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Osmar Santos, giornalista brasiliano, soleva definire “o animal” il miglior giocatore della partita. Nasce così il soprannome di Edmundo, croce e delizia dei propri tifosi.

Osmar Santos, giornalista sportivo brasiliano, durante le sue telecronache soleva definire “o animal” il miglior giocatore dell’incontro. Un antesignano dell’odierno “uomo partita Sky”. E nel campionato statale di São Paulo del ’93 spesso quel calciatore era un ragazzo del Palmerais, Edmundo. Nasce così il soprannome di uno di quei giocatori che incarna perfettamente il binomio genio – sregolatezza, croce e delizia di tutti i tifosi di calcio.

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Edmundo Alves de Souza Neto, o Animal appunto, nasce a Niterói – nei pressi di Rio de Janeiro – il 2 aprile del 1971. Comincia a rincorrere un pallone già bambino nella squadra di futebol de salão (calcio a 5) del suo quartiere, il Fonseca. Il suo professore di judo lo nota e lo presenta alle giovanili del Vasco da Gama. Ma il ragazzino ha già una certa fama nel mondo del futsal e gioca prima con la Fluminense e poi col Botafogo. Qui il primo colpo di scena: viene allontanato per avere l’abitudine di girare nudo durante gli allenamenti. Così Edmundo si dedica unicamente al calcio e si segnala nelle giovanili del Botafogo Football Club per i suoi dribbling funambolici. Nel 1992 cambia casacca, torna al Vasco da Gama e debutta positivamente nel Brasilerão, il campionato federale. Subito dopo si gioca il Campeonato Carioca – torneo dello stato di Rio – e il Vasco vince il titolo; Edmundo impressiona tutti tanto da esser considerato la rivelazione del campionato e viene convocato in nazionale da Carlos Alberto Parreira per giocare nella Copa Amizade contro il Messico.

L’anno seguente cambia maglia e città; passa al Palmeiras per ben 2 milioni di dollari. Con la squadra di São Paulo vince subito il Campeonato Paulista dove si guadagna l’appellativo di o Animal. Durante la finale di ritorno si fa notare, oltre che per le sue giocate, pure per un’entrata volante a piedi uniti su Paulo Sérgio, giocatore del Corinthians e futuro attaccante della Roma, rimediando solo un cartellino giallo. Il ragazzo di Niterói viene nuovamente convocato nella Seleção per giocare la Copa America in Ecuador nel mese di luglio. Tornato al Verdão vince il Torneio interstatale Rio-São Paulo e, a ruota, il campionato brasiliano. Edmundo riceve la Bola de Prata, assegnata dalla rivista sportiva Placar ai migliori undici del torneo federale. Lentamente il suo nomignolo, Animal, inizia a perdere l’accezione positiva iniziale, evidenziando piuttosto il carattere irresponsabile ed irascibile. Carattere che contro il Corinthians – altra squadra paulista – sembra incendiarsi più del solito, così da spingerlo quasi alle mani con un compagno di squadra, Antônio Carlos (alla Roma poi Zago), durante l’intervallo di un clássico. Colleziona 5 cartellini rossi ed in seguito ad uno di questi rifila una manata di chiaro dissenso sul volto dell’arbitro che lo ha appena espulso. L’anno successivo gli almiverde si ripetono vincendo il Paulistão, Edmundo continua ad incantare, ma durante una partita di Copa Libertadores, in seguito ad una sostituzione dovuta al suo eccesso di egoismo, esce sbraitando contro il tecnico Vanderlei Luxemburgo. mcmLPVd7zpE1IBNq-8atA4QLa società lo sospende e questa decisione porterà alla sua esclusione dalla lista dei convocati per USA ’94. La notizia è talmente inaspettata che un’azienda che produce figurine sportive si ritrova ad aver stampato inutilmente quella del brasiliano. Dopo i mondiali si gioca il Brasilerão e o Animal continua a collezionare giocate sopraffine e cartellini rossi; nel mese di ottobre è protagonista di un altro show: durante Palmerais-São Paulo, ribattezzata per l’occasione “clássico da paz“, dopo aver subito una doppia brutta entrata, si vendica entrando male su un avversario. Viene ammonito mentre gli avversari lo circondano minacciosi, lui non si fa intimidire e rifila una manata al viso di Juninho Paulista, poi una al laterale difensivo André. Si scatena un parapiglia, lui e Juninho vengono espulsi e, mentre abbandona il terreno di gioco, non soddisfatto del suo “derby della pace”, torna sui suoi passi e rifila un calcio al costato di André, il quale andrà a denunciarlo in questura portandolo ad un fermo di polizia di 40 giorni (subito annullato). Durante la finale di ritorno del campionato irride Viola, attaccante del Corinthians, dribblandolo ripetutamente ed invitandolo platealmente a farsi sotto, 3 giocatori avversari lo circondano furenti spingendolo ed insultandolo. Rissa sfiorata di un soffio, offre Edmundo. Il Palmerais bissa comunque il titolo precedente. L’anno successivo – 1995 – durante una partita di Libertadores in Ecuador, o Animal sbaglia un calcio di rigore e reagisce spingendo e calciando una telecamera. Resta 4 giorni agli arresti presso l’albergo di Guayaquil dove soggiornava con la squadra, sino ad accordarsi per un indennizzo di 10.000$ con il giudice locale. Andando via, dice ai reporter: «Questo capitolo della mia vita si chiude qui, ci sarà un nuovo giocatore con la maglia del Palmerais». Ed un mese dopo, per confermare quanto detto, appare sulla copertina di Placar abbracciato ad un orsetto di peluche. Titolo: “O Animal precisa de carinho“, l’Animale ha bisogno di affetto; parole e musica di Luca Carboni. Grazie ai media viene convocato da Zagallo per la Copa America dove i verdeoro perdono in finale contro l’Uruguay padrone di casa. Ma nulla muterà, ovviamente. Litiga ancora con Luxemburgo, con vari compagni di squadra (ancora Zago, il colombiano Rincón – poi al Napoli – ed Evair, ex Atalanta) e persino coi dirigenti per la lunghezza, eccessiva a suo dire, del manto erboso del Palestra Italia, stadio del club e vecchio nome della squadra fondata da emigrati italiani. I tifosi ormai non lo sopportano più ed intonano: «Fora, Edmundo! Você é o maior traidor do mundo!» La sua avventura in maglia biancoverde termina lì, almeno momentaneamente.

Il talentuoso giocatore si trasferisce al Flamengo e viene presentato sfilando in corteo su un camion dei pompieri. Torna così a Rio de Janeiro per formare un trio d’attacco con Romário e Sávio. 3 ottobre 1995, Supercopa Libertadores, Flamengo-Vélez Sársfield. I rossoneri brasiliani stanno vincendo per 3-0, Edmundo ha segnato il secondo gol con un tunnel a Chilavert e scherza gli avversari argentini con dribbling ed ancheggiamenti. Uno di loro, Zandona, non ci sta e rifila una gomitata al brasiliano che finisce per terra. L’arbitro fa proseguire, Edmundo si rialza e continua a toccarsi la tempia sinistra mentre l’avversario lo insulta. I due continuano a beccarsi, all’improvvviso o Animal si volta, guarda l’argentino e gli rifila uno schiaffo. Zandona glielo restituisce d’istinto e mentre Edmundo gli volta le spalle tenendosi il viso, gli assesta un gancio sinistro che lo manda al tappeto. Royal Rumble al Parque do Sabiá di Uberlândia, per l’occasione stadio dei rubro-negros. Il primo ad accorrere in suo soccorso è Romário con cui poi incide il Rap dos Bad Boys. Un mese dopo derby col Vasco da Gama, squadra di cui l’attaccante si è sempre detto tifoso. 180px-Edmundo_obscenoI sostenitori vascaínos però non hanno preso bene il passaggio di Edmundo al Fla. Infatti gli intonano cori ad hoc e lo coprono di insulti senza nemmeno attendere il calcio d’inizio. Lui non si demoralizza, anzi: all’improvviso li guarda tutti, presenti ed assenti, rilassa il corpo e porta una mano ai genitali rispondendo con un invito preciso e volgare. Si scatena il putiferio e a fine partita o Animal dice candidamente: «Ho la coscienza a posto. Porto sempre la mano lì quando faccio riscaldamento, stavo solo facendo stretching». A fine anno, in stato di ebbrezza al volante della sua Jeep Grand Cherokee travolge una Fiat Uno e nell’impatto muoiono 3 persone. Finisce col litigare con la dirigenza della squadra e così va in prestito al Corinthians. Tra Paulistão e Copa Libertadores segna gol a ripetizione, ma al termine del contratto, dopo un litigio in allenamento con Cris – futuro difensore dell’Olympique Lione – e per non dare soddisfazione al Flamengo, proprietario del suo cartellino, torna al Vasco da Gama, squadra che l’ha lanciato anni prima.

Debutta nel torneo federale in un’annata difficile per il Vascão, ma grazie alle prodezze del fantasista la squadra di Rio evita la retrocessione. L’anno seguente, il 1997, Edmundo esplode definitivamente segnando gol a ripetizione e portando la sua squadra alla finale del torneo Carioca, poi persa contro il Botafogo. Viene convocato dal c.t. Mario Zagallo per disputare la Copa America in giugno. Il Brasile trionfa battendo in finale la Bolivia padrona di casa per 1-3 ed Edmundo segna il momentaneo 0-1 deviando una conclusione di Denílson. Ma, per non smentirsi, si fa notare anche per un pugno al viso del boliviano Cristaldo; il direttore di gara non nota l’episodio e Zagallo lo sostituisce per evitare il peggio. A fine anno trascina il Vasco alla vittoria del Brasilerão; Edmundo si laurea capocannoniere del torneo (Chuteira de Ouro) stabilendo il nuovo record di gol segnati – 29 in 28 partite – e di cui ben 6 contro l’União São João. Colleziona 7 cartellini rossi, di cui uno nella finale d’andata contro il Palmerais insultando l’arbitro su imbeccata della propria panchina – dopo aver ricevuto un cartellino giallo essendo già in diffida – così da evitare di essere giudicato in tempo e poter disputare la finale di ritorno. La rivista Placar gli assegna nuovamente una Bola de Prata e per la prima volta la Bola de Ouro, premio destinato al miglior calciatore del campionato brasiliano. A quel punto va in polemica con la dirigenza per degli stipendi arretrati e decide di emigrare in Europa passando alla Fiorentina per 13 miliardi di lire.

Si presenta con queste parole: «È un sogno che si avvera. Ronaldo, segnerò più di te!» Il 16 gennaio 1998 debutta in un’amichevole contro la squadra Primavera dei gigliati. Edmundo ammalia tutti con gol, dribbling, assist ed un inedito altruismo. L’idillio intorno al numero 29 viene incrinato da un episodio avvenuto sugli spalti: il vicepresidente dei viola, Ugo Poggi, viene alle mani con Massimo Sandrelli, addetto alle relazioni esterne nonché direttore dell’emittente toscana Canale 10. Quest’ultima rea, a parere del vice di Vittorio Cecchi Gori, di non aver dato abbastanza risalto all’acquisto del brasiliano. Comincia la Serie A e lui parte dalla panchina, come in una sfida contro il Milan al Meazza. Ha il volto rabbuiato e a fine partita rifiuta di essere intervistato. Chiede immediatamente un chiarimento al presidente che gli fa presente che le decisioni tecniche spettano all’allenatore, Alberto Malesani. In risposta Edmundo sale su un aereo e torna a Rio dove, prima di essere notato alla sfilata di Caredmundonevale, afferma: «Sono un campione, la Fiorentina non può trattarmi così! Non sono mai stato in panchina in vita mia, neppure quando avevo otto anni!» Torna a Firenze adducendo come alibi i suoi problemi legali. Da lì alla fine della stagione o Animal gioca poco – 10 presenze di cui una in Coppa Italia – e segna 4 gol. Infatti spesso l’allenatore viola preferisce schierare Oliveira e Morfeo accanto agli intoccabili Batistuta e Rui Costa. Zagallo lo convoca comunque per gli imminenti mondiali e, nonostante Romário sia infortunato, Edmundo resta in panchina persino nei test match contro Andorra e Athletic Bilbao a vantaggio di Bebeto. Romário di contro non gradisce l’esclusione dichiarandosi pronto a recuperare per la fase finale, così decora uno dei gabinetti del suo locale con una caricatura di Zico, coordinatore della Seleção, mentre regge la cartaigienica a Zagallo. O Animal intanto si contraddistingue in ritiro per dei litigi con Júnior Baiano e Leonardo e finisce anch’egli a decorare i bagni della discoteca del Baixinho mentre è seduto su un pallone sgonfio con accanto la sua ex ragazza. A nulla varranno le sue richieste di far togliere la caricatura e il rapporto tra i 2 precipiterà. Durante Francia ’98 subentra solo un paio di volte dalla panchina e in finale, pur essendo dato come partente nella formazione ufficiale, viene depennato all’ultimo momento per il recupero in extremis di Ronaldo dallo strano malore della notte prima. Malore di cui svelerà i retroscena anni dopo in una memorabile intervista a Playboy Brasil. Nel frattempo sulla panchina dei toscani arriva Giovanni Trapattoni ed Edmundo, passato alla numero 11, comincia a giocare più spesso. Ma già ad ottobre manifesta segni d’insofferenza: durante una partita con la Roma viene sostituito e dà in escandescenze contro il tecnico di Cusano Milanino. Più tardi negli spogliatoi concede il bis e pochi giorni dopo finisce addirittura alle mani col compagno di squadra Emiliano Bigica. Il vero colpo di teatro è però nascosto nel suo contratto. Infatti, nero su bianco, c’è una clausola che consente al giocatore di tornare a Rio per il Carnevale. E nel marzo del 1999, nonostante la Fiorentina stia lottando per il titolo con Batistuta fuori per infortunio, è pronto ad imbarcarsi sull’aereo a Malpensa; raggiunto dai giornalisti dice: «Se mi permettono di restare in Brasile, mi fanno un favore». E così torna in patria tra lo stupore e il livore di tutto l’ambiente gigliato; anni dopo si dirà pentito per aver fatto apporre quell’insolita clausola contrattuale. Cominciano poi a trapelare voci sulla sua volontà di rimanere a Rio e sulle sue parole riguardo Rui Costa e Batistuta, definiti rispettivamente invidioso e perdente. La giustizia brasiliana approfitta della sua presenza in patria e lo condanna per omicidio colposo a quattro anni e mezzo in regime di semilibertà per l’incidente del ’95; passerà una notte in prigione per poi uscire ricorrendo allo habeas corpus. La situazione con la Viola ormai è tesissima e i tifosi, al suo rientro in Italia, gli fanno trovare un cartello sul cancello della villa con su scritto “Ora basta… silenzio e vittorie!” In risposta lui stacca i telefoni e non si presenta all’allenamento concedendosi un lungo sonno ristoratore. Ormai l’ambiente è rovinato, la squadra arriva terza e due suoi compagni, Sandro Cois e Moreno Torricelli, arrivano ad augurarsi la sua cessione. Accade così che Edmundo torna al Vasco, stavolta per 15 milioni di dollari.

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Con i cruzmaltini indossa la maglia numero 10 e persino la fascia di capitano; sul contratto altra clausola particolare: la società non può interferire con la vita notturna dell’attaccante. Gioca le ultime partite del campionato statale portando il Vasco in finale contro il Flamengo perdendo comunque il titolo nella gara di ritorno. Vanderlei Luxemburgo, nuovo c.t. dei verdeoro, decide di non convocarlo per la Copa America ’99 a causa del suo carattere indisciplinato e dati i pregressi tra i due. Ad ottobre 3 giudici rigettano il ricorso contro il suo arresto e spiccano un mandato d’arresto nei confronti del calciatore, passa così un’altra notte dietro le sbarre prima di uscire nuovamente. Un mese dopo, col chiaro intanto di rifarsi una buona immagine, invita la stampa al primo compleanno di suo figlio; per l’occasione noleggia un intero circo e si fa ritrarre nell’atto di far bere birra ad uno scimpanzè scatenando un polverone mediatico intorno a sé. La società vascaína intanto, in vista dell’imminente prima edizione della Coppa del Mondo per Club della FIFA, ingaggia Romário. Edmundo non la prende bene e si fa promettere che al termine del torneo il Baixinho andrà via. Il Vascão vi è ammesso in quanto campione in carica della Libertadores e nel girone iniziale trita il Manchester United – vincitore della Champions League del ’99 – per 3-1 con una doppietta di Romário e un gol  di o Animal che Mikaël Silvestre (ex Inter) con ogni probabilità ricorda ancora oggi. Il Vasco arriva sino in finale dove perde ai rigori contro il Corinthians, squadra invitata come vincitrice della Série A brasileira. Edmundo sbaglia l’ultimo rigore; descriverà in seguito questo momento come uno dei peggiori della sua carriera. Emerson Leão, nuovo allenatore del Brasile, lo riconvoca in nazionale per una partita contro la Colombia valevole per le qualificazioni ai mondiali del 2002; sarà la sua ultima partita con la maglia del Brasile. Comincia il torneo statale e Romário è ancora lì. I due non si rivolgono la parola nemmeno in campo e quando, prima di una sfida contro il Palmerais nel torneo interstatale Rio-São Paulo, la fascia di capitano passa al braccio del nuovo arrivato, o Animal si rifiuta categoricamente di scendere in campo. Seguono dichiarazioni amare: «È come se un giornalista stesse via per 3 giorni a causa di una malattia e al suo ritorno in redazione si ritrovi ad essere il tuttofare dell’ufficio». Il giocatore di Niterói è avvelenato e quando gioca si contraddistingue per un continuo insultare gli avversari, tanto da venire eletto dai suo colleghi il giocatore più odiato del Brasile in un sondaggio lanciato da Placar. L’esonero del tecnico Antônio Lopes sembra arridergli; rientra in campo dopo quasi 2 mesi fuori rosa, tenta una vana riconciliazione con Romário, ma non ritrova più l’armonia coi compagni e viene così ceduto in prestito al Santos.

Nel club paulista Edmundo ritrova i suoi ex compagni di squadra Rincón e Carlos Germano, con i quali ha già avuto screzi in passato, ma stavolta non cade in fallo e si limita a giocare e segnare. Alla fine del Brasilerão però ha una nuova polemica con la dirigenza del Santos a causa di stipendi arretrati, così torna al Vasco da Gama che nel gennaio 2001 lo gira nuovamente in prestito al Napoli. Nella squadra partenopea gioca male e segna pochissimo. Si segnala per un’arancia mangiata dopo che questa è piovuta dagli spalti nel tentativo di colpirlo, per un calcio allo stomaco del portiere Mondini durante gli allenamenti e per aver mandato a quel paese l’allenatore Emiliano Mondonico, reo di lesa maestà (averlo sostituito). Il Napoli retrocede in Serie B nonostante un suo gol al 90′ durante l’ultimo turno di campionato e il complicato brasiliano si lascia andare ad un pianto dirotto e sincero. In estate torna quindi in Brasile e si appella alla giustizia sportiva contro il Vasco per ottenere gratuitamente il proprio cartellino. n010Riesce nel suo intento e si trasferisce al Cruzeiro di Belo Horizonte. Ma prima di una sfida col Vasco dichiara: «Spero di non fare gol. Se accadrà sarà solo un gesto da professionista. Ma non esulterei, non posso esultare sulle mie sconfitte come tifoso vascaíno». Il fatto è che il Cruzeiro perde 3-0 ed Edmundo sbaglia un rigore. La dirigenza celeste gli rescinde immediatamente il contratto definendolo: «Pazzo, problematico ed instabile». Lui decide perciò di andare in Giappone. Debutta nella J.League con la maglia del Tokyo Verdy a suon di gol, ma in seguito ad un infortunio al piede torna in patria per subire un piccolo intervento chirurgico. Il giorno seguente, nonostante le stampelle, si fa riprendere durante la sfilata al Sambódromo del Carnevale di Rio de Janeiro, facendo ammattire i dirigenti giapponesi. A fine stagione poi passa agli Urawa Red Diamonds, ma dopo soli tre mesi rescinde il contratto ufficialmente per saudade della sua famiglia. Effettivamente è una tragedia a farlo tornare in Brasile: il fratello viene trovato assassinato, una sporca storia di droga e soldi. Sportivamente si lega ancora una volta al suo grande amore calcistico: il Vasco da Gama.

Ma i problemi non tardano a ripresentarsi. I giudici brasiliani infatti provano ancora a farlo arrestare per l’incidente d’auto di 8 anni prima rigettando l’ultimo ricorso, ma grazie ai suoi avvocati e alle leggi brasiliane Edmundo evita ancora una volta il carcere. Intanto si dichiara insoddisfatto della qualità della rosa del Vascão e prima di una sfida di campionato provoca una frattura nello spogliatoio cruzmaltino dopo essersi rifiutato di partecipare al rito collettivo della preghiera pre-partita. All’origine di tutto ancora stipendi arretrati e, dopo aver minacciato a mezzo stampa il ritiro anticipato dal calcio giocato, esterna un’inaspettata perorazione sindacale sulla rivista Placar: «Non vi è alcuna giustificazione. Sono al Vasco da 9 mesi e per 7 mesi non ho ricevuto lo stipendio. Mi sono sempre allenato e ho giocato in tutte le competizioni. Non c’è nulla da contestarmi. 7 mesi senza pagarmi e mi usano come capro espiatorio! Miranda [il presidente del club, ndr] continua a comportarsi così ed intanto si riempie la sacchetta. È con tristezza che noto questa situazione. Il calciatore è considerato un mercenario e viene perciò esecrato. Ma la maggior parte dei club non pagano la tredicesima, i contributi previdenziali, le ferie e non garantiscono nemmeno gli altri diritti. Ci sono anche club seri come il Palmerais che non mi devono un centesimo di arretrati. Il problema è che noi giocatori lavoriamo con passione per questo sport e mediaticamente è molto più facile darci la colpa. La verità è che molti club sono in bancarotta e ricevono il sostegno finanziario di sponsor importanti ricevendo milioni di dollari. Ci sono dirigenti che stanno anni ed anni nel club senza ricevere uno stipendio, ma poi salta fuori che hanno la villa ad Angra dos Reis o Miami. E nessuno dice niente!» Edmundo lascia la squadra e di proposito si trasferisce alla Fluminense, altra squadra di Rio de Janeiro.

Nella Flu ritrova Romário e i due decidono di metter da parte i vecchi dissidi per mettersi al servizio della squadra, ma il nuovo arrivato è protagonista di un campionato statale altalenante e funestato dagli infortuni. Così Edmundo rescinde il contratto con la Tricolor e cambia nuovamente maglia: stavolta indossa quella arancio della Nova Iguaçu nella Série B carioca. EdmundoFigueirenseVi gioca solo 2 partite segnando un gol, poi si lascia convincere dalla Figueirense a tornare in Série A. Con la squadra di Florianópolis ritrova l’antico splendore e un gol dopo l’altro ne evita la retrocessione. Suo malgrado è protagonista di una partita controversa. Si gioca Juventude-Figueirense e si scopre in seguito che l’arbitro, Edílson Pereira de Carvalho, si è messo d’accordo con gli scommettitori per far vincere la squadra di casa. Ma o Animal quel giorno è incontenibile, ne segna 3 e la partita termina 1-4. L’ufficiale di gara sarà la figura centrale dello scandalo del calcio scommesse detto Máfia do Apito, verrà radiato dalla Confederação Brasileira de Futebol e ben 11 partite verrano rigiocate, inclusa quella disputatasi a Caxias do Sul e stravinta dagli alvinegros di Edmundo. Il numero 10 disputa anche uno splendido Brasilerão tanto da destare l’attenzione del Palmerais che decide di ingaggiarlo per la seconda volta.

Nella squadra di São Paulo continua a giocare ad alti livelli così da tornare ad essere tra i più amati della torcida del Verdão. Nel successivo Campeonato Brasileiro 2006 e, nonostante un infortunio da cui recupera con una preparazione personalizzata, nel Paulista 2007 non smette di segnare ed incantare. Ma, come da copione, comincia ad avere screzi col compagno di squadra Pierre e con l’allenatore Caio Júnior per una sostituzione mal digerita. Cominciano a girare voci sul fatto che la dirigenza non vorrebbe riconfermarlo in rosa, voci che si basano sui suoi continui acciacchi, sul suo ingaggio pesante e sull’arrivo del nuovo tecnico alviverde, Vanderlei Luxemburgo, col quale non ha esattamente un buon rapporto. Edmundo si ritrova senza squadra e, pur essendoci molti club interessati, non nasconde di voler concludere la carriera nel suo Vasco da Gama. Cominciano le trattative, rese difficili dalla causa legale intentata dal calciatore contro il Vascão per gli emolumenti non corrisposti. Finalmente le 2 parti in causa trovano un accordo, la società versa metà degli arretrati e o Animal veste la camisa cruzmaltina. A Rio ritrova Romário, nella doppia veste di allenatore-giocatore, col quale dichiara di volersi riconciliare definitivamente. Il debutto però non è dei migliori: sbaglia 2 rigori decisivi nel torneo statale e nella Copa do Brasil e preso dallo sconforto dichiara di voler smettere, ma il presidente Miranda lo convince a desistere. Così gioca anche tutto il successivo Brasilerão e lascia il calcio giocato in un giorno tristissimo per la storia ultracentenaria del Vasco: la squadra infatti retrocede per la prima volta nella Série B brasileira.

Edmundo

Nel 2009 fa il suo debutto come commentatore su Rede TV, mentre l’anno seguente commenta i mondiali per Rede Bandeirantes. Tenta persino l’avventura in politica candidandosi col Partido Progressista, mentre Romário si candida a sua volta – e con maggior fortuna – col Partido Socialista. Il 15 giugno 2011 viene spiccato un mandato di cattura nei suoi confronti per essere stato riconosciuto colpevole di omicidio, dopo ben 7 ricorsi, nell’incidente d’auto di 16 anni prima. Tre mesi dopo il Supremo Tribunal Federal, massima autorità della giustizia brasiliana, giudica estinta la condanna di quattro anni e sei mesi di semilibertà. Paese che vai, prescrizione che trovi. Durante il Carnevale 2012 il quotidiano Extra pubblica un colloquio intercorso tra l’ex calciatore e l’attore Alexander Nero. O Animal gli rivolge una battutaccia dato che interpreta un personaggio omosessuale in una telelenovela e Nero risponde piccato: «Io vado con gli uomini in tv, tu nella vita reale!» Sorprendente la controreplica: «Esatto, ho già provato!» Infine, quasi quattro anni dopo la sua ultima apparizione su un campo di calcio, il nuovo presidente del Vasco, Roberto Dinamite, annuncia la partita d’addio di Edmundo. Si gioca il 28 marzo 2012 e l’avversario sarà il Barcelona Sporting Club di Guayaquil, squadra che perse la Libertadores proprio contro i cruzmaltini nel 1998, quando o Animal giocava nella Fiorentina. La partita termina 9-1 e l’idolo della torcida di casa ne mette a segno 2 dichiarandosi poi pentito di non aver giocato solo per quei colori per cui ha sempre avuto una forte empatia.

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EdmundoWalkofFame

Una storia quindi di picchiate e risalite, di relazioni intense, complicate e talvolta burrascose nel calcio come nella vita. Una storia di relazioni e figli extraconiugali – ammetterà di essere stato un padre assente – e di eccessi in tutti i sensi. Nonostante tutto oggi nel nuovo Estádio Maracanã di Rio de Janeiro c’è un’area chiamata Calçada da Fama (Walk of Fame) con le impronte dei piedi dei più grandi calciatori brasiliani di tutti i tempi. Ci sono Pelé, Garrincha, Zico, Romário, Ronaldo e Ronaldinho. Tra gli altri c’è pure lui, Edmundo Alves de Souza Neto. O Animal. Per sempre.

Edmundo & Romário – Rap dos Bad Boys