Adrian Mutu, l’esempio perfetto di genio e sregolatezza

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Tutti noi siamo pronti a riconoscere che, principalmente, il calcio rappresenta nella nostra vita niente più di uno svago. Per qualcuno è stato un sogno impossibile da seguire, per altri una fantasia realizzata tra sudore, sangue e sacrifici. E non sempre tutto ciò è bastato per arrivare ad alti livelli. Molto spesso la concentrazione sullo sport ha portato molti ad interrompere gli studi, a mettere in standby la vita privata. C’è stato per un ragazzo, sui cui molti non avrebbero scommesso un soldo, che è riuscito a fare addirittura entrambe le cose: Laureato in Giurisprudenza e in Scienze dello Sport, il Dottor Adrian Mutu aveva talento da vendere non solo sui libri ma anche in mezzo al campo. E le magie non sono mai mancate. Così come, ovviamente, le ombre oscure di una storia a tratti violenta e caotica. Un percorso che ha portato un umile ragazzino rumeno in Paradiso e poi all’Inferno, con alti e bassi (anche quelli) da campione. Se hai un sogno devi crederci, ma anche prenderlo sul serio. E quando questo finisce per svanire, il più delle volte è impossibile tornare indietro.

Adrian Mutu nasce a Calinesti nel 1979. E’ uno studente modello, ma ci sa fare anche con i piedi. E allora perché non provarci, a far qualcosa, tra le giovanili dell’Arges Pitesti. Qualche scampagnata tra un esame e l’altro e una passione da coltivare gelosamente. Le cose vanno meglio del previsto: Mutu esordisce nel 1997 nel campionato rumeno proprio con la maglia della squadra che aveva assecondato il suo desiderio. E, tutto sommato, non se la passa poi male: in un paio di anni sono addirittura 11 i gol, accompagnati da svariati assist. Mutu è un’ottima seconda punta che, all’occorrenza, può giocare anche da trequartista ed ala d’attacco. La sua duttilità tattica e le grandi qualità tecniche ne fanno da subito il giovane più interessante del torneo, e le big di Romania si interessano a lui da subito. La conseguenza delle lusinghe ai piani alti è il trasferimento: Mutu dice addio al club da dove tutto ebbe inizio per accasarsi alla Dinamo Bucarest, club con il quale giocherà altre due stagioni vincendo, a soli 18 anni, la Coppa di Romania. Nel 2000 la svolta: la squadra lotta per il campionato (che vincerà) ma dall’Italia arriva per il giovane talento un’offerta irrinunciabile, quella dell’Inter. Impensabile dire di no, così Mutu saluta tutti e parte alla volta dell’Italia. E’ qui che avranno inizio le sue avventure più grandi.

Agli ordini del tecnico Tardelli, Mutu giocherà 14 gare totali (di cui 10 in campionato), con un esordio da brividi: la prima con la maglia dell’Inter coincide infatti con un Derby di Coppa Italia, e Mutu metterà subito il timbro alla sua prima esperienza italiana con un gol da predestinato. La concorrenza però è agguerrita e, in virtù degli acquisti estivi, il Biscione non può garantirgli molto spazio. L’Inter si accorda allora con il Verona per una cessione in comproprietà. Ancora una volta il ragazzo non esita a mettersi in mostra: durante la prima stagione siglerà 4 gol in campionato, nella seconda 12 che però non bastano a salvare il club dalla retrocessione in Serie B. E’ evidente, però, che Mutu è troppo talentuoso per poter scendere di categoria senza rimpianti. La cessione è inevitabile. Ad acquisire le prestazioni di Mutu è il Parma di Cesare Prandelli, che sta allestendo una squadra giovane e ambiziosa. E’ proprio al Tardini che Mutu conosce il primo, grande partner calcistico della sua vita: quell’Adriano proveniente sempre dall’Inter, un brasiliano dal fisico devastante e dalla progressione impetuosa. Insieme i due fanno faville, e le cose vanno benissimo. Quella che doveva essere una stagione di transizione si trasforma per il Parma in un grande campionato, chiuso al 5° posto con pochi punti di ritardo dal 4°. La coppia Mutu-Adriano è semplicemente perfetta: il rumeno spesso regala assist al bacio al brasiliano, altrettanto frequentemente però timbra il cartellino (in totale 18 volte in Serie A, con almeno la metà dei gol siglati su calcio di punizione). E’ un momento magico per Mutu: la Laurea è arrivata e il sogno partito come un passatempo si sta realizzando. La realtà però incombe come una ghigliottina, e non c’è scampo.

Dopo un solo anno al Parma, le richieste per Mutu fioccano come la neve a Natale sulle Alpi. La società vorrebbe fare uno sforzo ma trattenerlo significherebbe rinunciare ad importanti emolumenti. E così Mutu lascia l’Italia per andare a giocare in Premier League: lo acquista il Chelsea nell’Agosto del 2003. Club che sta rialzando la testa dopo anni di nulla grazie ai soldi di Roman Abramovich, il Chelsea pensa di aver trovato in Mutu un elemento di sicuro valore a cui affidare nel presente e nel futuro le chiavi dell’attacco. Ed in effetti l’inizio è d’impatto: Mutu segna 3 gol nelle prime 4 partite (di cui due al Tottenham), lasciando presagire ottime cose. Lo slancio iniziale, però, si esaurisce quasi immediatamente e Mutu, pur raggiungendo con la squadra la semifinale di Champions League, smetterà di essere decisivo. La speranza è l’ultima a morire, e non può essere di certo una stagione a rovinare quanto fatto di buono fino a quel momento. Il Chelsea non può distruggere il suo dispendioso investimento e Mutu ha necessità di dimostrare che capita a tutti di sbagliare. L’errore più grande, però, lo commetterà fuori dal campo. Un errore che quasi gli costerà la carriera: Mutu viene infatti trovato positivo alla cocaina dopo appena due presenze del 2004. Il Chelsea lo licenzia e gli farà causa (guadagnando, in seguito, 18 milioni di sterline, la multa più alta mai pagata da un giocatore di calcio), la FA lo multa per 20.000 sterline e lui viene squalificato per 7 mesi. Uno stop clamoroso per il ragazzo che ce la stava facendo davvero.

Durante la squalifica, Mutu prova a riabilitare la sua immagine. Il calcio italiano gli manca e potrebbe essere il luogo migliore per ricominciare. Si interessa a lui la Juventus, con tutta l’intenzione di acquistarlo. In effetti, nel Gennaio del 2005 Mutu (o Murgu, come spesso viene chiamato in FIFA per via della mancanza di diritti sul calciatore, fate vobis) diventa un calciatore bianconero. Ma con un piccolo artificio di mercato: per via di alcune mancanze di qualche normativa, Mutu fu tesserato dal Livorno, squadra con la quale si allenò senza mai giocare ufficialmente, per poi esordire direttamente con la Juventus. Anche qui, la concorrenza è tantissima: in attacco Ibrahimovic e Trezeguet sono inamovibili, e sarebbe impossibile scalzare anche Alex Del Piero. Fabio Capello è però a conoscenza delle qualità del rumeno e, pur di farlo giocare, lo reinventa esterno sinistro di centrocampo con compiti offensivi. Mutu interpreterà alla grande il ruolo, totalizzando 45 presenze e 11 gol. Conquista lo Scudetto, ma scoppia Calciopoli: con la retrocessione in B dalla Juventus vanno via un po’ tutti, tra cui proprio l’ex 10 del Parma. La nuova destinazione è la Fiorentina. In effetti, la seconda casa di Adrian Mutu.

A Firenze Mutu, che nel frattempo si riprende anche la Nazionale della Romania (con la quale in totale ha collezionato 77 presenze e 35 reti, giocando anche due Europei), ritrova Cesare Prandelli, che lo aveva allenato già in Emilia. E, dopo Adriano, sboccia di nuovo l’amore platonico con un altro attaccante: si tratta di Luca Toni, nel momento migliore della carriera e nuovo perno della Nazionale Italiana di calcio, con la quale si era da poco laureato Campione del Mondo. In un attacco che può contare anche su Giampaolo Pazzini, i due s’intendono a meraviglia. Il 2006-2007 è, probabilmente, il campionato di Serie A migliore disputato da Mutu: il numero 10 mette a segno 16 reti (alla pari del suo compagno di reparto Toni), servendo la solita sequela di magnifici assist. Viene eletto miglior giocatore del campionato italiano da più parti e porta la Fiorentina al 5° posto nonostante la penalizzazione dovuta a Calciopoli. La stagione successiva è altrettanto esaltante: Mutu sigla stavolta 17 reti in A e 6 in Coppa Uefa, competizione nella quale la Fiorentina arriverà in semifinale. A fine stagione arriva anche il 4° posto, valevole per l’accesso alla Champions League finalmente ripresa dopo la fugace esperienza europea con il Chelsea. Non ci sono dubbi: Mutu è finalmente tornato. O quasi.

Nel 2008-2009 Mutu è infatti vittima di diversi infortuni che ne minano le prestazioni. Molti sono i problemi iniziali, ma il ragazzo continua ad essere decisivo raggiungendo anche quota 100 reti con le squadre italiane e siglando la sua prima tripletta in carriera in casa del Genoa. L’anno dopo un altro grave infortunio lo frena: contro il Debreceni in Champions League si rompe il menisco e dev’essere operato. Ancora una volta Mutu rialza la testa e chiuderà la stagione da capocannoniere della Coppa Italia, con 4 gol siglati. I vecchi fantasmi, però, non lo hanno mai abbandonato. Mutu è un ragazzo dal carattere difficile che spesso, fuori dal campo, si è distinto per azioni non proprio illuminate. E proprio nel 2010 il nuovo Hagi ci ricasca: stavolta la sostanza incriminata è la sibutramina, una sostanza che annulla il bisogno di appetito. Positive anche le controanalisi, e non c’è giustificazione che tenga. Altri 9 mesi lontano dal campo e una lezione, a quanto sembra, non assimilata.

Nonostante l’accaduto la Fiorentina non gli rescinde il contratto: il ragazzo è l’idolo dei tifosi e sia tatticamente che tecnicamente risulta imprescindibile, nonostante l’esplosione di Jovetic. Mutu fa però di tutto per distruggere sé stesso: nel Gennaio del 2011 si fa mettere fuori rosa per aver abbandonato l’allenamento senza permesso, restandovi per un mese. Inoltre, per via di una notte a tema alcolico  con il compagno di Nazioanle Tamas, il C.T. Piturca lo estromette per lungo tempo dalla Romania (verrà poi richiamato a Settembre). Arriverà anche una doppietta contro il Catania a Marzo, ma qualcosa ormai si è rotto: Jovetic è sempre più decisivo, oltre ad essere più giovane, e la società non lo ritiene più intoccabile. Il tempo di Mutu, così come era iniziato, sta inesorabilmente finendo. Dopo 5 stagioni con 143 presenze e 69 reti, Mutu lascia la Fiorentina per accasarsi al Cesena. Accolto come un re, Mutu è la ciliegina sulla torta di un mercato che, in teoria, dovrebbe portare il Cesena al mantenimento della categoria, se non a qualcosa di più. Purtroppo la squadra si rivela invece non all’altezza, nonostante gli 8 gol di Mutu. A fine anno arriva così la retrocessione in Serie B. E, per la seconda volta (a quanto pare definitiva) Mutu dice addio all’Italia: si accasa all’Ajaccio, in Francia. In una stagione e mezzo 11 reti. Il carattere è sempre ribelle: protesta in maniera plateale per la mancata convocazione per i playoff Mondiali contro la Grecia pubblicando su Facebook un fotomontaggio che ritrae Piturca come Mr. Bean. La Romania perde i Mondiali e lui la Nazionale, stavolta per sempre. Per evitare un’altra retrocessione anche con il club francese (poi avvenuta) va via anche da lì, accasandosi in patria al Petrolul Ploiesti. Qualche golletto e poi un’intuizione: vanno tutti in India, perché non io? Ma non è così facile, in pieno stile Mutu: il calciatore, ubriaco, avrebbe discusso con i diplomatici dell’ambasciata indiana del suo Paese, vedendosi impossibilitato alla partenza per l’India. Il giocatore ha però sempre smentito tale notizia. La verità sarà nel mezzo? Non si sa. C’è solo una certezza: il sogno sta finendo. E il futuro è incerto.

Mutu, 4 volte calciatore rumeno dell’anno, resta uno dei più fulgidi e rappresentativi esempio di genio e sregolatezza: un ragazzo che, con qualche accorgimento personale maggiore, avrebbe potuto scrivere la storia nel grande libro del calcio, ma che si è dovuto accontentare di vedersi eclissare una carriera dall’incubo del doping. Uno studente modello, venuto però meno alla pratica dinanzi alla quale lo aveva messo la vita. Un fuoriclasse perso nelle scelte sbagliate di chi, pur valendo 100, ha reso 50. E nell’esame più importante, per Mutu è arrivata una sonora quanto inaspettata bocciatura.

 

Claudio Agave