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Nel corso della nostra trasmissione radiofonica settimanale “Chi ha fatto palo?”, on air sulle frequenze di Radio Baiano, è intervenuta Alice Pignagnoli, portiere della Filmauto Valpolicella e giornalista sportiva, che ha detto la sua su diversi temi. Dall’aumento di portieri giovani in serie A, passando per l’analisi dettagliata delle prestazioni di Perin e Leali, fino ad un parere personale su Neuer, De Sanctis e Rafael. Ecco l’intervista integrale:

In quanto portiere esperta puoi esserci molto utile nell’analizzare la situazione in Italia. Il numero di giovani portieri è aumentato molto in serie A, nonostante sia un campionato molto vecchio. I vari Sepe, Perin, Bardi, Sportiello, Rafael, Cragno e Leali sono nati tutti dopo il 1990. Come valuti questo cambiamento?

Da portiere sono molto contenta, dato che ho vissuto l’onda lunga del portiere vecchio che doveva giocare perché aveva esperienza. E’ innegabile come abbia influito un calo generale della qualità del campionato e del giro economico della serie A e questo ha portato a puntare a giovani portieri per situazioni contingenti. Dall’altro c’è stata una maggiore consapevolezza del ruolo: l’errore fa parte del portiere e va considerato come tale. Nell’ambiente ormai si capisce che il portiere può sbagliare e può far vincere le partite. Inoltre l’attenzione della preparazione del portiere dal punto di vista fisico, tecnico e tattico ha permesso che gli estremi difensori possano scendere in campo con maggiore consapevolezza e non come ruolo di secondo livello.

Ma questo trend che porta a scegliere un portiere giovane piuttosto che uno vecchio nasce dalla necessità di adattarsi al calcio moderno e quindi c’è bisogno di riflessi maggiori rispetto all’esperienza e alla tecnica?

La cura che danno gli stessi preparatori o lo staff in linea generale è ormai incentrata anche alla gestione dell’area, gestione della difesa e non solo tecnica. Ormai ci sono portieri della Primavera e degli Allievi già molto maturi, quindi se da un lato c’è più possibilità di dare spazio dall’altro stanno arrivando portieri già maturi e preparati per ogni situazione. Ciò che prima si pensava potesse arrivare dall’esperienza, ora può arrivare anche con l’insegnamento quindi oggi prima di tutto viene chiesto di saper gestire la squadra come un veterano. Leali ad esempio è un grande esempio in questo, portiere giovane ma mostra la personalità da esperto e ha le carte in regole per giocare titolare.

Cosa pensi dell’exploit dei giovani portieri in queste ultime annate e qual è, tra questi, il numero uno che ti ha maggiormente impressionato?

Innanzitutto va detto che per valutare un portiere non basta vedere solo la tecnica ma anche come gestisce area e difesa. Attualmente i portieri di allievi e giovanissimi sono molto più maturi rispetto ad un decennio fa, per cui le possibilità che trovino spazio in A sono notevolmente aumentate. Oggi, anche se giovanissimi, i portieri sono già pronti a psicologicamente a gestire una partita di alto livello. Tra i nomi da voi fatti penso che vada sottolineato quello di Leali, un grande esempio di portiere giovane che ha personalità e tutte le carte in regola per sfondare.

Spesso i media esaltano i giocatori a seconda delle prestazioni. Quali pensi che sia il portiere più sopravvalutato da giornali e tv?

Penso che un portiere molto caricato sia Perin. Attenzione, ciò non significa che non sia un ottimo portiere ma che gli si perdonino molti errori banali. Casillas è l’esempio più eclatante di quanto la stampa e il resto condizionino le scelte di una società e di un allenatore. Va aggiunto che spesso nell’occhio del ciclone finiscono portieri Sicuramente il portiere giovane ha bisogno di più tempo per non venire bruciato. Fiorillo, ad esempio, è stato spesso esaltato dai media e poi è finito in panchina a La Spezia. Si può dire che riuscire a gestire situazioni del genere rappresenti l’altra faccia del calcio professionistico.

Nei giorni scorsi ha destato molto scalpore la diatriba avvenuta in casa Roma tra De Sanctis e difensori dopo il gol subìto contro il CSKA. Chi ha sbagliato a tuo avviso?

Tanto per evidenziare l’influenza che hanno i media, pensate che ho seguito più la diatriba che la partita perché in quel momento ero in campo anch’io. Da portiere posso dire che molto spesso paghiamo errori di altri e se in una delle tante telecamere presente sui vari campi mostrasse bene la traiettoria del pallone, le deviazioni e via discorrendo, magari i portieri di C, D o Eccellenza sarebbero agevolati. In ogni caso è brutto che un portiere accusi la propria difesa, non dovrebbe mai farlo, è come se un papà accusasse i propri figli. Meglio essere onesti con sé stessi e ammettere l’errore piuttosto che sparare contro la propria difesa.

A Napoli ci si chiede se Rafael sia l’uomo giusto per difendere la porta dei partenopei. Come lo vedi? Quanto può incidere il carisma di un portiere esperto sulla squadra?

Il portiere è uno e solo, magari gli altri titolari ruotano quindi molto spesso quello che va in campo, in porta, è il “contorno”, l’aura più che il giocatore visto come individuo. In un ambiente passionale come Napoli serve un portiere considerato come valido dall’entourage e rispettato dai compagni. Anche se meno bravo, in questi ambienti è meglio avere un portiere carismatico per dare serenità a piazza e giocatori. Nella Juventus, ad esempio, Buffon continua ad essere titolare perché mancano i sostituti a livello di personalità più che di tecnica.

L’ultima domanda riguarda Neuer. A tuo avviso merita il Pallone d’Oro?

Come potrei dire di no. Me lo auguro visto, darebbe un grande impulso a tutto il settore. Sarebbe un enorme risultato, soprattutto pensando che il portiere fino a pochi anni fa era totalmente nell’ombra. Ora grazie ai media è nata l’era dei portieri che sono addirittura beniamini dei piccoli, mentre prima non stampavano neanche le maglie degli estremi difensori. Sarebbe un importante riconoscimento per un ruolo di cui c’è ancora poca conoscenza tecnica.

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