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Inter-Sassuolo serie A

Andrea Ranocchia, capitano dell’Inter, ha rilasciato una lunga intervista all’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport” dove parla di numerosi argomenti, a cominciare da un accostamento illustre con il compianto Giacinto Facchetti:

IL NUMERO 3 – “Vorrei essere ricordato come un vincente ed una bella persona, proprio come l’indimenticabile numero 3 interista. Se sei un vincente ma anche un pezzo di m…non ti ricorderà nessuno, non serve spaccare la gamba a qualcuno per dimostrare di essere un duro ed avere rispetto.

DA WALTER A MANCIO – Ranocchia affronta anche l’argomento cambio di allenatore: “Mancini? Crede in questa squadra più di chiunque altro e trasmette serenità e fiducia a noi giocatori, per di più ha anche vinto molto in carriera e questo fattore pesa tanto. Mancava mentalità vincente e Mancini ce l’ha finalmente portata. Mazzarri? Non voglio dargli colpe, negli ultimi due mesi scendevamo sempre in campo con tanta pressione e tensione addosso, il mister forse avrebbe dovuto gestire meglio questa situazione”.

MEGLIO LA COPPA – Andrea Ranocchia parla degli obiettivi stagionali: “Vincere l’Europa League o centrare il terzo posto? Preferisco la prima perché ci garantiremmo un prestigioso trofeo in bacheca ed avremmo anche la qualificazione automatica alla Champions League, ma per farcela dovremo essere anche fortunati nel sorteggio oltre che pronti nei momenti cruciali”.

POTEVO ANDARMENE – Ranocchia svela un retroscena su ciò che poteva essere: “Il Bayern Monaco mi aveva cercato ed io ci pensai anche un pò su, poi ho scelto di restare all’Inter. Quando ho incontrato Mancini alla Pinetina invece gli ho detto che era meglio incontrarci qui che ad Istanbul, visto che anche il Galatasaray aveva fatto qualche sondaggio su di me. Il campione lo fa anche il periodo e il ciclo di una squadra. Chi è alla Juve ora è cresciuto con una mentalità vincente, ha vinto e ricontinua a vincere. Io mi auguro di poter vincere e rivincere”.

RANOCCHIA DA GRANDE – Per finire Ranocchia affronta l’argomento-futuro: “Sono ancora giovane, c’è tempo per decidere cosa fare una volta appesi gli scarpini al chiodo. Pur essendo ancora nel fiore degli anni, diciamo così, ne ho vissute tante: un crociato rotto, il calcioscommesse, un Mondiale perso…io come Zanetti? Non posso mica paragonarmi ad una leggenda come lui, anche se vorrei ripercorrerne le orme, vincendo tanti trofei da capitano e chiudendo all’Inter”.

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