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Ci sono storie nel calcio che quando le si ascolta si finisce per avvertire un deciso retrogusto amaro in bocca. E’ questo il caso di Stefano Okaka, potente attaccante doriano esploso definitivamente in questo inizio di stagione di Serie A 2014/15. Oggi la punta italiana, di origini nigeriane, si racconta alla Gazzetta dello Sport.

OKAKA ALLA GAZZETTA Queste le parole di Okaka sulle colonne della rosea Se fossi stato bianco sarei più considerato di quello che sono: un nero deve sempre dare qualcosa di più. A Cittadella, quando andavo a scuola mi prendevano in giro per il mio secondo cognome, Chuka. Non li picchiavo perché si sarebbero fatti male, ma ci soffrivo. Poi quando andai a Roma e tutti a chiedermi l’amicizia su Facebook. Ma col cavolo, per me erano morti” L’unico ad averlo capito fu una vecchia volpe del nostro pallone “A Parma Cassano era l’unico che credeva in me e mi proteggeva perché poteva permetterselo. Mi diceva sempre ‘l’acqua che sta in cielo prima o poi scende, e scende forte’.  A Parma Donadoni e Leonardi mi vollero, poi mi mandarono a La Spezia, inspiegabilmente. Poi torno e mi fanno allenare a parte da solo. Ora li ringrazio perché altrimenti non sarei alla Samp, però a quei tempi ero arrivato a dirmi che il calcio non era la mia strada“.

Sulla convocazione da parte di Antonio Conte Okaka ha poi sentenziato “Io mi sento italiano, quando mi hanno telefonato per giocare con la Nigeria ho rifiutato perché non mi sembrava una scelta naturale, e poi è arrivata la chiamata di Conte per l’Italia. Però il mio passato è là e oggi mi sento come un albero che non conosce le sue radici.

Stefano Mastini

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