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harry kane

QUANTO MANCAVA UNO COSì AL TOTTENHAM...Dalle parti di White Hart Lane un numero 9 come si deve lo aspettavano da tempo. Da Roman Pavljucenko ad Emmanuel Adebayor sino ad arrivare nelle ultime due stagioni a Roberto Soldado, i centravanti titolari degli Spurs negli ultimi anni avevano sempre dimostrato di possedere una caratteristica fondamentale: l’incostanza. Con l’obiettivo di porre fine alla maggiore deficienza della squadra in estate Franco Baldini, direttore tecnico degli Spurs, aveva addirittura provato a competere con l’Arsenal per assicurarsi i favori di Denny Welbeck; sfumato l’arrivo dell’ex United, accasatosi ai Gunners, molti nell’ambiente avevano assaporato l’amaro in bocca, scommettendo sul fatto che a gennaio tornare sul mercato sarebbe stato quasi d’obbligo. Non tutti i mali vengono però per nuocere perchè l’assenza in rosa di un vero bomber, e le disavventure del duo Soldado- Adebayor, hanno spinto Pochettino a dare una chance ad un giovane proveniente dal vivaio, Harry Kane, che in pochi mesi, a suon di prestazioni di livello, è diventato la punta di diamante del suo Tottenham.

DA HARRY A “HURRICANE” Già, suo. Perchè il classe ’93 tifa Spurs da una vita, è nato a poco più di 3 miglia dallo stadio del Tottenham, calcisticamente ha militato sin da piccolo nel vivavio del club e, come se non bastasse, come modello da seguire ha sempre indicato uno che dalle parti di White Hart Lane stanno ancora rimpiangendo: Teddy Sheringham. Certo, il vecchio Teddy era uno più brevilineo, più veloce, più tecnico; con l’ex 1o di Spurs e Nazionale Kane ha però due caratteristiche in comune: vede la porta e, soprattutto, si spende tantissimo per il gioco della squadra.
Kane è così, il prototipo del centravanti moderno, perfetto per il 4-2-3-1. Geniale, da questo punto di vista, è stato il manager degli Spurs, Mauricio Pochettino, il quale ha mostrato al giovane Harry, che prima di questa stagione aveva quasi sempre giocato come seconda punta, che con le sue doti avrebbe potuto sostenere l’attacco anche da solo. Il resto l’ha fatto Kane stesso, correndo, lottando, segnando e soprattutto dimostrandosi superbo nel saper creare i varchi per gli inserimenti dei trequartisti, la vera arma in più di questo Tottenham.
Dopo qualche esperienza in prestito nelle serie minori (a Leyton Orient, Milwall, Norwich e Leicester) condita da buone prestazioni ma non da exploit devastanti, è in questa prima parte di stagione 2014-15 che Kane ha dimostrato di aver trovato il suo ambiente ideale una volta tornato a casa. Da agosto sono già state 15 le reti segnate e, soprattutto, il ragazzo ha pienamente dimostrato di poter stare alla grande nel calcio che conta. L’ultima vittima, inattesa alla vigilia, è stato il Chelsea di Mourinho, spazzato via dalla prestazione del numero 18, autore di una doppietta ieri, 1 gennaio 2015. Non male come inizio dell’anno.
La prossima frontiera da conquistare sarà quella della Nazionale maggiore. Anche in questo caso, come per gli Spurs, sono parecchi anni che i supporter dei Tre Leoni aspettano uno che sappia portare il 9 sulle spalle; se Kane non si perderà ha tutte le carte in regola per colmare questo vuoto anche anche con la maglia bianca dell’Inghilterra. Del resto deve legittimare il soprannome che da un pò di tempo gli è stato cucito addosso, “the Hurricane”, l’uragano; fino a qualche mese fa sembrava si trattasse di un mero gioco di parole, negli ultimi tempi però il vento è cambiato. Gli Spurs hanno forse davvero trovato il loro tornado.

 

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