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Maurito Icardi, attaccante dell’Inter, ritrova la Juventus. E Buffon a cui ha fatto gol spesso nonostante la giovane età.

Ecco l’intervista esclusiva ai microfoni de “La Repubblica”:

Maurito, lei è un giovane uomo da record: ha 21 anni e quasi quattro figli…
“Magari è strano per voi, qui in Europa. Ma in Argentina è una cosa abbastanza normale, ah ah”.

Ai tre del precedente matrimonio di sua moglie, Wanda Nara, ora ne aggiungerete un’altra: complimenti.
“La nostra bambina nascerà tra pochi giorni, tra il 10 e il 15 gennaio. Deciderà il dottore, stiamo aspettando”.

Ma lo sa che c’è chi va fuori giri anche solo con un paio di figli per casa?
“Eh, anch’io con quattro impazzirò parecchio… Ma è bello, dai”.

Lei del resto è abituato alla precocità: il 6 gennaio del 2013, a 19 anni, segna due gol a Torino contro la Juventus. E il prossimo 6 gennaio lei sarà ancora allo Stadium.
“Una giornata da sogno. Alla fine del primo tempo la Samp è sotto 1-0, in 10 per l’espulsione di Berardi, poi arrivo io e faccio due gol nella ripresa a Buffon. È il mio battesimo nel grande calcio. Alla fine Buffon sfotte: “Mi devi ringraziare”, mi urla in zona interviste… Inizio a guadagnarmi il futuro: a fine stagione arriva il premio, cioè l’Inter”.

Lei segna alla Juve anche nel ritorno, a Marassi, poi alcuni mesi dopo, nel suo primo Inter- Juventus.
“E capisco cosa vuol dire la Juve per gli interisti. Parto in panchina, poi entro e segno. Esulto sotto la curva e mi accorgo di due cose: lo stadio che trema tutto e le facce dei tifosi stravolte dall’emozione. Bellissimo. Anche se un minuto dopo loro pareggiano”.

Fa effetto segnare a Buffon?
“Lui è un portiere “storico”. Ma io non guardo molto queste cose. I portieri sono tutti uguali”.

Difensori particolari che l’hanno fatta penare?
“Juan Jesus, in un Sampdoria-Inter: mi picchiava anche a palla lontana. Glielo ricordo ancora adesso, tutti i giorni. Gli altri? Bravi difensori”.

La sensazione, vedendola giocare, è che lei sia uno del tutto impermeabile all’ambiente esterno…
“Ah questo è sicuro. Guardate, a me di quello che sento intorno a me, di quello che la gente dice, non frega proprio niente. Vado in campo solo per fare il mio lavoro, cioè segnare. Vogliono parlare, fischiare, ululare? Parlino, fischino, ululino. Mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro. È la mia forza”.

Come quel giorno a Marassi, lo scorso aprile: tutto lo stadio contro e lei segna due gol.
“Bellissimo (ride come un pazzo, ndr). In 40mila contro di me, e più mi insultavano più mi caricavo. Sono fatto così”.

Quindi martedì allo Stadium si aspetta fischi?
“Non saprei, ma lo preferirei, sì. E se sarà tutto lo stadio, meglio ancora”.

In questi due anni lei in cosa è cambiato?
“In nulla. Però sono cresciuto calcisticamente: vuol dire saper stare in campo, intercettare i ritmi del gioco e starci dentro, abituarsi alla velocità di esecuzione per anticipare i difensori, sennò la palla non la vedi proprio. La differenza tra il calcio di serie A e quello giocato tra gli amici sta nella velocità con cui si fanno le cose”.

Mancini le chiede cose diverse da Mazzarri?
“Più o meno le stesse: lavorare per la squadra. In quello devo migliorare. Alla Samp facevo reparto da solo, poi all’Inter ho cominciato ad aspettare la palla in area. A me l’area piace, è la mia tana, mi ci sento bene, ma ora devo uscire di più, aiutare i compagni”.

La Juve è la svolta del vostro campionato?
“No, è una tappa. Se vogliamo migliorare, dobbiamo giocare di squadra le partite importanti”.

La differenza principale tra voi e la Juve?
“La mentalità vincente. Loro ce l’hanno, grazie al lavoro di Conte in questi anni. Segnano un gol e ne vogliono un altro, così vincono. Noi no: facciamo gol e ci abbassiamo, ci copriamo, così becchiamo il pareggio. Ci siamo abituati così e non va bene. Dobbiamo crescere. Alla Juve toglierei Tevez e Pirlo. Per batterli ci vorrà una grande Inter, che giochi di squadra”.

Il suo modello?
“Batistuta, da sempre. Dicono che somiglio a Vieri, ma io non ricordo bene come giocava Vieri, scusate”.

Perché lei, cresciuto nella cantera del Barcellona, non ha mai trovato spazio?
“Perché negli ultimi dieci anni il Barça non ha puntato su centravanti d’area. Anche Ibra è dovuto andar via. Ed era un Ibra al top, più giovane, mica rilassato e tranquillo com’è adesso. Per carità, anche da rilassato è sempre un grande”.

La serie A comincia a starle stretta?
“Ma no, è il campionato che mi ha lanciato e ci sto da appena due anni. Prima devo vincere qualcosa, poi parliamo del resto”.

Le manca la Champions?
“Sinceramente no, perché non l’ho mai giocata…”.

Ultima cosa: ha sofferto in estate, guardando i Mondiali senza di lei?
“La verità? Non ho guardato quasi niente. Solo le ultime dell’Argentina, perché erano importanti. Avevo da fare col matrimonio e con altre cose: ho pensato alla mia vita, mica al calcio”.

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