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Lo scorso novembre Lionel Messi è diventato il miglior goleador nella storia della Liga, superando dopo 60 anni il record di Pedro Telmo Zarraonaindia Montoya, per tutti Telmo Zarra. Ma chi era questo straordinario goleador dal quale prende il nome anche il trofeo che viene assegnato annualmente dal quotidiano sportivo Marca al giocatore spagnolo che ha siglato più reti nella stagione della Liga?

Nato a Erandio nei Paesi Baschi, settimo di dieci figli, Zarra ha debuttato nel calcio professionistico nel 1939 spinto dai fratelli Tomas e Domingo. Dopo una stagione nel club della sua città, l’SD Erandio Club, a 19 anni approda nell’Athletic Bilbao dove resterà per 15 anni scrivendo la storia del club. Zarra è il classico attaccante d’area di rigore, specializzato nei colpi di testa anche se ad inizio carriera era talmente timoroso da guadagnarsi il soprannome di “Telmito el medioso”e la leggenda narra di un suo netto miglioramento solo grazie ad allenamenti specifici con la maglia dell’Athletic. All’epoca però incarnava l’immagine di coraggio e fierezza tanto caro al franchismo “È stato magnifico, un vero uomo, un vero Spagnolo…Zarra è il brillante esempio di così tante virtù dellla nostra razza” ed Eduardo Galeano lo descrisse come un “giocatore con due piedi ed una testa pensante”. In una locandina affissa a Stoccolma dove si pubblicizza la sfida tra Svezia e Spagna si invitano i tifosi ad assistere al match per guardare dal vivo “la migliore testa in Europa dopo Churchill”.

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Iriondo-Venancio-Zarra-Panizo-Gainza

Un mito costruito grazie ai gol, tantissimi. La fortuna di Zarra fu quella di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Durante la guerra civile numerosi giocatori dell’Athletic partirono per un tour mondiale e decisero di non tornare in Spagna, costringendo il club basco a ricostruire la rosa da zero. Iriondo-Venancio-Zarra-Panizo-Gainza in questo modo nacque la segunda delantera storia dell’Athletic: uno degli attacchi più prolifici della storia della Liga che aveva come attaccante centrale proprio Zarra. Insieme giocarono 1773 partite realizzando ben 848 gol. Quell’attacco atomico permise all’Athletic, a quel tempo Atletico per volontà di legge, di vincere una Liga e cinque Copa del Rey (all’epoca Campionati di Coppa)

Alla sua morte Alfredo di Stefano dichiarò: “Sono sconvolto, ogni tifoso di calcio lo ricorderà per sempre”. Zarra ha dato il meglio tra il 1944 e il 1953 vincendo per sei volte il titolo di capocannoniere. Nel 1950 venne convocato per i Mondiali insieme ad altri tre elementi dell’attacco dell’Athletic e realizzò il gol che permise alla Spagna di battere l’Inghilterra e approdare alle semifinali. Un gol al Maracanà che suggellò l’amicizia con il suo rivale Bert Williams, portiere di quella Nazionale inglese. Telmo e Bert rimasero in contatto fino alla morte dello spagnolo forse uniti dal loro legame con le rispettive squadre: Zarra non accettò mai le proposte da Madrid, Williams rifiutò le offerta da Londra.

Ma il nome di Zarra va oltre l’importanza dei suoi gol. In una partita giocata contro il Malaga dopo aver superato il portiere, mandò il pallone fuori perché si è reso conto di aver dato un calcio al portiere. Per questo incredibile gesto, il Málaga gli consegnò una medaglia d’oro per onorare la sua sportività. Il suo legame profondo con la terra basca, quel gol con la maglia della Nazionale visto come segno di speranza in un momento difficile per la Spagna e le sue gesta in tutti i campi polverosi del Paese: non contano i numeri e i record battuti, Zarra è stato un autentico mito dello sport.

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