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Dopo il passaggio del turno della Juventus ci avevamo quasi sperato, alla fine però RomaManchester City non ha regalato la possibilità di vedere due italiane agli ottavi. I due gol dei Citizens sanciscono la fine del sogno romanista di continuare a scrivere il racconto Champions League annata 2014/15, ponendo l’accento sui difetti dimostrati in ambito internazionale dalla formazione di Rudi Garcia, incapace di sfruttare i numerosi “assist” offerti dagli uomini di Pellegrini durante lo svolgimento del girone.

LA PARTITA RomaManchester City è stata una partita “tosta”, più vicina al concetto di football d’oltremanica che non relativo al calcio nostrano, ritmi alti, molti contrasti, pressing da entrambe le formazioni e duelli vari a condire il tutto: un’insalata mista che riesce a far rinascere negli osservatori la passionalità all’agonismo ma che stenta a spiccare il volo, poche sono le azioni da gol con portieri bravi e attenti più del solito. Servono i lampi dei solisti, soprattutto con l’andare del match e i ritmi decisamente più blandi; la Roma finisce quindi in balia del City, squadra dallo strapotere fisico dotata di Top Player, non solo “di prezzo” ma anche “di fatto”, capaci cioè di risolvere il match inventando la giocata, questo il caso di Nasri, o di Jesus Navas, spine nel fianco romanista, con il primo a sbloccare il risultato grazie ad un bellissimo destro limite. Nel finale c’è tempo per provarci, anche se le notizie da Monaco non aiutano: due gol da fare sono un’enormità. La Roma è un animale in gabbia, si dimena e trova quasi il gol con Ljajic, ma è solo l’avvisaglia della resa che sopraggiunge appena 5 minuti dopo con il raddoppio di Zabaleta su azione corale degli inglesi.

I MALI Escludendo la delusione tangibile, battere i Citizens non era un’impresa semplice, eppure le assenze pesanti per gli inglesi, Tourè e Aguero in primis, la scarsa vena in Champions degli uomini di Pellegrini e la partita dell’andata erano tutti dati che lasciavano intendere delle buone prospettive. Così non è stato in parte per via della buona prova del City stesso con un centrocampo di corsa e fatica, Fernando e Fernandinho due martelli battenti che hanno distrutto la manovra giallorossa sulla trequarti difensiva di Garcia, sia per quanto riguarda la condizione atletica della Roma, che non ha saputo reggere i ritmi elevatissimi per tutti i 90 minuti di gioco. Gli uomini di Garcia hanno stentato a centrocampo dove Pjanic e Keità, non potendo vantare doti dinamiche quali quelle di Nainggolan (forse il migliore della Roma), hanno svolto il proprio compito a intermittenza; brutta anche la partita di Totti, il capitano della Lupa è stato oscurato da De Michelis e Mangala, due giganti che si sono presi svariati rischi anche con lanci in profondità, dimostrando i passi in avanti dell’ultimo periodo. La Roma deve fare “mea culpa”, dopo i primi venti minuti di buon gioco si è lasciata, pian piano, sopraffare dal City prima fisicamente poi psicologicamente, dimostrando ancora di non avere la giusta caratura internazionale; tutta esperienza che entra per il prossimo anno, adesso c’è da onorare l’Europa League.

Stefano Mastini

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