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serie a

Il pressing e l’agonismo come stile di vita, un vecchio/nuovo leit motiv su cui basare la propria tattica. Fiorentina-Juventus come manifesto “totale” di tale diktat. Ecco cosa ci ha insegnato l’Europa, in particolare la Champions League, affrontare tutte, persino le big nostrane (che poi nelle coppe continentale proprio big non sono), con il giusto piglio, provando a creare gioco o, in sostituzione, impedire all’altro l’azione manovrata, avviluppando il tutto in un pressing sistematico che sappia cancellare le fonti di gioco avversario onde evitare di ritrovarsi schiacciati nei propri ultimi 30 metri, se non con difesa schierata, riducendo al minimo i contropiedi e i ribaltamenti di fronte.

PRESSING ALL’ENNESIMA POTENZA Se il “caos” organizzato dotato di passaggi di prima e “tik tok” vari era alla base del Tiki Taka di stampo catalano, si può dire in tutta onestà che il controaltare del “pressing esagerato” sia stato sdoganato nel continente come mossa vincente da un’altra spagnola molto poco “iberica”, l’Atletico Madrid di Simeone. Gli uomini del Cholo hanno dimostrato come i grandi team, sia della Liga che della CL, possano trovarsi in difficoltà davanti ad una squadra “cattiva” capace di non mollare mai, pronta a mordere i “garetti” per 90 minuti. In campo internazionale ci siamo abituati a formazioni che non si sono fatte pregare nel fatto di cercare di imporre la propria presenza in campo sebbene l’avversario possa dirsi superiore, in quest’ultima edizione della Champions League, sempre per quanto riguarda le nostrane, possiamo nominare OlympiacosMalmoe, e Cska; tutte squadre che hanno provato a delegittimare le nostre rappresentanti portando pressing e gioco nella metà campo avversaria senza troppi vizi di forma e/o “paura” di scoprirsi, il tutto con risultati definibili positivi sebbene, magari, il risultato finale non abbia premiato a dovere queste formazioni.

IDENTIFICAZIONE NELLA SERIE A Ora tocca alla Serie A, il duopolio scudetto formato da Juventus e Roma per troppo tempo è stato “intoccabile”, con tanto di formazioni che si presentavano, quando all’Olimpico di Roma o a Juventus Stadium, molto bloccate nella volontà di difendersi mantenendo una mentalità “difensivista”, concedendo il gioco manovrato alla big di turno, azzardando la copertura della maggior fonte di gioco, PirloPjanic, con i proprio uomini offensivi convertiti per l’occasione a centrocampisti metodisti, il che si è tradotto, spesso e volentieri, in scarico sulla seconda fonte di gioco, in questo caso il difensore dotato della maggior tecnica. Ora l’aria sembra essere cambiata, gli esempi sopra citati hanno dimostrato come anche squadre di livello inferiore rispetto alle solite note possono giocarsela contro le suddette cercando di andare al di là del risultato finale, provando cioè a mettere in difficoltà la costruzione del gioco di queste, il che si porta dietro il concetto di baricentro alto, linee strette, magari creando occasioni per contropiedi, problema che può essere però ovviato grazie alla visione tattica di cui il nostro campionato è “permeato”. Insomma la svolta è nel ritmo e nella consapevolezza che bisogna sempre giocarsela, evitando quindi di partire come “già battuti”, anche perchè quando non si ha nulla da perdere ci si può giocare tutto, o quasi.

Stefano Mastini

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