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Massimo Moratti è oramai soltanto il più illustre tifoso dell’Inter, dopo aver ceduto la società nerazzurra a Erick Thohir l’anno scorso ed aver abbandonato anche la carica simbolica di presidente onorario qualche settimana fa.

VERITA’ SCOMODE – L’ex patron, con cui si è chiusa l’epopea della dinastia Moratti al vertice del club milanese, ha svelato all’edizione odierna de “Il Corriere della Sera” le motivazioni che lo hanno indotto ad abbandonare la propria poltrona nel cda interista: “Sia io che mio figlio Angelo Mario e Rinaldo Ghelfi abbiamo deciso di farci da parte perché la situazione venutasi a creare era di quelle poco simpatiche: non ho apprezzato il silenzio dei dirigenti dell’Inter dopo le parole non carine dell’ex allenatore Walter Mazzarri nei miei confronti. Thohir resta comunque un mio amico ed il nostro rapporto è sempre molto saldo”.

BRAVO MANCIO – Moratti concede una battuta anche sul ritorno di Roberto Mancini sulla panchina dell’Inter: “E’ stata una scelta dello stesso Thohir ed io la condivido in pieno. Mi è piaciuto molto l’atteggiamento di Roberto che ha parlato apertamente di terzo posto come un obiettivo anomalo”.

“L’Inter è un sentimento. Che si trasmette dai tifosi alla società ai giocatori e a tutto quello che diventa passione, ricordo, affetto e che ci completa la vita. Non esiste la programmazione a medio o lungo termine. E poi ci sono i tifosi, con i loro sogni, le loro speranze, le loro aspettative. Ho sempre pensato che fossero loro i veri padroni dell’Inter. La prima idea che avevo avuto era stata quella di prendere Cantona e Mancini. Poi Cantona l’aveva combinata grossa, a Londra e Mancini non era cedibile. Ronaldo è stato il miglior investimento dei miei 18 anni di presidenza interista. Era fortissimo, irraggiungibile per talento e velocità. Ibrahimovic ha doti straordinarie, ma soprattutto ti fa vincere. Con noi tre scudetti di seguito. Mi spiace molto che Balotelli stia attraversando un periodo così; ha avuto grandi opportunità, ma non è riuscito a raccogliere quanto avrebbe potuto. Si è involuto rispetto a quando giocava con l’Inter. Un giocatore che avrei voluto? Ero a Roma con il presidente Sensi, nel 2007; stavamo chiudendo per Chivu e gli buttai lì: se per caso vuoi cedere Totti, devi solo indicare la cifra. Ma lui senza nemmeno pensarci un secondo, mi aveva risposto: no, Totti resta qui, non lo cederò mai”.

Ma adesso l’attualità, questa di oggi non è più l’Inter di Moratti… “Non ho mai pensato di essere un presidente a vita e quando ho capito che era necessario cambiare, per ridare spinta alla società, ho deciso di cedere la maggioranza. Thohir è giovane, ha voglia di fare e di fare bene. La sua famiglia ha grandi disponibilità economiche; vuole comandare ed è giusto così. Con mio figlio e con Ghelfi abbiamo lasciato le cariche che avevamo perché si era creata una situazione non molto simpatica. Il silenzio dei dirigenti dopo le parole di Mazzarri su di me non è stato bellissimo. Ma sono amico di Thohir e questo episodio non ha incrinato i nostri rapporti che restano ottimi. Il calcio non è un’azienda. Non lo è in assoluto e non lo è a maggior ragione nel caso dell’Inter. È giusto rispettare perimetri e parametri, ma l’azienda non c’entra niente, perché non c’è tempo per i bilanci. Ogni settimana o addirittura ogni tre giorni, c’è una verifica e il risultato di una partita conta sempre molto. Non esiste la programmazione a medio o lungo termine. E poi ci sono i tifosi, con i loro sogni, le loro speranze, le loro aspettative. Ho sempre pensato che fossero loro i veri padroni dell’Inter”.

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