia 8; De Rosa 7 (37’ pt Ausiello 8), Scarpato 8 (30’ st Galdean 7,5), Ianniello 7,5; Pirone 7, Del Sorbo 8, Manzo 9. A disp.: Muoio, Manzi, Alterio, Scognamiglio. All.: Gargiulo 8.

CARPI (4-4-2): Rolli 4,5; Martinelli 4,5, Merlini 4,5, Dascoli 4,5, Caselli 4,5; Pasciuti 4,5, Malpeli 4,5 (24’ st Di Chiara 4,5), Perini 5,5, Alij 4,5 (16’ st Lo Russo 4,5); Ferretti 4,5 (8’ st Bigoni 5,5), Gherardi 4. A disp.: Frongillo, Politano, Franchi, Taugourdeau. All.: D’Astoli 4.

ARBITRO: Roca di Foggia 5.
RETI: pt 2’ Del Sorbo (P), 7’ Manzo (P), 21’ Perini (C), 47’ Mattera (P); st 1’, 5’, 47’ Manzo (P), 21’ Ausiello (P), 40’ Bigoni (C), 42’ Del Sorbo (P).
NOTE: spettatori 150 circa, di cui 20 da Carpi. Espulso al 30’ pt Gherardi per gioco violento. Ammoniti: Mattera, Manzo. Angoli 7-2 per il Pianura. Recupero: pt 4’; st 4’.

IL VIDEO DEL MATCH

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