domenica, Novembre 28, 2021

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@Mdc, Stefano Borghi: “Ancelotti miglior tecnico al mondo. Occhio a Moyes e al Siviglia”

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Intervenuto nel corso della nostra trasmissione radiofonica settimanale “Chi ha fatto palo?”, on air sulle frequenze di Radio Baiano, il noto telecronista Stefano Borghi ha detto la sua su diversi temi. Dal campionato argentino alla Liga e ai suoi allenatori, passando per le possibili sorprese del campionato spagnolo e un’analisi dei talenti più interessanti del panorama mondiale nelle mire dei club italiani. Ecco le dichiarazioni del commentatore numero uno in Italia.

Partiamo dall’Argentina. In Primera División la prossima giornata sarà decisiva per capire chi la spunterà tra Racing e River. Qual è la tua favorita?

Credo che le cose siano ormai indirizzate in favore del Racing di Milito che ha un impegno sulla carta abbastanza semplice, dovendo affrontare una squadra (il Godoy Cruz, ndr) che non ha più nulla da chiedere. Certo, se c’è una cosa che l’Argentina ci ha insegnato in questi anni è di non dare nulla per scontato, quindi ci attende un’ultima giornata ancora tutta da vivere. Onestamente, però, credo che l’Academia non si farà sfuggire l’occasione di tornare a vincere dopo anni di frustrazioni.

Sempre a proposito di Argentina, cosa pensi della riforma che interesserà il campionato del paese sudamericano? La giudichi positivamente o in maniera negativa?

È un discorso molto lungo, che andrebbe affrontato esaminando tutti i pro e i contro del caso. Non c’è dubbio che uniformare i calendari dei club europei con quello argentino sia diventato quasi obbligatorio, anche perché i tornei “corti” hanno spesso pregiudicato il cammino della nazionale Argentina e delle squadre del paese sudamericano nei tornei continentali. Però non posso non sottolineare il fascino da sempre esercitato dai tornei d’apertura e clausura, dove chiunque può vincere. Con il formato attuale della Primera División, infatti, la vittoria finale di una squadra partita all’inizio con poche ambizioni è stata sempre una costante. Si pensi ai successi di Arsenal Sarandi, Banfield e Lanus degli ultimi anni. Vediamo cosa verrà fatto dal 2015 in avanti e se la situazione migliorerà.

Passiamo alla Liga. Il Real Madrid sta disputando una stagione eccezionale. È Ancelotti il fenomeno dei blancos?

I fenomeni in quella rosa sono tanti, ma Ancelotti, attualmente, è sicuramente il miglior allenatore del mondo. Dopo il derby perso con Atletico, è riuscito a risollevare il Real come prevedibile, mettendo in fila una straordinaria serie di successi. Ancelotti è stato fenomenale, riuscendo in tempo zero a trovare il modo per far rendere perfettamente la rosa, come l’anno scorso. Se nella stagione passata l’intuizione decisiva era stata lo spostamento di Di Maria, quest’anno Carlo ha pensato benissimo di cambiare modulo, passando ad un 4-4-2 con James finto esterno, Bale e Ronaldo attaccanti più che esterni, Kroos in mezzo e un pazzesco Benzema in avanti. Ancelotti è stato bravissimo, anche perché vincere con questa naturalezza con dei giocatori di questo livello non è affatto facile, indipendentemente da quel che si dice. Tenere lo spogliatoio così unito non è semplice e Carlo ci sta riuscendo alla perfezione.

Come giudichi Barça e Atletico, principali antagoniste del Real per la corsa al titolo?

L’anno scorso l’Atletico Madrid ha fatto un miracolo difficilmente ripetibile. Quest’anno sta andando comunque molto bene e rimane un pericolo per tutti, ma non credo che vincerà di nuovo. Sarebbe davvero un’impresa difficile anche da commentare. In ogni caso la squadra di Simeone rimane tosta e darà del filo da torcere a tutti fino alla fine. A tal proposito, credo che la Juve più che pensare a come vincere con due gol di scarto per soffiargli il primo posto, come leggo, debba più che altro fare di tutto per portare a casa il pari. L’Atletico, a mio avviso, è ancora qualche gradino sopra i bianconeri. Per quanto riguarda il Barcellona, invece, io sono uno di quelli che non aveva creduto molto al super inizio stagionale dei blaugrana, poi puntualmente caduti nelle partite di cartello (a Parigi e al Bernabeu). Ora però mi sembra in crescita e considero vitali le vittorie su Siviglia e Valencia, soprattutto quella giunta all’ultimo respiro contro i valenciani. È palese, però, che Luis Enrique debba ancora sistemare delle cose. In attacco, ad esempio, Suarez va messo assolutamente centravanti e non ala; va capita meglio anche la posizione di Rakitic, ancora sottosfruttato perché le zone dove solitamente agisce sono occupate da Messi. Anche se vedo il Barça in crescita e al momento al miglior livello, per me Real Madrid rimane non favorito ma stra-favorito per la vittoria finale.

Cosa pensi, invece, del campionato di Siviglia e Valencia, due squadre in corsa per l’ultimo posto valido per l’approdo in Champions League?

Si tratta di due squadre molto molto belle, risultato di progetti all’opposto ma che hanno lo stesso minimo comun denominatore: la qualità. Sono sicuro che daranno vita ad un interessantissimo testa a testa per il quarto posto, in cui vedo il Valencia favorito. Il Siviglia è una squadra costruita sulla continuità grazie ad una figura in particolare:  il ds Monchi, in Andalusia da 15 anni, grande intenditore e abile mercante, capace di portare il Siviglia dalla B ai successi in Europa facendogli, allo stesso tempo, guadagnare soldi grazie al vivaio. Se prendete un elenco di giocatori transitati da Siviglia ci sono top player che poi sono stati venduti ad un prezzo clamorosamente maggiore rispetto a quello d’acquisto. Così si fa il calcio, lavorando sui giovani con una fitta rete di osservatori e crescendo talenti in casa. La squadra ha però ancora carenze in rosa, manca qualcosa dietro e lì Monchi deve acquistare, tra porta e difesa. Il Valencia, invece, è già a un punto significativo del proprio percorso. Ha una qualità che pochi hanno, top club a parte, e un età media inferiore a 24 anni. Ovviamente si tratta di un progetto totalmente diverso perché si basa solo sui fondi d’investimento, di cui si potrebbe parlare per ore. A parte questo però, i valenciani mi piacciono molto. Ritengo che abbiano la  miglior coppia centrale d’Europa (Mustafi-Otamendi), Diego Alves che in porta è una sicurezza e non a caso è diventato titolare del Brasile, André Gomes a centrocampo che è valutato giustamente 50 milioni, un Parejo ormai di livello internazionale e Gayá, che credo diverrà il miglior terzino sinistro al mondo nel giro di nemmeno tanto tempo. Senza contare i vari Paco Alcácer, Rodrigo, Negredo e via discorrendo.

Moyes e la Real Sociedad. Come giudichi questo matrimonio?

Penso che quella della Real Sociedad sia una scelta molto molto interessante. Va detto che Moyes rimane un allenatore meritevole di rispetto, un uomo di calcio che sa accrescere il valore di mercato dei suoi giocatori e che, a mio avviso, resta un eccellente allenatore. La squadra ha poi una società forte, con una comunità affezionata e ampi margini di crescita. Credo che Moyes possa rilanciare il club in tempi stretti. In sostanza credo che si rivelerà una buona scelta sia per il club che per l’allenatore.

Craque futuri. Cosa pensi di Ezequiel Ponce, classe ’97 fortemente accostato alla Roma?

Sicuramente è un ragazzo di enorme prospettiva. La Roma secondo me dovrebbe però cercare di acquistare elementi già pronti. I giallorossi hanno già in rosa elementi di grande prospettiva come Ucan, Sanabria e Paredes, ma nei momenti decisivi, quando è in ballo la stagione, Garcia si affida giustamente sempre ai Keita per via dell’esperienza. Così è difficile che già i ragazzi in rosa trovino spazio, figurarsi eventuali nuovi acquisti.

Pensi quindi che la politica della Roma sia sbagliata? Sarebbe preferibile mandare i giovani a farsi le ossa in qualche club minore?

Ricette sicure non esistono, anche perché sennò tutte le squadre seguirebbero il medesimo schema. La questione è estremamente soggettiva e dipende dalla psicologia di ogni giocatore: alcuni ragazzi hanno bisogno di giocare, altri di entrare nel clima della prima squadra. Thiago Silva, ad esempio, è diventato il migliore al mondo perché il Milan lo ha tenuto 6 mesi a lavorare con Maldini e Nesta. Quando arrivò dal Brasile non era così bello da vedere, quei 6 mesi senza pressione e al fianco di veri e propri mostri sacri sono stati fondamentali. In altri casi, invece, il fatto di andare a giocare in prestito è stato decisivo. Bisogna valutare bene la situazione, come detto dipende dal giocatore, dalla sua psicologia e dalle necessità dell’allenatore.

L’ultima domanda riguarda un altro talento, a quanto pare vicinissimo alla Juventus: Tomas Pochettino. Cosa pensi di lui?

Mah, il discorso alla fine è sempre lo stesso. Di sicuro è un talento in rampa di lancio, che però non rappresenta un investimento sicuro. Pochettino si deve ancora formare e ha bisogno di tanti anni, almeno 4-5, per poter diventare un calciatore vero e proprio. Credo che la Juventus abbia già tanti talentini in casa come Coman da vedere e valutare, anche se mi rendo conto che non è facile quando in rosa c’è gente come Vidal, Pirlo e Pogba.

Lorenzo Palmieri

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