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Genoa, Sampdoria, Napoli, Lazio, Milan, Udinese, Fiorentina, Sassuolo, Palermo, oltre ovviamente alle inarrivabili Juventus e Roma. Queste, in rigoroso ordine di classifica, le squadre che attualmente precedono l’Inter nell’attuale campionato di serie A; impossibile non constatare il fatto che anche vere e proprie realtà “di provincia” stiano al momento facendo meglio della banda Mancini, incontrovertibili i dati di una preoccupante inversione di tendenza, che fanno dell’Inter un anonimo sparring partner. Quali sono i motivi che hanno portato ad un simile rendimento? In che modo la situazione è migliorabile (ammesso ovviamente che lo sia)?

Partiamo dall’inizio: questa squadra, certamente non irresistibile e con svariati punti deboli, è stata (a detta di società e dirigenza) costruita per centrare il piazzamento Champions e comunque per migliorare il quinto posto dello scorso anno. I fatti hanno invece dimostrato il contrario. L’involuzione vista già sotto la guida di Mazzarri, sta diventando cronica con l’avvento di Mancini che al momento non sembra disporre di antidoti in grado di guarire i mali della squadra. Anzi, se possibile, la situazione è anche peggiorata rispetto alla gestione Mazzarri; le idee di calcio del Mancio, profondamente diverse da quelle del tecnico toscano, hanno mandato ancora più in confusione un gruppo di giocatori già allo sbando. In tutto questo, un ruolo fondamentale (ma in negativo) lo sta giocando la società che continua a “vendere” un prodotto scaduto, come buono. Allo stato attuale, continuare a parlare di terzo posto, di Champions League, di una società che mira a tornare ad essere tra i migliori 10 club al mondo, serve solo a caricare di ulteriori responsabilità giocatori non all’altezza, che puntualmente denunciano grossi problemi di tenuta mentale. E’ questo forse l’errore più grande, il controsenso che racchiude tutto il mondo Inter, da sempre assai controverso. Mazzarri si fischiava a prescindere, ma davvero avrebbe potuto fare di più con una rosa di giocatori così composta? Che senso ha continuare a parlare di terzo posto, se poi ogni domenica i tifosi interisti sono costretti ad assistere sempre al solito, misero, spettacolo?

Ecco perchè, al momento, tornare nell’Olimpo del calcio europeo è pura utopia, parlare di terzo posto un’autentica follia. Una società seria, analizzerebbe a fondo le cause del problema invece di scaricare la colpa sul tecnico, poi puntualmente esonerato. Sul banco degli imputati dovrebbe finirci anche chi ha scovato e poi acquistato gente inadeguata, che sta sfigurando anche davanti alle cosiddette provinciali; peccato che, di provinciale, ci sia esclusivamente il modo in cui la dirigenza interista ha fin qui gestito la situazione. Dietro i risultati e la crescita di una squadra, ci sono quasi sempre una grande società e un progetto serio alle spalle; tutte cose che oggi l’Inter non ha, considerato ciò che Thohir (non) ha fatto in questo suo primo anno di presidenza. Oltre a impegnarsi nel ripianare i pesanti debiti ereditati dalla gestione di Moratti, occorreva costruire una società forte, in grado di dare vita a un progetto che avrebbe portato davvero l’Inter di nuovo ai vertici; si è vista invece tanta approssimazione nelle scelte operate, troppi discorsi extra calcistici portati avanti, ma evidentemente il tempo dedicato alla gestione sportiva del club (il vero motore per una società emergente) è stato utilizzato male. Una società colpevolmente assente, troppo simile a quella del passato e non in grado di assumersi le responsabilità del fallimento tecnico che è sotto gli occhi di tutti; come in tutte le splendide realtà della provincia italiana, a pagare è però sempre l’allenatore.

Per tornare competitivi, si sa, è necessario spendere con la speranza di farlo nel modo giusto. L’Inter di Thohir ha finora speso poco e male le proprie risorse e credere che a gennaio la situazione possa migliorare è complicato. Tutti a evocare rinforzi (ma perchè con Mazzarri non se ne parlava?), ma più che a prestiti onerosi e altri ingaggi da accollarsi, la società non potrà ricorrere; tutto ciò in barba al Fair Play finanziario, per cui proprio il presidente indonesiano si sta battendo in sede Uefa, e che vede al momento l’Inter a serio rischio sanzioni. Tutto questo per aver avallato l’umore della piazza e aver deciso per l’avvicendamento in panchina, dando in mano a Mancini la squadra voluta (?) da Mazzarri; proprio come avviene nelle migliori tradizioni di “provincia.

 

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