La Supercoppa Italiana del Dio Danaro: quando la nostra passione vale 3 milioni di euro

La Supercoppa Italiana del Dio Danaro: quando la nostra passione vale 3 milioni di euro

Supercoppa Napoli

21:15 circa, ora italiana: Rafael Cabral, portiere del Napoli, para il rigore decisivo della lotteria a Padoin e regala alla sua squadra la vittoria della Supercoppa Italiana, al termine di una gara equilibrata tra due formazioni che hanno espresso un buon calcio e che hanno avuto nei loro campioni (Tevez e Higuain) i trascinatori di una serata che per il calcio italiano, potenzialmente, può essere indimenticabile. Peccato però che questa bella sfida tra due delle squadre più importanti del nostro Paese si sia disputata a 4000 km di distanza dallo stesso.

Pare quasi una banalità affermare quanto il calcio si sia progressivamente trasformato in un business intercontinentale. Certe logiche appaiono difficili da comprendere, ma hanno in effetti un solo comune denominatore: i soldi. E così, in vista di un Mondiale del 2022 che forse neanche si farà, il Qatar si mette alla prova ospitando la sua prima (e non temiamo ultima) edizione di Supercoppa Italiana. La scelta di Doha, sede designata per il match tra Juventus e Napoli, è tutta una questione di euro: precisamente, di 3,7 milioni a squadra tra soldi degli sceicchi (90%, l’altro 10% va alla nostra Lega Calcio) e proventi dei diritti tv targati mamma Rai. Ma Doha è solo la punta dell’iceberg, la ciliegina sulla torta di una sequela di Finali di Supercoppa Italiana giocate all’estero. E il bilancio è sempre in positivo: si è passati dai 2,4 milioni di euro a testa di Tripoli 2002 ai già citati 3,7 di quest’anno. In tempi moderni, comunque, ricercare visibilità e denaro potrebbe anche rappresentare un compromesso accettabile. Non lo è più quando, purtroppo, si specula sulla passione dei tifosi.

E’ stato veramente triste, vergognoso e riprovevole, infatti, dover assistere ad una partita sentitissima come quella tra bianconeri e partenopei (ricordiamolo, 1a e 3a forza della Serie A) in un contesto francamente ridicolo. Uno stadio di 15.000 posti nel quale i paganti saranno stati ad occhio e croce 10.000. E immaginiamo non sia stata una bella figura far vedere in tv tutti quei posti vuoti. Difficile potersela prendere con la gente del luogo, ma anche dover assistere ad uno stadio perennemente in silenzio e senza un briciolo di calore (salvo qualche rarissimo momento) ha fatto perdere gran parte della magia a questa Supercoppa Italiana, giocata in un clima assolutamente inquietante, desolante, sconcertante. E’ stato ovviamente impossibile, per tantissimi tifosi di entrambe le squadre, presenziare in Qatar per sostenere le loro compagini. E la magia che si era creata è svanita, così come i brividi, le attese, le emozioni. Se aggiungiamo anche la scelta di spostare la Supercoppa Italiana da un mese estivo ad uno invernale e un orario di diretta tv quantomeno improbabile, ne viene fuori un frittatone disgustoso e immangiabile, un duro colpo al cuore degli appassionati e un spot più che controproducente per il nostro campionato e le nostre compagini. Ma i romantici sono destinati ad essere sconfitti: i profitti ci sono, e in futuro chissà quante altre finali vedremo in posti improbabili, esotici, irraggiungibili.

Quello che doveva essere un grande spettacolo si è trasformato in un monumento allo squallore. E a ridere, come al solito, è sempre il Dio Danaro che da dominatore incontrastato muove i fili del mondo pallonaro, senza indugi né catene. Che passino in secondo piano le magie di Tevez e Higuain, quelle di Buffon e Rafael. Che si mettano da parte le urla di gioia di chi ha vinto e le teste chinate di chi ha perso. Il palcoscenico è tutto per l’egoismo, la strategia, l’entrata monetaria, l’attivo o il passivo. Perché in fondo, a chinar davvero la testa è stato proprio il nostro calcio. Un movimento bisognoso di attrattiva e appeal, destinato ormai a concedersi alla mercè del Paese dei Balocchi e dei reami esteri. E ancora una volta, inevitabilmente, a perdere davvero siamo tutti noi.

“Money, it’s a crime share it fairly, but don’t take a slice of my pie! Money, so they say is the root of all evil today”   Pink Floyd – Money

 

Claudio Agave 

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