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Un uomo che ha legato con passione vita e carriera al calcio e allo sport, ma soprattutto a quella radio dalla quale agli italiani ha annunciato reti, raccontato partite e azioni e celebrato Scudetti: Enrico Ameri, per anni e anni prima voce di Tutto il calcio minuto per minuto.

ATTENZIONE! ATTENZIONE!”: chissà quanti appassionati di calcio di vecchia data ricorderanno questa improvvisa interiezione. Un po’ con affetto, per la familiarità con cui si riproduceva gracchiando dalle casse della radiolina. Ma anche con bonario fastidio, giacché tante volte avrà rischiato di provocare problemi all’udito di chi ascoltava …. Più che l’annuncio di un goal, sembrava quello che avvisa partenze e arrivi all’aeroporto o alla stazione, o magari quello che nei supermercati chiede ai colleghi di dare una mano alle casse …. Scherzi a parte, questo urlo improvviso, rimbombante e perentorio al punto da fermare quasi tutto il resto, altro non era che il marchio di fabbrica di uno dei nostri ‘maestri’ di giornalismo. Un uomo che ha legato con passione vita e carriera al calcio e allo sport, ma soprattutto a quella radio dalla quale agli italiani ha annunciato reti, raccontato partite e azioni, celebrato Scudetti. Lo avrete capito: stiamo parlando di Enrico Ameri, per anni e anni prima voce di Tutto il calcio minuto per minuto.

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Di origini genovesi (i genitori sono di Busalla), Enrico nasce a Lucca il 15 aprile 1926, figlio di un funzionario di polizia. Seguendo gli spostamenti del padre trascorre l’infanzia nel capoluogo ligure, la stessa città del suo futuro collega Alfredo Provenzali. Leggenda vuole che, malato di calcio fin da piccolo (tifa Genoa), cerchi di imitare la voce del mitico Nicolò Carosio facendo rimbombare la sua voce all’interno di una pentola! Nel 1937 si trasferisce con la famiglia a Roma, ove consegue la maturità classica. Il suo cuore batte politicamente a destra, il che lo spinge a battersi per la Repubblica Sociale Italiana; nel corso della sua esistenza affermerà di votare MSI. Una cosa che, statene certi, la maggioranza degli ascoltatori gli avrà sicuramente perdonato. Nel 1949 è già alla RAI dopo aver frequentato con successo la scuola di radiocronisti diretta da Franco Cremascoli; muove i suoi primi passi occupandosi di cronaca e, fin dall’inizio, di sport, in particolare ciclismo. La prima radiocronaca avviene quasi subito: edizione 1950 della Mille Miglia. Un debutto durante il quale perde la voce per l’emozione, come racconterà simpaticamente anni dopo. Ben presto gli vengono affidati altri campi, quelli di battaglia: Indocina, India, Vietnam. E continua a lavorare per la cronaca nera, tanto da divenire addirittura celebre allorquando nel 1955 scova per primo i resti del DC-6 Sabena, decollato da Bruxelles e caduto accidentalmente nei pressi del Terminillo: 29 morti, tra cui un ex Miss Italia. Ma il 1955 è anche l’anno della sua prima radiocronaca di una partita di calcio: Udinese-Milan, trasmessa in contemporanea su radio e TV. Vittorio Veltroni gli affida i commenti, sempre sul piccolo schermo, di Germania Ovest-Inghilterra da Berlino e Italia-Jugoslavia, peccato che Leone Piccioni, successore del defunto Veltroni alla direzione del telegiornale, gli preferisca Nando Martellini. Pazienza: da quel momento in poi Ameri si dedicherà anima e corpo a quel che resterà sempre il suo grande amore, la radio. Quando il 10 gennaio 1960, grazie alla meravigliosa idea di Guglielmo Moretti, viene trasmessa la prima puntata di Tutto il calcio minuto per minuto, Ameri è già lì, sul secondo dei tre campi in scaletta, il Comunale di Bologna per Bologna-Napoli. E’ ancora seconda voce, la prima è Carosio: sì, proprio lui, il beniamino di tanti ragazzini cresciuti con le sue leggendarie narrazioni sulle onde medie. Ben presto prenderà il posto del suo maestro e lo manterrà per una vita intera, fino al 1991, entrando di diritto nel novero delle voci storiche della trasmissione. Le voci di un’epoca forse irripetibile, l’epoca di Roberto Bortoluzzi che dallo studio centrale di Milano ripete, ogni domenica, una sequenza quasi perenne, fissa: “Ai microfoni i colleghi Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Claudio Ferretti, Alfredo Provenzali, Ezio Luzzi …”. Eccole, quelle voci storiche memorabili, di gentiluomini educati e appassionati del loro lavoro oltreché della palla-al-piede.

Solo che ogni domenica, appunto, su quelle voci si staglia inesorabile la voce di Ameri, quella che parla dal campo principale, dallo stadio a cui spetta il collegamento più lungo. Più che una voce, un vero e proprio vocione dal timbro pastoso e imponente, dal suono nasale e sanguigno. Una voce riprodotta con un ritmo impetuoso e allergico alla pausa, capace di improvvise impennate e di accelerazioni degne di uno scattista sul Pordoi. Uno ‘Sturm und Drang’ della narrazione sportiva, dotato di abilità nel sintetizzare in maniera rapida e tambureggiante l’evento in corso. Niente soste, nessun vuoto di scena, soltanto un suono perpetuo che rischia spesso di incespicare, portando a inevitabili ripetizioni e giochi di parole, ma che nulla toglie alla comprensione di chi porge l’orecchio. Quella voce accompagna la passione del pubblico per 1600 volte: tante sembra siano, infatti, le sue radiocronache. Di calcio in primis, sport che lo vede ovviamente anche voce ufficiale della Nazionale italiana. Memorabili i suoi racconti delle sfide tra gli Azzurri e i tedeschi occidentali: il ‘Partido del siglo’ di Messico ’70, il suo urlo al goal di Rivera; e la grande notte del Bernabeu del 1982, le tre reti con le quali i ragazzi di Bearzot ammattiscono gli stanchi crucchi di Derwall. Ma non vanno dimenticate anche le sue presenze sulle strade del Giro e del Tour: ventidue alla Corsa Rosa e quindici alla Grande Boucle. Per non parlare del commento, direttamente da Houston, della ‘passeggiata lunare’ americana il 21 luglio 1969. Tutti però lo ricorderanno per quelle domeniche pomeriggio, giornate indelebili nelle quali il suo nome e la sua voce si trasformano in una sorta di fulcro dell’intera trasmissione. Eh sì, perché il suo campo è il principale, sicché egli tiene di più il tempo, talvolta anche per cinque minuti. Quando da altre parti si è in presa diretta e da lui accade qualcosa di importante, eccolo prorompere nel suo “ATTENZIONE! ATTENZIONE!” di cui sopra. Ma se da altre parti qualcuno segna oppure l’arbitro fischia un penalty, è inevitabile doverlo interrompere con una frase che negli anni diventa un must: “Scusa Ameri …”. La pronunciano praticamente tutti i suoi compagni d’avventura, sia i suoi coetanei che i giovani delle successive generazioni, molti dei quali ancora attivi oggi. E tra i primi non può mancare naturalmente Sandro Ciotti, l’altra colonna di Tutto il calcio. Più semplicemente, il suo grande rivale. Una rivalità montata ad arte dai media di allora, si badi, ma che si manifesta latente sul lavoro, con frecciatine piccate  spesso verificatesi in diretta. Rivalità pure esistenziale: riservato e dedito solo allo sport Ameri, più guascone, ironico, affabile e tollerante ai riflettori Ciotti. Mai insieme a scopa, sempre contro a biliardo. Una rivalità sana, leale, frutto di un legame comunque sincero tra amici. Come sincero e forte fu, va ribadito, l’amore del buon Enrico per cuffia e microfono. Anche se nel 1980, quando Raitre è nata da poco, egli stesso propone ad Aldo Biscardi di mandare in onda una sorta di ‘processo’ alla Serie A: è il Processo del Lunedì, il quale lo vedrà come conduttore nelle prime due edizioni fino al 1982. Il suo rapporto con la televisione è scarno, sullo schermo apparirà soltanto ospite di Miei cari amici vicini e lontani (1984), curatore di una rubrica del programma Italiani curato da Andrea Barbato (1992) e invitato da Bruno Vespa in un Porta a Porta. Intanto la sua parabola radiofonica è terminata: il 26 maggio 1991 commenta la sua ultima partita, Genoa-Juventus, avendo l’onore di celebrare la festa dei genoani per la qualificazione in Coppa Uefa. Alla fine delle partite Trapattoni lo saluta in diretta: “Siccome mi hai visto crescere da ragazzino volevo solo, con affetto e con un abbraccio, ringraziarti per tutto quello che hai manifestato per il calcio in tutti questi anni”. Il tempo di dirigere le operazioni prima dell’inizio delle partite per Anteprima Sport su Radiodue, dal 1991 al 1993, e poi il definitivo pensionamento. Ci lascia per una crisi cardiaca il 7 aprile 2004, ad Albano Laziale; se ne va nove mesi dopo Ciotti e ventinove giorni prima di Martellini. Provenzali lo ricorderà così nel giorno della morte: “Era come la cascata di un fiume, con una forza trascinatrice che non conosceva ostacoli e che affascinava tutti quanti, che incantava con la forza della sua voce. Era difficile staccarsi da una sua radiocronaca: tanto precisa e tanto puntuale quanto coinvolgente, proprio per quel ritmo, per quell’incalzare e che non doveva fermarsi mai, che non conosceva né dava dubbi. Il calcio gli aveva dato una grande popolarità; ma se il calcio è diventato popolare lo deve anche al fatto che aveva avuto tra i suoi cantori Enrico Ameri”. Tutto giusto, ed è bello ricordarlo così.

di Vincenzo Godino

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