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paletta

Cittadini del mondo, nel caso del calcio in maniera ancora più evidente.  Sono ormai tantissime le nazionali che approfittano di stranieri naturalizzati per rimpolpare i loro ranghi o per migliorare un livello tecnico di una rosa a volte con dei vistosi “buchi”.  La globalizzazione ha ormai reso lo spostamento intercontinentale sempre più facile e le leggi per la cittadinanza, pur cambiando di luogo in luogo per rigidità e caratteristiche, permettono di poter usufruire di diversi vantaggi anche a persone che ottengono la nazionalità in un secondo momento. Al giorno d’oggi stiamo assistendo ad episodi di ogni tipo: dal duello ispano/brasiliano per aggiudicarsi le prestazioni di Diego Costa, dalla triplice nazionalità di Januzaj che potrebbe giocare indifferentemente nel Belgio, nell’Inghilterra o nella neo nazionale kosovara, o di giovani che giocano in una selezione giovanile per poi cambiarla successivamente (come ad esempio Kevin Prince Boateng, under 21 tedesco ed ora leader del Ghana).

ITALIA SUDAMERICANA- Per quanto riguarda l’Italia, la questione degli oriundi è sempre stata vista in parte con sospetto, pur accogliendo volentieri talenti come Sivori e Camoranesi che hanno guidato gli azzurri ad importanti successi. Con il passare del tempo e la sopra citata globalizzazione, le possibilità di convocazione si sono allargate ulteriormente anche nel nostro Paese, permettendo ai c.t. ed in particolar modo a quello attuale, di poter sperimentare giocatori italo-qualcosa per testarne le qualità. Oltre ad Osvaldo e Thiago Motta, ormai in pianta stabile nell’elenco dei convocati, ci sono stati giocatori di passaggio come Ledesma e Amauri, mentre è di recente convocazione il difensore del Parma Paletta. Prandelli non sembrava avere intenzione di fermarsi qui: si parla di un possibile inserimento dell’interista Jonathan, del partenopeo Jorginho e di tanti altri giocatori che potrebbero un giorno indossare la casacca azzurra.

APPARTENENZA O CONVENIENZA?- La domanda rimane una: quanto è vantaggiosa una politica di questo genere?  Dal punto di vista strettamente legale, un tipo di scelta come questa è assolutamente incontestabile: un calciatore che per legge è un cittadino italiano può essere convocato per far parte della nazionale.  Il punto di debolezza è più che altro di natura etica e morale. La nazionale non può essere considerata allo stesso livello di una squadra di club: sicuramente conta il livello tecnico, è importante poter vincere le partite e raggiungere traguardi importanti, ma prima di ogni altra cosa la squadra con la maglietta azzurra rappresenta un popolo, una nazione ed un Paese. Chi la veste non solo ha il compito di giocare bene, ma ha il dovere e l’onore di essere il simbolo del calcio italiano nel mondo. Se per una squadra di club l’appartenenza ai colori ed alla città è, giustamente, per un giocatore  un fattore secondario, per quanto riguarda la nazionale non può essere trasposto l’identico significato di lavoro e di professionismo. La nazionale è una selezione tra dei migliori giocatori del Paese che, dovendo rappresentare un popolo ed una nazione, devono identificarsi nel contesto di cui difendono i colori. Questo discorso non è indirizzato a nessun giocatore in particolare, ma è un punto di vista generale per far emergere l’assurdità della scelta di rappresentare una nazionale anzichè un’altra guardando alla sola possibilità di poter giocare di più o di poter partecipare ad una competizione internazionale. La questione del dovere di rappresentare una nazione in rapporto alla grande quantità di oriundi è emersa ultimamente in almeno due occasioni, seppur non nella nazionale italiana: Sinisa Mihajlovic, da c.t. della Serbia, non si è fatto scrupoli nell’allontanare dalla squadra Adem Ljajic nonostante fosse tra i giocatori più talentuosi. Motivo? L’attaccante giallorosso si era rifiutato di cantare l’inno nazionale. Allo stesso modo il centrocampista inglese Jack Wilshere si è espresso con parere contrario alla convocazione di Januzaj nella selezione dei tre leoni. “La nazionale inglese deve essere composta da inglesi” ha affermato, non lasciando alcun margine di manovra a favore di eventuali naturalizzazioni. Il giocatore si è detto contrario anche alla presenza di commissari tecnici non inglesi, pur riconoscendo immensa gratitudine a Fabio Capello per averlo fatto esordire.

FRATELLI D’ITALIA- Il punto della questione è il bisogno di avere una nazionale composta da giocatori che si sentano parte del Paese che rappresentano, proprio perchè parte di un gruppo che prescinde dai puri valori tecnici o calcistici. Le leggi nella storia cambiano e non è cosa impossibile che permettano a giocatori naturalizzati per convenienza di essere convocati, impedendolo poi ad altri che invece si sentono parte di quel mondo ed orgogliosi di rappresentarlo. Il calcio è emozione, emotività ed unione, ancor di più quando si parla di nazionale. Come risolvere il problema? Impossibile. Non è credibile chiedere ad un allenatore di selezionare giocatori in base al loro senso di appartenenza. L’appello che si intende lanciare è diretto proprio ai calciatori, affinchè almeno per una volta vengano lasciati da parte l’opportunismo e la convenienza in favore del lato emotivo che sempre più raramente è possibile individuare in questo sport. D’altronde cosa c’è di più bello che segnare un gol rappresentando il TUO Paese nel mondo?

In sostanza, si agli oriundi ma solo a quelli dal cuore italiano.