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Gianfranco Zola racconta l’evoluzione del calcio italiano che l’ha portato ad essere superato dagli altri campionati: “Negli anni ’90 si è lavorato troppo sulla tattica, il gioco è divenuto sbilanciato. In Italia il successo passa attraverso la neutralizzazione dell’avversario”.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport Gianfranco Zola ha rilasciato una lunga intervista in cui ha raccontato la nostra Serie A, i suoi problemi e come è vista all’estero, passando per piacevoli eccezioni fra calciatori ed allenatori. Ecco gli stralci più importanti delle sue dichiarazioni:

PJANIC E PIRLOI loro gol sono stati bellissimi: se la punizione di Pjanic fosse valutata come un tuffo olimpico avrebbe rasentato il 10. Tra i due però do un voto in più a quello di Pirlo per il contesto, è stato un gol decisivo: Andrea è l’emblema del football, qua in Inghilterra quando si parla di Serie A salta sempre fuori il suo nome“.

LA TATTICANegli anni ’90 si è lavorato troppo sulla tattica, gli schemi sono importanti e vanno sostenuti dalla corsa, ma a un certo punto il sistema si sbilanciò: dovevi essere un soldato. Il calcio però non è una guerra o una partita a scacchi: la tecnica rimane una componente fondamentale, senza non vai da nessuna parte. Per questo i colpi dei campioni rimangono decisivi“.

SERIE AQuando Benitez dice che nel nostro campionato conta soprattutto la tattica mette a nudo i nostri limiti: quello che fa la differenza in Premier non è solo la maggior mole di denaro, ma anche il fatto che qui si cerca sempre di vincere la partita. In Italia si cerca la vittoria attraverso la neutralizzazione dell’avversario: le uniche eccezioni sono Juventus, Roma e Napoli“.

TOTTIPirlo a parte, anche Francesco Totti è straordinario, a 38 anni riesce ancora ad essere decisivo. Nel podio degli over 30 metto anche Di Natale, negli under mi piacciono molto Giuseppe Rossi, Gabbiadini e Insigne“.

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