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Inarrestabili in Champions (seppur con riserva) ma irriconoscibili in Bundesliga: questa è l’amara condizione del Borussia Dortmund nella stagione 2014/2015. Mai avremmo immaginato di vedere alla 13/a giornata i gialloneri in fondo alla classifica, orfani di risultati e di prestazioni convincenti. Come se non bastasse anche in Champions è arrivata la prima mazzata, ma per fortuna il successo di misura con l’Hoffenheim, unito alla passione intramontabile dei tifosi, è servita da speranza per l’immediato futuro della squadra di Klopp. La domanda è: il problema è di tipo mentale o puramente tecnico? Se per quanto riguarda il morale dei giocatori possiamo dire poco, per quanto riguarda la questione tecnica è possibile fare alcune considerazioni reparto per reparto, provando ad identificare le “variabili impazzite” che hanno reso il Borussia Dortmund una squadra dai due volti.

Weidenfeller a tratti- Il primo mattoncino che inizia a scricchiolare è proprio quello del portiere. Weidenfeller è stato fino all’anno scorso una colonna della squadra, leader della difesa e sicurezza tra i pali. A partire da quest’anno il suo ruolo appare sempre più ridimensionato: con la consegna della fascia di capitano ad Hummels i “veterani” come lui e Kehl sono stati in un certo senso scavalcati e da ciò ne è derivato, almeno apparentemente, anche un calo dal punto di vista delle prestazioni. Weidenfeller non è più il pilastro di un tempo e l’intera difesa ne ha fatto le spese: la sua sostituzione con Langerak nell’ultimo match, scelta essenzialmente tecnica, è interessante per comprendere le future mosse di Klopp a riguardo.

Buoni difensori, ma reparto disunito- Analizzando il pacchetto arretrato del Borussia, si può facilmente dedurre che reparti come quello giallonero difficilmente si trovano in giro per l’Europa: mix di gioventù e maturità davvero invidiabile, per una linea difensiva a cui sembra difficile trovare difetti. Partendo dai centrali, Hummels è una garanzia, forse uno dei migliori difensori in circolazione, mentre Subotic ha dimostrato negli scorsi anni di essere il partner perfetto per il tedesco con la sua fisicità e l’abilità nell’anticipo. Alle loro spalle Sokratis, incredibilmente migliorato rispetto al giocatore visto al Milan e a Genoa, e Ginter, stellina nascente che può già fregiarsi del titolo di campione del mondo. Sugli esterni Piszczeck e Schmelzer sono forse gli interpreti ideali per garantire l’efficacia nelle due fasi alla squadra, con quest’ultimo che ha però spesso e volentieri lasciato il posto al giovane Durm, davvero esplosivo nella prima parte di questo campionato. E allora, dov’è il problema? In primis quello degli infortuni. Hummels gioca troppo a sprazzi per poter cementare i meccanismi di una difesa in cui è il leader, con Klopp che spesso e volentieri ha dovuto fare a meno del suo capitano. Senza di lui gli altri giocatori, seppur bravissimi presi singolarmente, hanno delle visibili difficoltà nei movimenti e lasciano talvolta immensi corridoi agli avversari, che spesso troppo facilmente arrivano a tu per tu con il portiere. In particolare Subotic è il fantasma di quello visto lo scorso anno: Klopp gli ha spesso preferito Sokratis, ma con l’infortunio del greco e qualche leggerezza di troppo del giovane Ginter tocca a lui guidare il reparto con risultati non sempre positivi. Lo stesso Piszczek non è stato sempre presente e l’adattamento di Grosskreutz non ha avuto gli esiti dello scorso anno. Serve dunque migliorare l’amalgama di un reparto individualmente forte, ma spesso gestito male dagli interpreti e troppo spesso orfano del suo leader.

Gundogan chiave di volta-  La fantasia nella costruzione della manovra e l’imprevedibilità delle giocate del Borussia Dortmund è passata e passa tuttora esclusivamente per i piedi di Ilkay Gundogan. La mancanza del giocatore per il grave infortunio che l’ha afflitto si è fatta sentire, essendo lui il solo in grado di collegare i reparti di centrocampo ed attacco attraverso una fluidità nelle giocate tale da migliorare il rendimento anche di coloro che gli corrono intorno. Non è un caso che il miglioramento delle prestazioni del Borussia sia coinciso con il suo ritorno in campo, e Klopp ha iniziato a pensare di impiegarlo anche in posizioni differenti rispetto a quella davanti alla difesa. Contro l’Hoffenheim, infatti, si è visto un Gundogan insolito trequartista, con alle sue spalle due giocatori più solidi come Kehl e Bender. I risultati si sono visti ma, vista anche l’assenza forzata di Reus e le altalenanti prestazioni di Kagawa, questo Borussia non può prescindere da Gundogan: se lui è infortunato o fuori dal gioco, la squadra non gira.

Manca il cinismo o manca un centravanti?-  Il limite maggiore, a prescindere dalla solidità difensiva, rimane però la capacità di concretizzare in gol la grande mole di gioco prodotta dalla squadra giallonera. Nonostante gli infortuni, le difficoltà e la sfortuna, il Borussia Dortmund rimane tra le squadre migliori al mondo in transizione positiva, con giocatori in grado di attaccare la profondità e di saltare l’uomo con estrema facilità. Lo scorso anno lì davanti c’era un 9 con i fiocchi, ma quest’anno è passato ai rivali del Bayern Monaco. Al suo posto è arrivata una strana coppia, che fino a questo momento non sta propriamente convincendo. Ciro Immobile è molto utile in fase di manovra e nell’attaccare lo spazio, ma non è propriamente un centravanti da area di rigore che potrebbe sbloccare le partite più ostiche. Allo stesso modo Adrian Ramos è troppo incostante per essere un riferimento per il gioco dei compagni, alternando partite da due e tre gol, ad altre completamente anonime. Klopp ha provato anche una terza via, ma Aubameyang versione prima punta non ha mai convinto del tutto, anche perchè quando schierato sulla destra ha sempre creato il panico nelle difese avversarie. La mancanza di cinismo nel concretizzare le palle gol create potrebbe stare dunque nella non adeguata sostituzione di Lewandowski, ma è riduttivo affermare che gli acquisti non sono stati all’altezza. I nuovi giocatori hanno semplicemente caratteristiche diverse e devono avere il tempo di ambientarsi nel nuovo sistema. Allo stesso modo Klopp deve capire come sfruttare al meglio le nuove armi e, con i problemi sopra elencati, non è facilissimo trovare la strada giusta in un tempo così breve.

L’obiettivo da raggiungere è dunque quello del medio/lungo periodo e Klopp, mai criticato ne’ dalla curva e ne’ tanto meno dalla società, ha tutto il tempo per rimettere in carreggiata la sua squadra. Non sarà la stagione adatta per competere per il titolo, ma la zona coppe è ancora una possibilità concreta ed in Champions i gialloneri sono sempre e comunque una pericolosa outsider.

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