SHARE

Rugani.Romagnoli.combo.2014.15.356x237

C’era una volta l’Italia dei difensori. Adesso non più. L’ennesimo primato di cui il nostro calcio in crisi si è visto “scippare” per l’incapacità dei tecnici dei settori giovanili sparsi per tutta la penisola di formare nuovi giovani per quello che è, da sempre, un ruolo che ci ha visto protagonisti assoluti per lunghi anni. Si dice spesso che non si insegni più a marcare “a uomo“, che si prediligano altri aspetti nel percorso di crescita che tanti ragazzi affrontano a livello giovanile, ed è forse per questi motivi che il calcio nostrano non riesce più a proporre buoni prospetti, giovani promesse per il futuro.

Qualche giorno fa, la Fifa ha stilato la classifica dei migliori 20 difensori al mondo, di cui quattro verranno poi inseriti nella formazione ideale per il 2014. Nella lista non era presente alcun rappresentante dell’Italia: la conferma del momento assai delicato che viviamo e l’ennesimo duro colpo a tutta la categoria dei difensori italiani. Certo sorprende non vedere i nomi di Chiellini, Barzagli o Bonucci (al  momento i nostri migliori 3 difensori centrali per rendimento), ma a lasciare sgomenti è anche l’assoluta mancanza di un ricambio generazionale che possa garantire un futuro al calcio italiano. Chi dopo il trio juventino? Su chi potrà fare affidamento la nostra Nazionale nei prossimi anni? Ma soprattutto, perchè non siamo più capaci di produrre difensori moderni e all’altezza?

Due sono i prospetti sui quali credere e poter contare al momento: Daniele Rugani e Alessio Romagnoli, rispettivamente classe ’94 e ’95. Il primo ha letteralmente bruciato le tappe e ha già conquistato la chiamata di Antonio Conte in Nazionale maggiore; il secondo ne ha preso il posto (almeno nelle intenzioni di Di Biagio) nell’Under 21 che a giugno sarà impegnata con i campionati europei di categoria. Rugani ha sorpreso tutti in questa prima parte di stagione per autorevolezza e capacità; promesso sposo juventino, sembra davvero rappresentare il volto nuovo sul quale costruire le basi della nuova Italia. Romagnoli, anche lui precocissimo ma con un caratterino niente male, ha preferito saggiamente l’esperienza alla Sampdoria dopo comunque l’ottima annata a Roma la scorsa stagione (diverse presenze anche da terzino sinistro); l’esperta guida di Sinisa Mihailovic non potrà che aiutarne il percorso di crescita e i miglioramenti sono già ben visibili. Certo si tratta di due ragazzi giovanissimi, a cui va concessa anche la possibilità di sbagliare; l’incapacità nel saper aspettare e proteggere i nostri giovani è forse la causa principale per cui adesso il calcio italiano si ritrova in questa situazione. La moria di difensori, se vogliamo, è la stessa per gli altri reparti (soprattutto quello d’attacco) ma tornare a credere nei giovani è l’unica perseguibile se si vuole tornare a primeggiare nel ruolo. E’ la storia ad imporcelo, la scuola dei difensori italiani è stata per lunghi anni la migliore e deve tornare ad esserlo.

Farsi le ossa in provincia: è questa l’unica strada possibile per accumulare esperienza e prepararsi al grande salto. I grandi club difficilmente mostrano la pazienza necessaria per lanciare un giovane calciatore italiano tra le proprie fila; i tempi di Baresi, Maldini, Bergomi, piuttosto che di Nesta e Cannavaro sono lontanissimi in questo senso. La mancanza di progetti tecnici seri, l’incapacità di portarli avanti fino in fondo e la fretta di vincere, impongono un’altra politica che non prevede l’innesto di talenti. Un’amara riflessione, imposta da quella che è oggi la preoccupante situazione; le intenzioni, vere o presunte, di cambiamento non possono prescindere dal rilancio dei nostri ragazzi; per tornare a primeggiare tra i difensori, dove la tradizione è favorevole.

 

SHARE