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Nicola Legrottaglie, ex difensore di Juventus, Milan, Chievo e Catania, ora allenatore degli Allievi nazionali del Bari, ha rilasciato un’intervista interessante ai microfoni di GianlucadiMarzio.com: “Quando ho iniziato a giocare a calcio vivevo secondo le mie convinzioni, adesso vivo secondo le condizioni di Dio. Per questo motivo posso dire che da Bari si apre un nuovo capitolo del mio percorso”.

Quanto è difficile far convivere la spiritualità in un mondo così ‘blasfemo’ come quello del calcio?
“La difficoltà sta nel gestire tutto ciò che comporta l’essere calciatore, perché la fama e il successo possono farti perdere di vista l’obiettivo, ma questo dipende solo da te stesso, così come in tutti i contesti della vita. Fortunatamente il nostro è un ambiente fantastico, fatto di persone serie, e questa non è una cosa che appare così scontata agli occhi della gente. Io non cambierei mai la scelta di vita che ho fatto.

Quanto ha influito la tua scelta di restare nel mondo del calcio con il tuo rapporto con il Signore?
“Sarò onesto, tantissimo. Fino a pochissimo tempo fa non avevo intenzione di continuare a percorrere la strada calcistica perché ero molto preso dal mio rapporto di fede e volevo dedicarmi più al sociale. Poi ho davvero compreso il messaggio che il Signore voleva darmi, ovvero quello di mettere a disposizione tutta la mia esperienza e passione per quella che è ormai da molti anni la mia vita”.

Cosa vuol dire per te ripartire da Bari? Può essere l’inizio di una seconda vita per te?
“Non ci avevo mai pensato, ma potrebbe essere così. Riparto dallo stesso punto in cui avevo cominciato come giocatore, anche se adesso ho convinzioni totalmente differenti. Spero sicuramente di non replicare la prima esperienza, dato che qui come giocatore non riuscii ad esplodere. Da allenatore voglio fare una grande carriera e sogno un giorno di allenare la prima squadra”.

Ti ispiri a qualcuno dei tanti allenatori che hai avuto in carriera?
“Sinceramente no. Ritengo di aver avuto la fortuna di entrare in contatto con bravissimi allenatori, da cui sicuramente ho imparato tanto. Adesso cerco di mettere a disposizione dei miei ragazzi tutto ciò che ho appreso in questi anni da loro”.

Cosa cerchi di trasmettere ai suoi ragazzi? E quanto il rapporto con il Signore è presente in questo tipo di ‘scambio’?
“Il mio è più un ‘dare’ sul piano umano che tecnico. Questi ragazzi si sono da poco affacciati al mondo del calcio e, per la legge dei grandi numeri, non è detto che tutti loro possano diventare calciatori. Per questo motivo mi interessa che crescano più sul piano umano, soprattutto in un mondo dove i giovani sono molto viziati. Io voglio che in questo anno imparino che le cose si guadagnano con il sacrificio e la fatica”.

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