SHARE

inter

Non è bastato Sant’Ambrogio, men che meno un ottimo primo tempo, per permettere all’Inter  di ritrovare la vittoria in campionato. La sconfitta con l’Udinese, la quinta stagionale, ha fatto segnare l’ennesimo capitolo amaro di questa prima metà di campionato nerazzurro che, nonostante l’arrivo di Mancini, fatica tremendamente a voltare pagina, almeno dal punto di vista dei risultati. La sconfitta che fa scivolare i nerazzurri nel bel mezzo della parte destra della classifica è arrivata proprio per mano di quell’Andrea Stramaccioni che per sua stessa ammissione non ha consumato alcuna vendetta ma, in virtù della storia del suo successore sulla panchina nerazzurra, ha mostrato una volta di più al mondo interista il mancato “coraggio” a puntare sul giovane tecnico, almeno per un’altra stagione.

DUE FACCE – Quello che di più ha impressionato nella serata del Meazza è sicuramente l’enorme differenza di prestazione dei padroni di casa del primo tempo, fino alla rete di Bruno Fernandes e alla mezzora finale. Mentre nella prima frazione di gioco Kovacic e compagni avevano quasi fatto strabuzzare gli occhi al pubblico di San Siro, disabituato ormai a vedere un’ Inter così compatta tra i reparti, che staziona con quasi 10/11 nella metà campo avversaria, che cerca la verticalizzazione ad ogni occasione, nella ripresa ha rivisto la vecchia squadra passiva, disorganizzata ma soprattutto incapace di reagire al primo errore decisivo, sia di un singolo o del collettivo.

BUONI GIOCATORI, COLLETTIVO MEDIOCRE –  Nel dopopartita lo stesso Kovacic ha dichiarato che questa squadra non è da terzo posto, e facciamo fatica a dare torto al 10 croato. Il vero problema dell’Inter, al di là dei moduli, dei fischi di San Siro e di una buona dose di cattiva sorte, è proprio la mancante idea di squadra, di gruppo. Perché se giocatori come i vari Handanovic, Guarin, Jesus, Hernanes, Icardi e lo stesso Kovacic presi singolarmente rappresentano elementi più che validi, che potrebbero fare bene in tanti club d’Europa e sicuramente di serie A, nonostante ormai giochino da 3 anni insieme non sono ancora riusciti ad amalgamarsi per rendere l’Inter una vera, prima che buona squadra. La responsabilità non è attribuibile solo ai calciatori, che non saranno propriamente dei fenomeni, ma anche di una guida tecnica perdurata per quasi 18 mesi e che è stata oggettivamente incapace di dare a questa squadra un’idea di gioco, di compattezza, di voglia di vincere e lottare insieme.

IL PASSATO CHE FA BEN SPERARE – Il vero e duro lavoro di Roberto Mancini, oltre ovviamente a qualche oculato intervento di mercato, parte proprio adesso e in questo preciso punto. Perché sé i giocatori stanno lentamente riacquistando l’autostima, un’idea di calcio più corale e propositiva, adesso dovranno mettersi a disposizione del tecnico che deve, o quanto meno tentare, renderli dei buoni giocatori in una buona squadra. Julio Cesar, Maicon, Stankovic, Cambiasso, Balotelli e in parte lo stesso Ibrahimovic, quando arrivarono all’Inter erano dei buonissimi giocatori ma in diversi casi non ancora dei vincenti, o in altri marginali nelle vittorie altrui. Il lavoro del Mancio li rese elementi imprescindibili di un collettivo che era di gran lunga superiore alle qualità dei singoli, costituendo le colonne di una squadra con la “S” maiuscola che di lì  sarebbe salita sul tetto del mondo. Aspettarsi risultati del genere nell’immediato futuro sarebbe a dir poco da sprovveduti, confidare in una risalita nerazzurra di qui a pochi mesi è più che pronosticabile.

SHARE