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zapata

A ‘Marassi’, questa sera, è andata in scena la variante italiana del Monday Night tanto caro ai calciofili britannici, che dopo la scorpacciata del weekend, non si accontentano, godendosi il match del lunedì sera come se fosse un vero e proprio spettacolo. E’ proprio per spettacolarizzare ulteriormente l’evento che nel lontano 1970, fu data luce all’odierno Monday Night, che consiste nel piazzare un evento sportivo, considerato di cartello, alla visione di tutti, per darne un risalto ancora maggiore agli occhi del pubblico. L’Italia prova ad applicare alla lettera le istruzioni: lunedì sera, stadio Marassi, si affrontano Sampdoria e Napoli in un vero e proprio spareggio Champions, tra due delle realtà più belle dell’anno. Tutto secondo i piani fino al fischio d’inizio, che ha dato il via ad un match costellato da falli, corsa, fisicità e soprattutto pochissima qualità.

BOTTE DA ORBI – Nel primo tempo dopo un avvio propositivo del Napoli, è la Sampdoria a prendere il dominio del terreno di gioco (per la verità non troppo esaltante), costringendo per gran parte della frazione gli azzurri a giocare con un baricentro piuttosto basso, anche in virtù della scelta del tecnico Benitez di schierare Britos nel ruolo di terzino sinistro avanzando Ghoulam sulla trequarti. La soluzione dello spagnolo non sortisce gli effetti sperati, lasciando praticamente al solo Higuain il duro compito di lottare tra i forti difensori blucerchiati, bravi ad anticipare quasi sempre sul gioco aereo il bomber argentino, d’altronde poco e soprattutto mal assistito da Callejon e Hamsik decisamente poco in palla. Sull’altro fronte gli uomini di Mihajlovic continuano ad offrire un gioco composto prevalentemente da corsa, sacrificio ed abnegazione alla causa, che complice il gran numero di falli, contribuiscono ad offrire un primo tempo troppo spezzettato nel ritmo e poco spettacolare dal punto di vista delle occasioni.

DUE LAMPI NEL DESERTO – Il tè caldo dell’intervallo sembra non variare di molto l’atteggiamento delle due squadre che continuano sulla falsa riga del primo tempo collezionando falli ed ammonizioni in serie. Intorno all’ora di gioco arriva dal nulla il lampo di Eder, bravo a girarsi repentinamente al limite dell’area piazzando un destro velenoso su cui Rafael appare ancora una volta in leggero ritardo. Il gol dei blucerchiati sembra un ottimo pretesto per dare una svolta alla partita e Benitez esegue inserendo il fantasista belga Dries Mertens al posto del deludente Britos, e Jorginho in mediana per dare maggiore qualità alla manovra partenopea. I nuovi entrati si calano però troppo nel clima deludente della partita e mentre il belga naufraga sulla sinistra alla ricerca di spazi che non ci sono, Jorginho si ritrova a distruggere più che a creare gioco. Intanto i minuti passano e la serie di falli porta come logica conclusione l’espulsione di Koulibaly che lascia il Napoli in dieci nel finale in balia di una Samp ormai ad un passo dal doppio sorpasso ai danni dei cugini genoani e proprio degli azzurri. Così non sarà, perché la pressione finale del Napoli, più di nervi che di testa, porta al pareggio rabbioso di Duvan Zapata, abilissimo a liberarsi della marcatura e a tramutare in rete un gran cross di Ghoulam, migliorato notevolmente dopo essere tornato nel suo ruolo naturale.

Il match termina quindi 1-1 e pare essere il perfetto spot di un calcio italiano in cui troppe volte si privilegia un gioco maschio, tattico e troppo falloso, al solo scopo di ottenere un risultato.