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il direttore generale della nuorese pietro rudellat con il nuovo verdeazzurro jeda in aereoporto (ph unionesarda)
il direttore generale della nuorese pietro rudellat con il nuovo verdeazzurro jeda in aereoporto (ph unionesarda)
il direttore generale della nuorese pietro rudellat con il nuovo verdeazzurro jeda in aereoporto (ph unionesarda)

La Nuorese, squadra di Serie D, ha ufficialmente ingaggiato l’attaccante brasiliano Jeda. Cosa spinge un atleta professionista a ripartire dalle categorie inferiori?

La Nuorese Calcio, squadra che milita in Serie D, ha ufficialmente presentato alla stampa Jedaias Capucho Neves, per tutti semplicemente Jeda. L’attaccante brasiliano quindi, dopo 2 esperienze con la maglia del Cagliari, torna in Sardegna per vestire la maglia verdeazzurra della squadra di Nuoro. Dopo tante stagioni tra la Serie A e B ed un paio pure in Lega Pro, l’ex giocatore dell’União São João riprende da dove spesso si comincia: dalla gavetta. Jeda non è nuovo a questo tipo di avventura, infatti il 5 agosto scorso venne annunciato come neo acquisto dell’Acqui, squadra piemontese sempre di Serie D con la quale, evidentemente, la liaison è durata poco. La domanda che sorge spontanea è: cosa spinge un atleta professionista a ripartire dalle categorie inferiori? Forse ci si rende conto di un rendimento via via in calando con l’età, facendo così di necessità virtù ed offrendo esperienza e capacità a realtà calcistiche meno difficili. Forse non è solo questo. E cosa spinge invece le società di calcio dilettantische a tesserare un giocatore che comunque percepisce un ingaggio fuori scala? Probabilmente attrarre sponsor, media, pubblico e, dulcis in fundo, puntare ad un salto di categoria avvalendosi dell’esperienza di un professionista al proprio servizio. Jeda non è l’unico caso di giocatore che dai massimi livelli ricomincia dal calcio lontano dai riflettori.

Fabio Macellari, anch’egli al Lecce e al Cagliari come Jeda, debutta in Serie C1 con la Pro Sesto, poi passa alla Fiorentina con cui vince il Torneo di Viareggio edizione 1992. A quel punto si trasferisce al Lecce con la quale in 2 anni passa dalla C1 alla A. Poi un’altalena di maglie tra la A e la B (Cagliari, Inter, Bologna, ancora Cagliari) e un rendimento via via decrescente a causa di un brutto infortunio e dei suoi problemi con la cocaina ammessi in seguito durante un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Svincolatosi dalla squadra sarda torna in Serie C1, questa volta col Pavia, ingaggiato con una clausola contrattuale particolare: in caso di chiamata da parte di una squadra di Serie B lui è libero di rescindere l’accordo. E l’offerta, puntuale, arriva: Macellari a fine 2004 viene prima annunciato come neoacquisto dal Catanzaro, ma passa alla Triestina. L’esterno sinistro però non è più quello di 10 anni prima e nell’estate 2005 torna a giocare in C1 con la Lucchese. A gennaio nuovo cambio di maglia nella stessa categoria; veste i colori della Sangiovannese e prima dell’incontro decisivo col Frosinone nei play-off non si presenta agli allenamenti, non viene convocato e ne nasce un caso con lo spettro della droga intorno e persino di una partita combinata con la sua ex squadra di Lucca. Macellari BobbieseTutto questo porta il difensore mancino a rescindere il contratto. Così nel giugno 2007 torna in Sardegna, stavolta per militare nell’Eccellenza regionale con il Villasimius. L’anno seguente passa nell’Eccellenza ligure e veste la maglia del Vado, storica formazione vincitrice di una Coppa Italia nel lontano 1922. Resta in Liguria, ma cambia ancora squadra per 2 volte: prima con la Loanesi San Francesco in Eccellenza, poi con il Finale in Promozione. Nel 2010 si accorda con una formazione di Prima Categoria piacentina, la Bobbiese, di cui diventa prima allenatore dei giovanissimi e poi della prima squadra. Nel gennaio di quest’anno viene ingaggiato dall’Amatrice, Terza Categoria laziale, dove ha il doppio ruolo di giocatore ed ancora allenatore dei giovanissimi. Infine ricompare in terra sarda con la maglia della Polisportiva C.A.S.TOR., Prima Categoria, con la quale disputa un torneo amichevole e poi se ne perdono le tracce.

Luís Airton Oliveira Barroso, brasiliano naturalizzato belga, ha 3 cose in comune col connazionale Jeda: un’esperienza con il Catania, l’aver indossato la maglia del Cagliari e poi quella della Nuorese appunto in Serie C2. Prima di approdare in Italia nei rossoblu sardi ha giocato nella Division 1 belga con l’Anderlecht, poi la Serie A, B, C1 e C2 nel Bel Paese. A quel punto il passaggio in Serie D nel Derthona, dove delizia i tifosi della squadra di Tortona con belle giocate e tanti gol. Nel 2009 torna ancora una volta in Sardegna. Perché? Per amore. Lulù infatti milita nel Muravera, Eccellenza sarda, squadra dell’omonima cittadina che ha dato i natali a sua moglie. Per il periodo conclusivo della stagione vi gioca anche nel doppio ruolo di allenatore-giocatore. Nel marzo 2012 diviene nuovamente l’allenatore della squadra sarda con cui vince Coppa Italia e Supercoppa regionali di categoria. La Lega Nazionale Dilettanti lo premia nel marzo 2013 come miglior allenatore d’Italia tra le leghe dilettantistiche. Nel luglio scorso tenta poi l’avventura sulla panchina della Pro Patria in Lega Pro, ma l’esperienza dura solo 8 giornate prima di essere esonerato.

Simone Vergassola, capitano del Siena fallito al termine della stagione scorsa, ha giocato centinaia di partite tra la Serie C1, la B e la A con le maglie di Carrarese, Torino, Sampdoria prima di vestire i colori bianconeri senesi. Dopo 10 stagioni e mezzo passate con la squadra toscana e un periodo di allenamento con la Pistoiese, ha deciso di ripartire anch’egli dalla Serie D. Con quale squadra? La Robur Siena, sorta dalle ceneri dell’A.C. Siena di Mezzaroma. Un evidente esempio di attaccamento alla maglia; un capitano che non molla la nave alla deriva.

AmeliaGiovanili

Marco Amelia, cresciuto nelle giovanili della Lupa Frascati prima e della Roma poi, ha difeso i pali di Livorno, Lecce, Parma, ancora Livorno, Palermo, Genoa e Milan dalla Serie C1 alla A passando per la B. Nel suo palmarès vanta un europeo Under 21 nel 2004, un bronzo olimpico ad Atene 2004 ed un mondiale di calcio nel 2006 pur non avendo mai giocato. Dopo essersi svincolato dai rossoneri di Milano (uno scudetto e una Supercoppa italiana in bacheca) ha deciso di ripartire da un paesino in provincia di Roma, non lontanto da casa: Rocca Priora. Divenuto presidente onorario e direttore tecnico dell’omonima società di calcio locale, il 16 novembre debutta tra i pali nella Promozione laziale, dedicandosi nel contempo alla sua accademia di calcio nello stesso comune dei Colli Albani e in quello limitrofo di Rocca di Papa. A riprova che talvolta è solo la passione per lo sport a portare atleti di alto livello a fare scelte all’apparenza incomprensibili.